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Nuovi Pir alternativi, da decreto rilancio a economia reale

Nuovi Pir alternativi, da decreto rilancio a economia reale

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

14 Maggio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • La misura ha carattere strutturale, mirata a potenziare gli investimenti a beneficio delle piccole e medie imprese non quotate sul Ftse Mib e Ftse Mid

  • La norma sembra aver accolto interamente le richieste di Assogestioni. L’associazione di categoria del risparmio gestito ambiva a Pir capaci di impattare (anche) il segmento degli illiquidi, ossia di quei settori e imprese (tipicamente non quotate) richiedenti capitali più “pazienti” e consistenti

  • L’investimento Pir può essere sia in capitale di rischio che in capitale di debito, per oltre il 70% del valore complessivo del piano

  • Prevedono anche l’ampliamento dei limiti all’entità degli investimenti, pari a 150.000 euro all’anno e a 1.500.000 euro nell’intero arco temporale. Sia i 150.000 euro (singoli) che i 1.500.000 euro (complessivi) saranno detassabili

Il decreto rilancio conferma la nascita dei nuovi Pir alternativi. Si tratta di uno degli strumenti più attesi dal mondo del risparmio gestito, potendo fare da potenziatore per la ripresa dell’economia reale

Esentasse, più consistenti e flessibili nelle modalità. Manca ancora la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, ma i nuovi piani individuali di risparmio (Pir) alternativi parrebbero aver visto la luce. Dopo una lunga gestazione infatti, l’ex “decreto aprile” è nato a maggio con il nome di “decreto rilancio”, e con esso nasce la nuova veste dei Pir. La misura ha carattere strutturale, mirata a potenziare gli investimenti a beneficio delle piccole e medie imprese non quotate sul Ftse Mib e Ftse Mid.

Nuovi Pir alternativi, i desideri di Assogestioni

La norma sembra aver accolto interamente le richieste di Assogestioni. L’associazione di categoria del risparmio gestito ambiva a Pir capaci di impattare (anche) il segmento degli illiquidi, ossia di quei settori e imprese (tipicamente non quotate) richiedenti capitali più “pazienti” e consistenti. La proposta di Assogestioni mirava quindi a disegnare i Pir alternativi come fondi chiusi, con rendimenti esentasse e un orizzonte minimo di investimento di almeno cinque anni, pensati per una clientela affluent e private. E così è stato (salvo sorprese in fase di pubblicazione).

Le novità

L’investimento Pir può essere sia in capitale di rischio che in capitale di debito, per oltre il 70% del valore complessivo del piano. Vi sono quindi incluse anche fonti di finanziamento alternative al canale bancario, quali la concessione di prestiti e l’acquisizione dei crediti delle imprese a cui il piano è rivolto. Le disposizioni prevedono inoltre un vincolo di concentrazione degli investimenti pari al 20%, contro il 10% dei tradizionali. Non è tutto. Prevedono anche l’ampliamento dei limiti all’entità degli investimenti, pari a 150.000 euro all’anno e a 1.500.000 euro nell’intero arco temporale. Sia i 150.000 euro (singoli) che i 1.500.000 euro (complessivi) saranno detassabili. Sarà inoltre possibile mantenere le agevolazioni sui vecchi Pir da 30.000 euro annui e 150.000 complessivi.

La misura si inserisce e si basa sulla disciplina generale prevista per i Pir originari (2017) e prevede che accanto ai Pir attuali un investitore possa sottoscrivere anche un nuovo Pir. Quest’ultimo prevede chiaramente la possibilità di investire in società non quotate, come visto sia nel debito che nel credito per le piccole e medie imprese italiane o europee.

I nuovi Pir alternativi diventano “affluent”

L’aver pensato i Pir alternativi per una clientela affluent e private è un aspetto che trova anche il plauso della direttrice generale di Aifi, Anna Gervasoni, intervenuta a Milano Capitali (evento Class). La Gervasoni aggiunge anche che “ci impegneremo per far sì che il decreto venga ben indirizzato e non faccia danni al nostro sistema”.

La nuova normativa non prevede limiti vincolanti e lascia che i Pir si costituiscano anche come Oicr aperti, contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione. Via libera anche ai Fondi di investimento alternativi (Fia), fra cui Eltif, private debt, private equity, fondi di credito. Ogni nuovo investitore potrà sottoscrivere sia un Pir alternativo che un Pir tradizionale.

Uno strumento di successo

Ricordiamo che l’avvento dei Pir ha contribuito all’incremento del numero di quotazioni nel segmento Aim (alternative investment market) Italia di Borsa Italiana, dedicato alle Pmi con alto potenziale di crescita. Dal 2017, oltre 80 le offerte pubbliche iniziali (Ipo) per un controvalore di raccolta in equity pari a circa 3 miliardi di euro.

Nell’intervista concessa a FocusRisparmio (Montesano), Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni, ritiene che la sfida “è complessa e nessuno può aspettarsi una partenza a razzo come quella che contraddistinse i Pir nel 2017. Ma crediamo fermamente all’esistenza di un mercato per i fondi chiusi rivolto alle persone fisiche, e i Pir alternativi sono il percorso migliore per rimettere il Paese sul binario della crescita”.

Teresa Scarale
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