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Fondi a commissioni negative: solo una strategia di marketing?

Fondi a commissioni negative: solo una strategia di marketing?

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Livia Caivano
Livia Caivano

14 Maggio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Lo scorso agosto Fidelity Investments ha lanciato sul mercato americano due Index Fund a costo zero

  • Salt Financial lancia ora negli Stati Uniti un Etf con il TER di 5 punti base

Fidelity Investments ha aperto la strada con i prodotti a zero fee quasi un anno fa. Ora Salt Financial, un piccolo asset manager americano, rilancia con un fondo che paga ai clienti 5 dollari ogni 10 mila investiti. Sara Silano (Morningstar) spiega a We Wealth perchè

La partita degli asset manager si gioca sempre più sul tema dei costi, in una corsa al ribasso che oggi cerca la sua destinazione finale nelle commissioni negative. Da una parte una normativa internazionale che chiede trasparenza nella gestione dei risparmi, dall’altra la gestione passiva, che grazie alle sue basse spese di gestione ha potuto abbassare il costo dei servizi fino quasi ad azzerarlo. La sfida zero fee entra nel vivo “lo scorso agosto, quando Fidelity Investments ha lanciato sul mercato americano due Index Fund ‘a costo zero’ per gli investitori”, chiarisce Sara Silano, responsabile editoriale di Morningstar. Oggi un piccolo asset manager americano, Salt Financial, infiamma la competizione lanciando sul mercato un Etf che per ogni 10mila dollari investiti paga al cliente 5 dollari. E’ questo il primo passo dell’asset mangement verso il terzo settore oppure, semplicemente, una strategia di marketing?

“Sul mercato americano il tema dei costi è ancora più sentito che su quello europeo, la concorrenza è agguerrita. Non è un caso che sia stata Fidelity Investments a lanciare per la prima volta questi fondi zero fee”, prosegue Silano. Perchè? “La società di gestione ha una posizione unica nell’industria, è un grande player sia nella gestione attiva che passiva. Allo stesso tempo fornisce svariati servizi ai suoi clienti”. L’unione di questi due fattori porta a Fidelity Investments, secondo l’analisi di Morningstar, margini tali per cui l’annullamento delle commissioni viene comunque ammortizzato.

Ma un discorso simile può valere anche per una piccola boutique come Salt Financial? O per colossi del settore, ma specializzati solo nella gestione passiva, come Vanguard? “Le società possono fare sconti per attrarre nuovi clienti, ma poi proporre altri prodotti, più costosi, una volta che questi sono fidelizzati – prosegue Sara Silano – C’è un trend di discesa dei costi, e non è da condannare, ma attenzione perchè costo zero non vuol dire rischio zero, o no profit”. Se il margine non si fa con le fee dei clienti, da dove può arrivare? “Un modo, ad esempio, potrebbe essere guadagnare dal prestito titoli. Io faccio margine, l’investitore è felice perchè paga zero fee, ma con questa operazione l’investitore si assume anche un rischio insito nell’operazione”. Va capito fino in fondo dove recupera il margine la società che rinuncia alle commissioni. “Non pensiamo che il discorso zero o negative fee sia un pasto gratuito per gli investitori, perchè l’azienda deve guadagnare. Se lo fa è perchè da un’altra parte può compensarlo”.

Nel caso di Salt Financial la risposta potrebbe stare nella sopravvivenza stessa del fondo. Il prodotto, con una spesa operativa dello 0,29%, propone una “iniziale rinuncia”alle commissioni per lo 0,34%, rinunciando in pratica alle fee sul fondo – contribuendo per lo 0,05%, fino al raggiungimento dei 100 milioni di masse. Il sacrificio è quindi a tempo determinato, le commissioni rimarranno negative finchè l’Etf non raggiungerà la stabilità economica che (forse) gli garantirà la sopravvivenza. Una strada è stata aperta e le commissioni sono forse destinate a diventare solo uno strumento per raggiungere un altro fine.

Livia Caivano
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