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Btp, rendimenti ai minimi storici e spread in picchiata

Btp, rendimenti ai minimi storici e spread in picchiata

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

13 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il 13/10/2020 il Tesoro ha collocato 7,5 miliardi di euro di nuovi Btp a gennaio 2024, al 2027 e al 2050. Il rendimento del primo si è attestato al -0,14%, del secondo allo 0,34% e del terzo all’1,48%

  • S&P Global Ratings dovrebbe rivedere il rating dell’Italia il 23 ottobre, seguita da Moody’s Investors Service il 6 novembre e da Fitch Ratings il 4 dicembre

  • “In questo momento è da segnalare la performance dei titoli italiani ultra lunghi, dai 20 anni in su. Stiamo sbaragliando ogni tipo di record”

  • “Il progetto degli eurobond non rappresenta adesso un fattore fortemente impattante per un mercato che gode al momento di un ottimo livello di liquidità”. L’aspetto da guardare con attenzione è un altro: quello dei green bond. “Si prevede che la Commissione europea sarà il più grande emittente di titoli verdi al mondo”

Le ultime settimane del mercato obbligazionario sovrano danno spread Btp-bund in chiusura e rendimenti ben sotto l’1%. Intanto, il Tesoro colloca con successo un’altra emissione di buoni del tesoro pluriennali. E si sta per aprire la stagione dei rating: il primo sarà quello di S&P

I bond sovrani dell’Italia segnano nuovi record storici, con rendimenti in caduta (buone notizie per l’indebitamento dello Stato) e differenziale di rendimento con le obbligazioni tedesche in assottigliamento a 122 punti base. “Tutta la curva italiana è in questo momento ai minimi storici per quanto riguarda il rendimento assoluto”, conferma Giacomo Alessi di Marzotto Sim, e “lo spread Btp-bund si sta riducendo anche per effetto delle elezioni regionali”. Il 13/10/2020 il Tesoro ha collocato 7,5 miliardi di euro di nuovi Btp a gennaio 2024, al 2027 e al 2050. Il rendimento del primo si è attestato al -0,14%, del secondo allo 0,34% e del terzo all’1,48%.

S&P Global Ratings dovrebbe rivedere il rating dell’Italia il 23 ottobre, seguita da Moody’s Investors Service il 6 novembre e da Fitch Ratings il 4 dicembre. “È possibile – ma non è detto – che S&P abbassi di un notch il suo rating”, prosegue Alessi. Un abbassamento “dovuto alle metriche”, più che altro, “al rapporto debito/pil oltre il 150%. Una soglia psicologica”.

E la mutualizzazione europea del debito? “Per la prima volta la Commissione europea emetterà debito a proprio nome. Le agenzie di rating però devono valutare on a stand alone basis, su base autonoma i singoli paesi. È anche vero che in questo frangente tutti sono molto comprensivi, e non è detto che non lo siano anche le grandi agenzie di rating”. Bisogna considerare che congiuntamente il basso livello dei rendimenti dei Btp, il sostegno Bce (Pepp) e il recovery fund sono fattori a sostegno del nostro rating. Il rating attuale dell’Italia di S&P è ‘BBB’ con outlook negativo.

“In questo momento però è da segnalare la performance dei titoli italiani ultra lunghi, dai 20 anni in su. Stiamo sbaragliando ogni tipo di record. Il Btp trentennale rende all’1,52%. Il 2067 invece rende l’1,76%”. Si tratta di rendimenti che incorporano l’attesa, le prospettive di inflazione. “Il fatto che il Btp 2067 renda solo l’1,76% vuol dire che veramente l’Italia può indebitarsi a bassissimo costo. Bisogna considerare infatti che la durata media ponderata del debito pubblico italiano è di sette anni. Sulla scadenza settennale il rendimento del Btp è 0,37%. Prospetticamente, se non ci fossero perturbazioni, il costo dell’interesse sul debito pubblico italiano resterebbe dello 0,37%”.

E l’emissione comune di bond europei? “Il progetto dei 750 miliardi scadenzati su un periodo abbastanza lungo non rappresenta adesso un fattore fortemente impattante per un mercato che gode al momento di un ottimo livello di liquidità”. L’aspetto da guardare con attenzione, secondo Alessi, è un altro: quello dei green bond. “Si prevede che la Commissione europea sarà il più grande emittente di titoli verdi al mondo”. Una notizia positiva, nel giorno in cui il Fondo monetario – pur dichiarando che la crisi pandemica è meno grave del previsto – ammonisce che la ripresa sarà lunga, incerta e non priva di battute di arresto.

Intanto, l’indice Zew relativo alle attese economiche in Germania si è attestato a 56,1 punti a ottobre, rispetto ai 77,4 di settembre. Un risultato decisamente deludente per il consenso degli economisti che invece si attendevano un valore di 70 punti.

Teresa Scarale
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caporedattore
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