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Cf e coronavirus, ha ancora senso la pianificazione finanziaria?

Cf e coronavirus, ha ancora senso la pianificazione finanziaria?

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Maddalena Liccione
Maddalena Liccione

16 Giugno 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Siamo in una situazione in cui i bisogni cambiano di giorno in giorno

  • Secondo un recente sondaggio quasi due terzi (il 65%) degli italiani si sono pentiti delle decisioni di pianificazione finanziaria fatte prima che la crisi colpisse

  • Qual è il valore aggiunto della consulenza, soprattutto quella delle reti?

In una situazione come quella attuale in cui con l’arrivo del covid-19 nel giro di poche settimane tutto è cambiato e l’incertezza regna sovrana, sviluppare un piano finanziario, e rimanere fedeli a esso, è davvero il modo migliore per gli investitori di raggiungere i loro obiettivi a lungo termine?

Mia figlia tra 10 anni andrà all’università, io vado in pensione tra 20, voglio cambiare la macchina tra due e vorrei comprare una casa al mare. Come faccio il portafoglio? Vado dal consulente finanziario (cf) che scientificamente me ne crea uno. “Al giorno d’oggi non ha più senso fare una pianificazione finanziaria di questo tipo – riflette Davide Bulgarelli, presidente di Siat –  “All’improvviso arriva il covid e non sai neanche se fra un mese avrai ancora il lavoro, figurati se puoi permetterti di stare a ragionare su cosa farai quando andrai in pensione tra 20 anni! Non sai neanche minimamente cosa vorrà fare tua figlia tra 10 anni, in quale università vorrà studiare o se deciderà di andare all’estero. Le case e gli immobili poi non hanno più la stabilità e la capacità di rendimento che avevano una volta. Pensiamo, ad esempio, a Milano che sembrava destinata a essere un unico grande Arb&b, ma con il Covid è saltato tutto, non sono arrivati più turisti a cui affittare le case”.

Come si fa a fare una pianificazione di lungo periodo mentre siamo in una situazione in cui i bisogni dei risparmiatori cambiano di giorno in giorno?”. Tra i tanti cambiamenti che il coronavirus ha provocato negli italiani, c’è anche quello che riguarda la pianificazione finanziaria. Secondo un sondaggio condotto da Columbia Threadneedle Investments, quasi due terzi (il 65%) degli italiani si sono pentiti delle decisioni di pianificazione finanziaria fatte prima che la crisi colpisse. I più giovani sono più propensi a rivedere le precedenti decisioni, ben il 78% tra i 25-34 anni. Ma neppure gli over 65 sono immuni al pentimento, con un 48% che ritiene che avrebbe potuto agire diversamente.

L’imprevedibile andamento dei mercati

In questa pandemia, i mercati finanziari hanno dato un prezzo al panico. Non c’è stato un giorno simile al 12 marzo dal black monday dell’ottobre 1987, che rimarrà negli annali come uno dei giorni peggiori nella storia dei mercati. L’indice S&P 500, il più popolare negli Stati Uniti tra gli investitori professionali, è sceso del 10% in quella data. Le azioni europee nello stesso giorno hanno avuto la peggiore evoluzione della loro intera storia. Coloro che hanno una visione a lungo termine sanno che i mercati correggono, non regolarmente, ma in modo ricorrente.

“E poiché nessuno può predire il mercato (chi può dire come andranno i mercati da qui ai prossimi 20 anni?), sviluppare un piano finanziario e rimanere fedele a esso, con contributi regolari nel tempo, è davvero il modo migliore per gli investitori di raggiungere i propri obiettivi a lungo termine? E La consulenza, sopratutto quella delle reti, in cosa dovrebbe remunerarsi? – si chiede Bulgarelli – Gli investitori, in questo 2020 con grandi movimenti di mercato ma pochi movimenti di portafoglio, sono rimasti sostanzialmente abbastanza stabili sui loro pattern.  Qual è stato il motivo? Perché i movimenti sono stati così repentini che non si è avuto il tempo di farsi prendere dal panico (perché l’attenzione era posta più sulla malattia che sui portafogli) o perchè i risparmiatori sono maturati? Erano tutti distratti a guardare Netflix”, scherza l’esperto. Dopo la bufera sui mercati scatenata dalla pandemia, un italiano su tre (il 31%) ritiene di non avere un piano finanziario adeguato, mentre circa uno su nove (11%) di avere un orizzonte temporale troppo di breve termine. Un aspetto positivo è che molti sembrano aver imparato dai propri errori: il 40% degli investitori italiani vuole investire con maggiore diversificazione in futuro, il 42% darà maggior valore e spazio alla consulenza finanziaria, il 51% sta identificando nuove opportunità di investimento.

L’importanza della consulenza

È proprio in questo scenario che i consulenti sono infatti indispensabili per supportare l’investitore retail nel correggere possibili bias comportamentali errati, nell’individuare specifici obiettivi finanziari e nello scegliere il miglior approccio per raggiungerli.

Ma come va remunerata la consulenza? Qual è il suo valore aggiunto? “È questo il problema che mi sono posto sempre io come gestore di secondo livello. Un fund selector, per cosa è valutato? Se rimani ancorato sempre alle tue scelte, se non cambi mai niente, se non cerchi dei gestori nuovi, non capisco perchè dovrei pagarti. Stesso discorso vale per la consulenza quando ti propone sempre lo stesso portafoglio per anni”, si chiede ancora il manager.  Che poi conclude dicendo: “È proprio in un contesto come l’attuale con elevata volatilità che si evidenza maggiormente il valore aggiunto della gestione attiva di portafoglio”.

Maddalena Liccione
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