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Pir, torna la magia: performance dal 25 al 52%

Pir, torna la magia: performance dal 25 al 52%

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

09 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • I migliori fondi Pir compliant nel 2019 registrano una performance media che oscilla fra il 25 e il 52%, con il Ftse Mid Cap in salita del 18,8%

  • L’assottigliamento dello spread, con la discesa dei rendimenti sui Btp ha favorito anche le grandi imprese italiane rispetto ai bond: il Ftse Italia All Share è salito del 3,3%

  • “Se sarà approvato il decreto sui nuovi Pir, il trend sulle azioni dovrebbe continuare ad essere positivo”

  • In assenza di imprevisti, nel 2020 la raccolta dovrebbe raggiungere i 3,52 miliardi di euro

È bastato che il governo trovasse l’accordo per la loro modifica, perché le performance dei Pir balzassero nel mese di novembre: una crescita del 12,3% rispetto al mese di ottobre. Cos’altro deve dire il mercato perché la politica si convinca dell’appetibilità di questo strumento per i risparmiatori italiani?

12,3%: di tanto sono saliti i titoli Star (segmento titoli alti requisiti) di Borsa Italiana nel solo mese di novembre 2019 (dati Axa), recuperando in un solo mese quanto perso in precedenza. Il dato è rapportato al mese di ottobre 2019. Per quanto riguarda i fondi Pir compliant, i migliori nel 2019 registrano una performance media che oscilla fra il 25 e il 52% (dati Fida per Milano Finanza).

Il ritorno (o quasi: di nuovo c’è ad esempio l’obbligo di investire il 3,5% del capitale in piccole imprese) alla vecchia normativa Pir da parte del governo Conte bis non potrebbe avere battesimo più felice. È bastato infatti che i mercati subodorassero il tanto auspicato ritorno alla prima versione della normativa perché l’indice Ftse Mid Cap salisse del 18,8%. Un segnale ultra incoraggiante per un prodotto che nella sua versione 2017 (anno di entrata in vigore dei piani individuali di risparmio) aveva raccolto 11 miliardi di euro di rispamio italiano, per poi crollare con la nuova versione del governo gialloverde a -546 milioni di euro al 30 settembre 2019 (nel 2018 l’afflusso netto era stato di 3,49 miliardi).

I tassi bassi, la riscossa del risparmio italiano

In generale, il mercato italiano ha reagito positivamente ai bassi tassi, favorendo le azioni a discapito delle obbligazioni. L’assottigliamento dello spread, con la discesa dei rendimenti sui Btp ha favorito le grandi imprese italiane: il Ftse Italia All Share è salito del 3,3%.

In un contesto di mercati in rialzo, l’Italia ha fatto da amplificatore della zona euro. A fine novembre l’indice EuroStoxx ha guadagnato il 20,3%, mentre il Ftse Mib ha archiviato la migliore performance con un 24%. Il Ftse Italia All Share con il dividendo reinvestito ha guadagnato il 30,3%, cinque punti in più dell’EuroStoxx con dividendo reinvestito (25,27%).

Gilles Guibout, gestore del fondo Pir Axa WF Framlington Italy, Axa Investment Managers, non si aspetta un cambio repentino di trend nei mercati azionari. Sia in caso di accordo Usa Cina che in caso di vittoria dei conservatori nel Regno Unito. “A questo si aggiunga il fatto che, quando si vende, poi bisogna reinvestire e oggi le alternative alle azioni sono poche. Il mercato azionario resta su valutazioni non tirate. Paga una cedola del 4,26%, e con i tassi a zero i titoli azionari risultano l’alternativa più conveniente”.

2020: si spera nei Pir di nuova generazione per la performance dell’azionario

Le aspettative per il 2020 sono di rallentamento, non di recessione. “Anzi, se il clima sul lato politico migliora e se si conferma la volontà di raggiungere un’unione bancaria in Europa, sarebbe un’ottima notizia per l’eurozona e soprattutto per l’Italia. Inoltre, se sarà approvato il decreto sui nuovi Pir, il trend sulle azioni dovrebbe continuare ad essere positivo, specie con i tassi che restano cari”. È quanto sottolinea ancora Guibout.

In tale contesto le azioni dovrebbero continuare a offrire una buona performance. “Tuttavia, con i tassi quasi a zero, la “componente Btp” del mercato, che nel 2019 ha dato un forte contributo alla performance, non sarà in grado di fare altrettanto nel 2020. Le utilities, infatti, che salgono quando i Btp scendono, quest’anno sono state l’elemento che maggiormente ha contribuito al rialzo”.

E in ogni caso, se dovesse esserci un ritorno dell’incertezza, questi titoli potrebbero soffrire. Secondo l’analista nel 2020 quindi bisognerà puntare quindi su fattori come l’aumento degli utili societari, piuttosto che su fattori legati all’andamento del Btp. Nello scenario Axa, un rischio di rialzo inatteso dei tassi è legato a imprevisti default nel segmento creditizio.

Pir 4.0, ricapitolando

La Commissione bilancio della Camera ha approvato l’emendamento. Il quale, inserito adesso nel decreto fiscale, dovrebbe essere approvato entro Natale, in modo partire con i “nuovi” Pir già da gennaio. In base all’emendamento, il fondo può scegliere di investire il 30% del capitale senza vincolo alcuno. Il restante 70% può  invece essere investito in imprese (grandi o piccole, nn ci sono vincoli dimensionali) italiane o europee purché abbiano una stabile organizzazione in Italia. All’interno di questo 70%, il 25% deve essere destinato a equity o debito di imprese diverse da quelle inserite nell’indice Ftse Mib o equivalenti. È questo il caso del segmento Star, per esempio. Sempre all’interno del 70%, il 5% infine è riservato alle small cap.

Secondo le stime di Intermonte, grazie alle ultime modifiche, saranno 267 le imprese in cui poter investire con i Pir. Stanti così le cose, si prevede che nel 2020 la raccolta raggiungerà i 3,52 miliardi di euro.

Teresa Scarale
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