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Dalla silver economy ai Millennials: effetto disruption

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Giulia Schiro
Giulia Schiro

06 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • Per i consulenti sarà cruciale comprendere come dialogare con gli investitori Millennials

  • Il trend di investimento preferito dalla Generazione Y sono gli investimenti sostenibili

  • Con clienti Millennials non si può prescindere dal tema dell’educazione finanziaria, soprattutto riguardante la previdenza

Millennials vs silver age: quale tipo di investitore è oggi al centro del risparmio? Che ruolo ha la disruption? Amundi AM, Goldman Sachs AM e Allianz Global Investors hanno spiegato come affrontare il tema del passaggio generazionale della ricchezza durante Consulentia19

Negli ultimi anni si parla molto dei Millennials, i risparmiatori di domani. Le statistiche ci dicono tuttavia che oggi il centro del risparmio rimane la cosiddetta silver age, rappresentata dall’investitore tradizionale. Nel medio-lungo termine si porrà perciò il tema del passaggio generazionale della ricchezza.
Durante la conferenza tenuta nell’ambito di Consulentia19, Isabel Reuss (global head of Sri research) di Allianz Global Investors, Paolo Proli (head of retail division)di Amundi Asset Management e Matteo Buonomini (executive director) di Goldman Sachs Asset Management hanno illustrato proposte e soluzioni per affrontare una delle principali sfide per il futuro dell’industria del risparmio gestito, con una specifica attenzione alla sensibilità green dei diversi target di clientela.

Matteo Buonomini ha per prima cosa designato lo scenario di riferimento, sottolineando come il target dei Millennials (i nati fra i primi anni ottanta e la fine degli anni novanta) sia ormai alla ricerca non più di beni di proprietà, ma sia piuttosto rivolto a consumi che puntano all’esperienza, che a sua volta offre un bene inestimabile, le emozioni. Questo stravolgimento di paradigma ha quindi cambiato il modello di business, da salario medio molto alto a grossa fascia di consumatori che spendono poco, che fanno largo uso della sharing economy (BlaBlaCar per viaggiare, Spotify e concerti per ascoltare musica sono gli esempi più lampanti). Inoltre, ha spiegato Buonomini, l’86% dei Millennials ad oggi nel mondo sono negli emerging markets, dove la tipologia di sviluppo, di consumi e di approccio al lavoro è differente rispetto ai Paesi sviluppati.

Ma a parere di Isabel Reuss il binomio digitalizzazione-Millennials non è sempre positivo, ed è dunque opportuno non dimenticare i rischi. Il rovescio della medaglia è che spesso i social media portano a confondere le opinioni coi fatti, rendendo i Millennials frammentati e polarizzati. Se si analizza il target di riferimento da questa prospettiva, si potrà notare che la digitalizzazione porta sì alla comunicazione, a maggior conoscenza su tanti argomenti, ma porta l’utente medio a minor capacità di discernimento e lo espone al rischio che i suoi dati vengano utilizzati in modo scorretto.
Il progresso tecnologico ha però offerto anche vantaggi, tra cui portare alla ribalta, nel tramite dei Millennials, il tema del work-life balance.

Paolo Proli è passato poi ad affrontare il cuore della sfida che si para di fronte all’industria della gestione del risparmio conseguentemente a questo cambio di scenario: il passaggio generazionale.
Basti pensare che da qui al 2030 solo in Italia 6 milioni di famiglie avranno un impatto successorio da gestire. Secondo Proli è opportuno guardare a queste nuove generazioni non solo come opportunità di investimento, ma sarà cruciale comprendere come dialogare con loro, pianificare la gestione finanziaria, fiscale e successoria dell’intero patrimonio trasferito in base ai bisogni del “nuovo” cliente e capire la sua tolleranza al rischio e capacità di perdita.
Il rischio più grosso sotto questo aspetto, e dunque la sfida più grande per il futuro della consulenza finanziaria e il terreno su cui dimostrare maggiormente il valore aggiunto della professione, ha sottolineato Reuss, è proprio trovarsi di fronte un cliente “disinformato”.
La fotografia dell’investitore Millennial delinea inoltre profili ottimisti, con propensione al rischio più alta e un orizzonte temporale più lungo negli investimenti.

Un punto a favore della categoria Millennials è però la grande attenzione di questo target al tema della sostenibilità, confermato dal fatto che il trend di investimento preferito dalla Generazione Y sono proprio gli investimenti sostenibili (l’utilizzo dei criteri Esg impatta per il 60% sulle decisioni di investimento dei Millennials e per il 30% su quelle dei Baby Boomers).
Secondo Buonomini gli asset manager devono individuare i “nuovi” (esperienza invece di proprietà, emozioni invece di possesso fisico del bene) trend di consumo e investire in quelle aziende che possono cavalcarli.

Come invogliare dunque i Millennials al passaggio generazionale e alla “cura” del patrimonio ereditato?
A parere di Proli il punto di partenza è la disruption, che ha origine dall’innovazione tecnologica e dal cambiamento dei bisogni personali e delle abitudini di consumo: “Bisogna modificare il linguaggio con cui parlare al cliente, trovare nuove emozioni e tecnologie. Ad esempio i fondi tematici e sostenibili sono molto graditi dai Millennials”, ha affermato l’head of retail division di Amundi Asset Management. Spazio quindi nei portafogli a quelle aziende che investono nelle automobili a guida autonoma, nelle energie rinnovabili, nelle stampanti 3D, a discapito dell’allocazione tradizionale tra asset class e geografica.

Infine, considerando anche che i Millennials si attendono un rendimento molto alto dai propri investimenti, per veicolare questi temi e la pazienza necessaria ad ottenere vantaggi consistenti negli investimenti, non si può prescindere dal tema dell’educazione finanziaria, soprattutto riguardante la previdenza.

Giulia Schiro
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