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Pir, la ricetta del risanamento italiano post coronavirus

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Redazione We Wealth
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30 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Come i Pir ordinari, gli alternativi non rientrerebbero nella disciplina degli aiuti di Stato, non necessitando quindi dell’approvazione europea

  • Sarebbero una sorta di espansione di quelli ordinari: tagli di investimento più elevati, orizzonte temporale ultra quinquennale. E godrebbero degli stessi benefici fiscali

Il segreto per uscire vincenti dalla sfida post coronavirus si chiama Pir. Ne è convinta Assogestioni, che propone una versione “private” dei piani individuali di risparmio, pensata per portafogli che possano accogliere tagli più ampi di investimento. Perché alla fine il motore del rilancio sarà, come sempre, il risparmio

I Pir alternativi sono pensati per la clientela private

Da 150.000 a 1.500.000 euro in portafoglio da destinare agli investimenti nell’economia reale italiana, subito. Dal suo osservatorio privilegiato sul risparmio italiano, Assogestioni avanza una proposta concreta di stimolo all’economia reale. Proposta attivabile attraverso il canale dei piani individuali di risparmio, Pir, strumento inizialmente ideato per i piccoli risparmiatori e che adesso viene ripensato in ottica private.

Luigi De Bellis, co-responsabile Ufficio Studi Equita, plaude alla proposta, ritenendola subito operativa. Come i Pir ordinari infatti, gli alternativi non rientrerebbero nella disciplina degli aiuti di Stato, non necessitando quindi dell’approvazione europea. “Le proposte vanno nella giusta direzione”, dice De Bellis, essendo “complementari ai Pir ordinari”. Sempre De Bellis, ne riconosce la capacità potenziale di “far affluire capitali a categorie di aziende il cui accesso al mercato è più difficile”. Soprattutto “in una fase di forte pressione creata dall’emergenza Covid-19, che impatta maggiormente le Pmi rispetto alle grandi aziende”.

I Pir alternativi sarebbero una sorta di espansione di quelli ordinari: tagli di investimento più elevati, orizzonte temporale ultra quinquennale. Trattandosi di uno strumento di investimento tipicamente illiquido, il suo contenitore ideale sarebbe un veicolo come un Eltif, un fondo di private equity o di private debt. A tal proposito, indiscrezioni vorrebbero che la detassazione degli Eltif potrebbe confluire nel decreto Cura Italia bis di aprile. La condizione per l’agevolazione sarebbe l’investimento esclusivo in Pmi italiane non quotate, o con una capitalizzazione di mercato massima di 500 milioni di euro, con un patrimonio non superiore ai 200 milioni.

I possibili benefici fiscali dei Pir post coronavirus

I benefici fiscali dei Pir alternativi sarebbero gli stessi degli ordinari. Ossia, interesserebbero i Pir alternativi investiti almeno per il 70% in strumenti finanziari emessi da imprese con stabile organizzazione in Italia. Imprese diverse da quelle inserite negli indici Ftsemib e Ftsemid. Ci sarebbe poi l’estensione del limite alla concentrazione degli investimenti in un’unica impresa, dal 10% dei Pir ordinari al 20%.

Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni, dice, attraverso la penna di Eugenio Montesano di Focus Risparmio, che i nuovi Pir consentirebbero “di indirizzare in modo organico una parte del risparmio degli italiani anche verso portafogli illiquidi. Tant’è vero che nella nostra proposta l’ammontare massimo investibile annuo passa dai 30mila euro dei Pir ordinari a 150mila euro. Questo perché soltanto chi ha dei portafogli già molto ampi e diversificati può conferire risorse anche ai segmenti illiquidi del mercato”. Quello dei Pir alternativi resta un canale di finanziamento alternativo a quello bancario, un sostegno per imprese assetate di liquidità. La sua durata temporale lo proietta ben oltre la crisi dell’emergenza sanitaria, facendone uno strumento strategico per la crescita del sistema-Paese.

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