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Allarme fondi di investimento per gli npl in arrivo

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

16 Novembre 2020
Tempo di lettura: 2 min
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I fondi investimento hanno continuato ad aumentare la loro esposizione al credito, e adesso, con la bomba npl in arrivo, è allarme. Ad esprimere la sua preoccupazione, il numero due della Banca centrale europea. Che sia la strada per l’Unione bancaria?

«Oltre tre quarti delle obbligazioni acquistate dai fondi dopo marzo 2020 hanno un rating BBB o inferiore»: a lanciare l’allarme è Luis de Guindos, vicepresidente della Banca centrale europea. I fondi di investimento hanno continuato ad aumentare la loro esposizione al rischio di credito pur in presenza di deterioramento, prosegue l’economista. Queste li rende «vulnerabili» alle probabili richieste di rimborso in caso di «nuove tensioni sui mercati finanziari».

La prospettica pone le banche nella necessità di utilizzare «le riserve di capitale disponibili per assorbire le perdite». Ma le debolezze del sistema bancario europeo non dipendono dalla crisi covid. Erano presenti già precedentemente, ereditate dalle scorse crisi. Le banche europee presentavano una redditività molto bassa già prima, a causa di «una diversificazione dei ricavi limitata» e di costi troppo elevati. L’ulteriore caldo della redditività in fase covid è dovuto non solo ai maggiori accantonamenti per perdite su crediti, ma anche alla minore capacità di generare reddito a causa dei sottili margini di interesse. Ora però la questione è diventata urgente: è in arrivo la bomba npl.

Massa npl in arrivo, tremano i fondi di investimento?

De Guindos in un certo senso dice che il sistema del risparmio gestito ha ancora un po’ di tempo, perché «di solito c’è ritardo tra la contrazione dell’attività economica e la formazione di nuovi npl». I governi inoltre intervengono con moratorie e garanzie pubbliche (in Italia, la gacs, che ha funzionato bene). Tuttavia ci si attende che il problema dei crediti deteriorati possa «iniziare a materializzarsi nel corso del prossimo anno». Il numero due della Bce lamenta che «gli accantonamenti potrebbero essere ancora inferiori alle esigenze suggerite dai fondamentali». Ma, come abbiamo visto, si pone un serio problema di liquidità per l’economia reale. Secondo le previsioni della Bce le perdite su crediti continueranno ad aumentare, per poi esplodere «entro la metà del 2022». In ogni caso, «la redditività non tornerà ai livelli pre-coronavirus prima del 2022».

Poi De Guindos suggerisce che una via per aumentare l’efficienza dei costi bancari è quella del consolidamento tramite fusioni e acquisizioni. «Un’altra potenziale strada per ridurre l’eccesso di capacità [le troppe banche, con una moltiplicazione dei costi, ndr] del settore». Dunque, «le fusioni nazionali in alcuni paesi sono un segnale incoraggiante». In Italia, Intesa e Ubi possono brindare. Sarà la volta di Bpm e Bper?

Ad ogni modo, il vice di Christine Lagarde sembra aprire ad «azioni a livello europeo [la bad bank?,ndr] per rendere i mercati secondari degli npl più efficienti e trasparenti», appellandosi poi a migliori pratiche per i sistemi di cartolarizzazione pubblica, nonché a nuove modalità per «raccogliere capitali per le imprese». In Italia abbiamo i pir, sia nella versione tradizionale che evoluta.

Purtroppo, l’unione bancaria, «rimane incompiuta». Bisognerebbe anche «facilitare il flusso di capitali e liquidità all’interno dei gruppi bancari, con adeguate garanzie di stabilità finanziaria, istituendo il terzo pilastro dell’unione bancaria: il sistema europeo di assicurazione dei depositi».

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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