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Fondi: una seconda vita per gli Eltif? Il bilancio a oggi

Fondi: una seconda vita per gli Eltif? Il bilancio a oggi

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

20 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Ad oggi il mercato degli Eltif non ha ancora riscosso il successo previsto, sia a livello italiano che europeo. Secondo quanto risulta a We Wealth, ad oggi ammontano a 9 gli Eltif lanciati/commercializzati sul mercato italiano (di cui 4 di diritto italiano) mentre 4 sono in rampa di lancio

  • La Commissione Europea ha recentemente indetto una pubblica consultazione per la modifica del Regolamento Ue 2015/760 sugli Eltif, allo scopo di rendere questi strumenti più appetibili e aumentarne la diffusione

  • Ecco alcuni dei punti emersi nel corso della web conference organizzata da Aifi: “Eltif e imprese non quotate – Il risparmio privato a sostegno dell’economia reale”

Nonostante le premesse, gli Eltif non sono ancora decollati. Nel corso di una conferenza virtuale organizzata da Aifi, istituzioni e operatori si sono confrontati per fare un punto sul mercato e i suoi sviluppi futuri

A dispetto del suo ruolo cruciale, l’Eltif “non è ancora uno strumento ben avviato, non solo in Italia ma anche a livello comunitario”. Lo ha evidenziato il responsabile dell’ufficio Vigilanza sgr e oicr della Consob Andrea Turi nel corso della conferenza digitale “Eltif e imprese non quotate – Il risparmio privato a sostegno dell’economia reale”. L’evento virtuale organizzato da Aifi, l’associazione italiana del private equity, venture capital e private deb,t ha visto la partecipazione di istituzioni e operatori del mercato, con l’obiettivo di fare un punto sul mercato degli Eltif, delineandone scenari e prospettive.

 

Introdotti dal regolamento Ue 760 nel 2015, gli Eltif (acronimo di European long term investment fund) sono fondi chiusi a lungo termine che permettono di investire sulle piccole imprese con un’ottica di lungo periodo. Questi strumenti dotati di un “passaporto europeo” e con un taglio minimo di investimento alla portata del segmento retail (10 mila euro), godono di importanti vantaggi fiscali e hanno l’obiettivo di avvicinare il risparmio privato al mondo del private equity e quindi all’economia reale, verso quelle imprese di piccole e medie dimensioni che hanno maggiori difficoltà nell’ottenere finanziamenti. In particolare, rispetto ai tradizionali Pir (piani individuali di risparmio) gli Eltif allargano il raggio degli investimenti alle imprese non quotate, ovvero il 95% delle imprese italiane.

Nel corso della web conference, Turi ha precisato che, grazie ai nuovi incentivi fiscali (contenuti nel Decreto Rilancio di maggio n. 34 e nel decreto legge di agosto n. 104, ndr), l’Eltif sta avendo “una seconda vita, anzi forse una prima vita”.
Nonostante le forti aspettative, questi strumenti non hanno infatti riscosso il successo desiderato, con ancora poche le iniziative sul mercato. Secondo quanto risulta a We Wealth, ad oggi ammontano a 9 gli Eltif lanciati/commercializzati sul mercato italiano (di cui 4 di diritto italiano) mentre 4 sono in rampa di lancio, tra cui “Equita Smart Capital”, l’Eltif di Equita Capital sgr focalizzato sul private equity. Proprio nel corso della web conference, Rossano Rufini, managing partner di Equita Capital sgr ha annunciato che il fondo avrà un target di 140 milioni di euro.

Come ricordato da Turi nel corso della tavola rotonda, lunedì la Commissione europea ha indetto una pubblica consultazione per la modifica del Regolamento Ue 2015/760 sugli Eltif, allo scopo di rendere questi strumenti più appetibili e aumentarne la diffusione. A detta di Antonella Massari, segretario generale dell’Aipb, per far decollare il mercato degli Eltif, sarebbero necessari alcuni aggiustamenti nel regolamento che presenta molti di forza ma anche alcuni punti di debolezza (lato distribuzione e fruizione, ndr) oltre che un approccio a 360 gradi dal punto di vista fiscale che coinvolga non solo gli investitori ma anche le aziende. Nel corso del suo intervento, Massari ha poi rimarcato il ruolo chiave del private banking, come “attore fondamentale” per lo sviluppo del mercato degli Eltif, uno strumento “pensato anche per una clientela non professionale e, per la natura dei sottostanti e la durata media del prodotto, adatto a quegli investitori che decidono di avere una parte del loro portafoglio investita nel lungo periodo e con un tasso di liquidità contenuto”. Dopo anni di rendimenti nulli o negativi anche sugli strumenti governativi,  prosegue Massari, il cliente al dettaglio ha iniziato a volgere lo sguardo verso strumenti più rischiosi, a patto di avere una performance migliore, e, più recentemente, anche verso strumenti decorrelati con l’andamento del mercato, tanto che “prima dello scoppio della pandemia, avevamo l’evidenza che questi investitori fossero disposti a tenere una media del 12% del loro portafoglio in investimenti con una durata anche superiore ai 10 anni di fronte a rendimenti più alti o agevolazioni fiscali”.  Il segretario generale dell’Aipb ha poi sottolineato l’importanza della figura del consulente nel segnalare e far comprendere al cliente private uno strumento nuovo e allo stesso tempo complesso e rischioso come gli Eltif, garantendone l’adeguatezza rispetto all’investimento.

Virginia Bizzarri
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