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Pir 3.0, quale sarà l’impatto sull’Aim?

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

27 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • L’impatto complessivo dei Pir nel 2020 sarà pari a tre miliardi di euro

  • Il numero di quotazioni annue aumenterà del 30%

  • La crescita della dimensione media della raccolta passa dai 5,9 milioni di euro del 2019 a circa 10 milioni

A quasi un mese dall’introduzione dei Pir 3.0, si inizia a ragionare sui risvolti della nuova normativa. Secondo uno studio di Ir Top Consulting, l’impatto complessivo su Aim Italia nel 2020 sarà pari a 231 milioni di euro

È passato solo un mese dall’introduzione dei Pir di terza generazione, ma le stime non si fanno attendere. Sulla scia della nuova normativa in materia che dal primo gennaio prevede l’obbligo di investire il 3,5% del valore complessivo in strumenti finanziari di aziende al di fuori dall’indice Ftse Mib e Ftse Mid della Borsa Italiana, i risvolti sulle piccole e medie imprese sembrano di fatto rappresentare la chiave.

Secondo un’analisi dell’Ufficio studi di Ir Top Consulting, l’impatto potenziale dei Pir 3.0 su Aim Italia (il mercato alternativo del capitale di Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese) è di 231 milioni di euro, pari all’8% dell’impatto complessivo di tre miliardi di euro nel 2020. Un dato, quest’ultimo, nettamente in contrasto rispetto alla raccolta dello scorso anno: se alla fine del 2017 si parlava di 22 miliardi di euro, l’afflusso nel 2018 si attestava a 3,49 miliardi, per poi crollare a -546 milioni nel 2019 (secondo i dati di Ir Top Consulting).

“Aim Italia potrà beneficiare in maniera importante delle nuove condizioni volte a indirizzare il risparmio privato nell’economia reale e in modo specifico verso le Pmi che costituiscono le fondamenta del sistema industriale italiano”, commenta Anna Lambiase, fondatore e ceo di Ir Top Consulting.

L’osservatorio della boutique finanziaria precisa, in particolare, che lo scorso anno Aim Italia si è distinto come il primo hub finanziario europeo in termini di nuove società quotate tra i mercati non regolamentati, con 35 nuove quotazioni di cui 31 Ipo (Initial public offering). In questo scenario, i nuovi Pir potrebbero dunque generare tre principali impatti tra il 2020 e il 2022. Innanzitutto, un aumento medio del numero di quotazioni annue del 30%, con un conseguente incremento delle società quotate. In secondo luogo, una crescita del 69% della dimensione media della raccolta, dai 5,9 milioni di euro del 2019 a circa 10 milioni di euro. E, infine, un incremento del flottante medio in Ipo, che passerebbe dal 24% dello scorso anno al 30% nel 2022.

“Le stime si fondano sulle nostre proiezioni derivanti sull’analisi storica effettuata sul mercato Aim Italia, in particolare nel biennio 2017-2018, periodo che ha beneficiato degli effetti dei Pir introdotti per la prima volta a fine 2016 – precisa Anna Lambiase – la dimensione media della Pmi quotata tra il 2017 e il 2018 è stata pari a 39 milioni di euro in termini di ricavi, segnando una crescita di circa tre volte rispetto ai 14 milioni di euro nel 2016. La raccolta media si è attestata a 9,8 milioni di euro (6,4 milioni di euro nel 2016) e il flottante medio in Ipo è stato pari al 26% (15% nel 2016)”.

Rita Annunziata
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