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Pir, sognando l'estensione delle agevolazioni a più asset class

17 Maggio 2019 · Livia Caivano · 3 min

  • L’incidenza dei prestiti bancari sul totale dei debiti finanziari è pari al 66%, contro il 50% della media area europea

  • La capitalizzazione della Borsa Italiana è pari al 35,7% del Pil. Quella della Borsa tedesca è del 61,5% 67,8% la spagnola e il 106,5% quella francese

  • L’incidenza delle obbligazioni italiane è del 16% del totale dei debiti esterni delle imprese, percentuale inferiore alla media europea (23%) e e a quella francese (37%)

Per portare più risorse alle Pmi sarebbe bene estendere le agevolazioni fiscali oggi disponibili per i Pir a tutti gli strumenti di finanziamento per le imprese del mercato. Sergio Zocchi di October Italia sui nuovi Pir

I Pir, Piani Individuali di Risparmio, registrano un boom di raccolta nel 2017 per poi arenarsi gradualmente. Gli strumenti nati per indirizzare il risparmio privato in favore delle piccole e medie imprese, dopo l’entusiasmo inizale hanno sollevato diversi dubbi circa il reale impatto sull’economia reale del paese. “Le somme raccolte”, chiarisce Sergio Zocchi, ceo di October Italia,“sono confluite prevalentemente su titoli emessi da aziende già quotate mentre quasi nulla è stato destinato alle imprese non quotate attraverso strumenti di private equity, private debt o venture capital”. Le controverse novità introdotte dalla riforma dei Pir, pubblicate in Gazzetta il30 aprile 2019, viene introdotto l’obbligo per i fondi comuni di nuova costituzione di investire il 3,5% della raccolta in Pmi quotate o non quotate, e in venture capital. “Va ricordato – continua Zocchi – che la platea di potenziali beneficiari di questa allocazione specifica, all’interno dei portafogli Pir, è pari a 200-250 aziende al massimo, su un totale in Italia di oltre quattro milioni di imprese e un milione di società di capitali”.

Un’ulteriore misura, prevista dagli emendamenti del decreto Crescita, estende poi le detrazioni fiscali previste per i Pir anche ai fondi Eltif, gli European Long Term Investments Funds. Fondi chiusi, introdotti da regolamento comunitario del 2015, che puntano ad avvicinare i risparmiatori retail all’investimento illiquido.“Offrono agli investitori diversificazione e de-correlazione rispetto ai mercati finanziari, mentre permettono alle imprese beneficiarie l’accesso a risorse finanziarie indispensabili per il proprio sviluppo su un orizzonte temporale di medio/lungo periodo”. La possibilità di investire in una gamma molto ampia di strumenti finanziari, insieme alla struttura chiusa del fondo, “rendono gli Eltif un modo molto efficace per veicolare risorse a favore delle Pmi. Inoltre, l’estensione dell’agevolazione prevista anche ad investimenti indiretti (attraverso Fondi di Fondi di Eltif) consente di aumentare l’efficacia di questa misura, permettendo la creazione di veicoli destinati agli impieghi e la contemporanea esistenza di veicoli di raccolta, fondi tipicamente aperti anche ad investitori retail (i beneficiari dell’incentivo fiscale) e gestiti da società focalizzate sulla raccolta del risparmio”.

Si può fare di più?

Zocchi ha qualche idea. “Estendendo ad esempio le agevolazioni fiscali oggi disponibili per i Pir e gli Eltif anche a nuove asset class (tra cui i bond di distretto e i nuovi basket bond, il private debt, il private equity e le forme di permanent capital) sfruttando tutte le opportunità degli strumenti finanziari oggi disponibili sul mercato”.Prova a guardare al modello francese. “Esperienze estere dimostrano come l’apertura a investimenti in private capital da parte di investitori istituzionali può contribuire in maniera significativa ad apportare risorse alle imprese. il risultato ottenuto dalla Francia in questo senso in pochi anni è stato straordinario:i Piani francesi di Risparmio Azionario, ‘Pea’, antenati dei nostri Pir, sono stati introdotti presso gli investitori retail oltre vent’anni fa. Da un massimo di 7,3 milioni di prodotti aperti nel 2000, a fine 2018 erano attivi in Francia 4,6 milioni di piani di risparmio azionario, di cui 75mila destinati alle Pmi, con impieghi complessivi pari a 92 miliardi di euro (1,2 miliardi su Pmi)”.

“Sul fronte degli investitori istituzionali, le compagnie assicurative francesi a partire dal 2012 hanno iniziato ad allocare a strumenti di investimento rivolti alle imprese parte del proprio portafoglio. Nel solo 2016 hanno finanziato il settore produttivo per oltre 1.400 miliardi di euro, di cui il 37% investito in obbligazioni e il 17% in azioni. Il 56% di tale ammontare è stato destinato a imprese nazionali e quasi il 5% a piccolo-medie imprese. I 63,5 miliardi di euro, corrispondenti a quest’ultima percentuale, si sono inoltre equi-ripartiti fra strumenti di debito (32 miliardi) e azioni (quotate e non quotate: 31,4 miliardi). Anche se rapportati alla diversa dimensione del settore assicurativo – ramo vita in Francia e in Italia, si tratta di cifre che non trovano riscontro nel nostro mercato nazionale che non supera i 3 miliardi di euro”.

Il ceo chiude con un auspicio, che si creino “le condizioni affinché, da un lato, gli investitori privati e istituzionali possano accedere a una pluralità di strumenti finanziari scegliendo i più adatti al loro profilo di rischio e dall’altro, le Pmi possano effettivamente diversificare le fonti di finanziamento al di fuori del canale bancario è l’unica garanzia per ottenere un impatto significativo e duraturo sulla crescita del tessuto imprenditoriale italiano”.

 

Livia Caivano
Livia Caivano
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