PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Buon compleanno etf! Resiliente e liquido, batte il covid

Buon compleanno etf! Resiliente e liquido, batte il covid

Salva
Salva
Condividi
Teresa Scarale
Teresa Scarale

12 Novembre 2020
Tempo di lettura: 5 min
Tempo di lettura: 5 min
Salva
  • La pandemia ha spinto nei primi nove mesi del 2020 la raccolta globale di Etf a oltre 488 miliardi di euro: un incremento del 40% rispetto all’anno scorso. Nel 2000 contavano solo 80 miliardi

  • All’inizio gli etf erano in competizione con gli strumenti tradizionali. Poi l’industria ha capito di poter integrare queste due strategie, l’importanza di costruire portafogli sia con strumenti passivi che attivi

  • In Europa, vi sono 1100 miliardi di dollari di etf ucits, fiscalmente convenienti. In tal modo, diventano veicolo privilegiato anche per gli investitori asiatici e sudamericani, a differenza dei prodotti indicizzati Usa

Nell’anno del covid gli etf hanno festeggiato il compleanno dei 30 anni. Per essere precisi: 30 in Canada, 27 negli Usa, 20 in Europa. Nato per esigenze di trasparenza e contenimento dei costi, quello degli exchange traded fund è un mondo sempre più importante per gli investitori. E che ha performato incredibilmente bene nelle maglie della crisi pandemica

Una crescita esponenziale

Nell’anno del covid gli etf hanno compiuto 30 anni. Per essere precisi: 30 in Canada, 27 negli Usa, 20 in Europa. Nato per esigenze di trasparenza e contenimento dei costi, quello degli exchange traded fund – fondi regolamentati, quotati e scambiati in borsa – è un mondo sempre più importante per gli investitori.

La pandemia ha spinto nei primi nove mesi del 2020 la raccolta globale di Etf a oltre 488 miliardi di euro: un incremento del 40% rispetto all’anno scorso. 16 mesi di crescita non stop. Valore che ha portato le masse globali a 6.880 miliardi di dollari, fino ad arrivare a un picco di oltre 7000 miliardi, poi ridisceso a causa dei ribassi azionari. 59 sono i Paesi in cui si quotano etf. Quanto spazio dunque c’è ancora per gli exchange traded fund? Quali sono i fattori chiave che ne guideranno crescita? Quale sarà il loro ruolo in portafoglio? Quale il rapporto con le gestioni attive? Quale l’evoluzione per il nostro mercato?

Il mercato e i trend degli Etf

Nel 2000 gli etf contavano solo 80 miliardi di dollari nel mondo, oggi siamo ben oltre i 6000 miliardi”, ricorda Lorenzo Alfieri, vicepresidente di Assogestioni in apertura della conferenza La gestione passiva alla sfida dell’evoluzione futura del ciclo Revolution di Assogestioni e Focus Risparmio. Una crescita che nei prossimi anni non potrà proseguire a questi ritmi. L’etf ha il pregio di sapersi adeguare all’evoluzione dell’industria e del mercato. Si pensi ai criteri esg e agli investimenti tematici, agli etf attivi, agli smart beta.

All’inizio gli etf erano in competizione con gli strumenti tradizionali. Poi l’industria ha capito di poter integrare queste due strategie, l’importanza di costruire portafogli sia con strumenti passivi che attivi. In Europa, i trend che trainano la raccolta, sono gli esg e i tematici. Dentro la struttura del mercato, gli etf sono degli amplificatori della volatilità: quando si vende questo prodotto, si vende tutto il sottostante. Nonostante questo, gli etf 2020 hanno superato brillantemente la prova del terremoto borsistico di marzo. Il prodotto ha beneficiato della sua pronta liquidabilità e può considerarsi promosso.

Super etf nell’anno del covid

Secondo Debora Fuhr, Managing Partner & Founder of Etfgi, gli etf hanno avuto un ruolo importante nei portafogli che hanno attraversato la fase pandemica. Sono l’unico prodotto di investimento veramente democratico. Gli utilizzano tutti, dagli asset manager ai retailer. Sono l’unico prodotto disponibile a tutti, con la stessa quota di investimento minima. Ora ci sono più emittenti, c’è più scelta. Agli etf sono occorsi 18 anni per raggiungere i 1000 miliardi di massa, ai fondi comuni 66 anni, rivela l’esperta. A fare il successo dei prodotti indicizzati sono stati anche i megatrend come digitalizzazione, disruptive technology e transizione demografica. Ma – almeno in Europa – soprattutto la regolamentazione, che ne ha incoraggiato l’adozione da parte di tutti gli operatori.

Un aspetto interessante emerge relativamente all’uso dei robo-advisor (fra l’altro, l’età media di chi se ne avvale è 47 anni). Coerentemente con quanto affermano gli esperti italiani, emerge che un robo advisor si usa per famigliarizzare con l’asset allocation. E visto che questi strumenti lavorano spesso con gli etf, si impara ad avere dimestichezza anche con essi. Di solito, quanto si guadagna e quanto si risparmia sono argomenti tabù. Quindi è meglio imparare con i bot. Per la decisone di allocazione vera e propria si ricorre al consulente in carne e ossa. L’approccio ibrido è quello ideale.

Indice batte gestione attiva?

In Europa, vi sono 1100 miliardi di dollari di etf ucits, fiscalmente convenienti. In tal modo, diventano veicolo privilegiato anche per gli investitori asiatici e sudamericani, a differenza dei prodotti indicizzati Usa, sottoposti a un trattamento fiscale più pesante (gli Stati Uniti sono comunque la piazza dominante a livello globale). Borsa italiana è una piazza molto importante per gli investitori retail. In Europa si preferiscono i prodotti a reddito fisso, nel resto del mondo c’è una maggiore canalizzazione verso l’azionario. Metà degli investitori in etf, sono istituzionali.

Il covid ha introdotto sul mercato una forte selettività e gli etf non sono la panacea degli investimenti. Sono un complemento. Secondo l’esperta, gli indici a tendere avranno raccolte nette sempre più significative grazie alla particolare caratteristica del prodotto di sapersi adattare alle evoluzioni del mercato. Infine, una raccomandazione. Non chiamateli prodotti a gestione passiva, ma indicizzati: sono in grado di generare alpha. E spesso lo fanno molto più agevolmente della gestione attiva.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU:Risparmio GestitoETF