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Consulenti e bancari: figure a confronto

Consulenti e bancari: figure a confronto

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Giovanni Pesce
Giovanni Pesce

15 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Non tutti i professionisti sono uguali. Affinché la consulenza possa fare un salto qualitativo e quantitativo nell’industria del risparmio è necessario tenere bene a mente questa realtà dei fatti

Recentemente mi è capitato di leggere alcuni articoli, a volte anche critici, sul tema della consulenza. Uno in particolare riguardava la lettera sulla rendicontazione trasparente che reti e case prodotto dovranno inviare ai clienti nelle prossime settimane, e che molti temono sarà fonte di dispute e di discussioni.

In primis mi vien da dire che eventuali scoperte di costi occulti non potranno certo essere imputabili ai singoli consulenti, che sui prezzi hanno poca voce in capitolo, quanto alle case produttrici e distributrici. In secondo luogo, credo sia utile precisare alcuni aspetti sul ruolo del consulente.

Nella filiale della banca presso la quale ho il mio conto personale, e presso la quale più di dieci anni fa ho lavorato come dirigente, è esposto un avviso che comunica ai clienti che d’ora in poi gli sportelli opereranno come cassa solo nelle ore del mattino, mentre al pomeriggio la filiale effettuerà solo attività di consulenza.
Conoscendo le mansioni solitamente svolte dai miei ex colleghi, ho chiesto a un cassiere che tipo di consulenza sarebbe stata erogata e, soprattutto, da chi. Sorridendo mi ha spiegato che anche lui dovrà abituarsi a rispondere alle domande dei clienti, che probabilmente avranno bisogno di informazioni e consigli su come utilizzare i diversi prodotti e servizi che il brand mette loro a disposizione. Ha aggiunto anche di ritenere estremamente limitata, e soprattutto poco approfondita, la propria competenza in merito.

Mi chiedo: ma è questa la consulenza che farà fare un salto qualitativo e quantitativo all’industria del risparmio, gestito o amministrato? E poi: è questa la consulenza per la quale Esma, Consob, Mifid, Tuf, e chi più ne ha più ne metta dall’introduzione della Mifid (2007) a oggi, hanno prodotto direttive, norme, interpretazioni e opinioni?

Anche se forse sono state proprio queste autorità a sancire di fatto l’esistenza, e la coesistenza in parallelo, di almeno quattro figure che come pianetini orbitano intorno al pianeta consulenza.
Ci sono i consulenti che potranno solo dare informazioni generiche, limitandosi al più a consegnare documenti informativi e illustrativi.
Ci sono poi i consulenti che potranno assistere il cliente, e che oltre alla consegna dei documenti potranno fornire analisi e opinioni suffragate da dati e commenti, anche se potranno farlo solo se seguiti da un “tutor”, cioè da un consulente esperto abilitato ad espletare tale funzione.
Il terzo livello è composto da quei consulenti che potranno svolgere il medesimo compito senza l’assistenza del “tutor”, in quanto ritenuti comprovatamene capaci e abilitati quindi a svolgere tale “mestiere”.
Buon ultimo, il quarto pianeta è composto dai “tutor” che secondo i dettami di ESMA assistono i colleghi meno capaci predisponendone il percorso formativo e quindi abilitativo alla professione in autonomia.

Mi pare evidente che solo una struttura così organizzata, diretta e controllata dagli appositi organismi di governance potrà fregiarsi della denominazione corretta del titolo di consulenza e solo in un ambiente cosi organizzato si potrà parlare di consulenti.

Il discorso cambia quando, uscendo dalle mura di una banca, parliamo di coloro che oggi si fanno chiamare “consulenti” e che fino all’altro ieri erano noti come “promotori”. Queste figure professionali, la cui denominazione completa recita “consulenti abilitati all’offerta fuori sede”, svolgono il mestiere avendo prima di tutto ottenuto l’abilitazione professionale sulla base di una severa valutazione delle competenze e delle conoscenze. Inoltre, svolgono solo quel mestiere, ne conoscono i ferri e le metodiche e ne fanno costante campo di applicazione ed esperienza.
Gli altri operatori saranno sicuramente bravi, professionali e motivati, però… tutte le professionalità vanno rispettate.

 

Giovanni Pesce
Giovanni Pesce
Giovanni Pesce è amministratore delegato di Fugen Private Sim, manager dalla lunga esperienza nei settori dell’asset management e private banking, si occupa anche di formazione, presso l’Università della Terza età “Card Giovanni Colombo” e presso Iside – Istituto internazionale di documentazione economica, su Mifid – Idd, gestioni e fondi. È infine consulente in Area finanza e Mifid presso il Credito Valtellinese.
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo.

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