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Caos Pir, tre mesi di buio in attesa dei decreti attuativi

11 Gennaio 2019 · Teresa Scarale · 2 min

  • La legge di bilancio impone che i nuovi Pir creati a partire dal primo gennaio 2019 debbano rispettare nuovi criteri di asset allocation. Demandando però a un successivo decreto, ancora da farsi, modalità e criteri applicativi

  • Nelle more dell’emissione di questo decreto attuativo, asset manager come Eurizon hanno sospeso la sottoscrizione di nuovi Pir

Con la Finanziaria, è arrivato il caos Pir. Quello che è stato fino ad ora uno strumento di risparmio utile a famiglie e Pmi, vive oggi un momento di stallo per la mancanza dei nuovi decreti attuativi, cui la legge di bilancio rimanda

caos pir
Fonte Sole24Ore / Assogestioni

C’erano dei nuovi prodotti ben funzionanti per i risparmiatori in Italia, i Pir, i Piani individuali di risparmio istituiti dalla Legge di bilancio 2017, fiscalmente incentivati. Facevano fronte a un bisogno atavico del mondo della piccola e media impresa italiana: quello dell’incrocio fra domanda e offerta di risorse finanziarie (italiane) da parte delle nostre Pmi, entrambe elevate. Oggi però, si può dire che è caos Pir.

I motivi del caos Pir

Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, chi oggi volesse sottoscrivere un piano individuale di risparmio non lo potrebbe fare, a meno che non lo avesse già acquistato in precedenza e volesse alimentarlo. Diversamente deve aspettare, perché non c’è ancora un mercato con prodotti conformi alla nuova normativa. In questo contesto, Eurizon, per esempio, ha bloccato la sottoscrizione dei Pir. Ossia permette solo a chi è già titolare di fare ulteriori infusioni di capitale. Ad oggi dunque, chi si dovesse affacciare per la prima volta in questo segmento, potrebbe solamente comprare quote dei vecchi Pir. Così perdendone però i benefici fiscali, dato che i nuovi non sono ancora operativi. Anzi, secondo molti, per come è scritta la nuova normativa, al momento parrebbe impossibile istituire dei Pir con i relativi benefici fiscali. Il motivo è che il testo stesso li subordina a chiarimenti successivi contenuti nei decreti attuativi, che non sono stati ancora scritti.

Le esigenze dei nuovi Pir

La nuova normativa prevede l’obbligatorietà per i nuovi Pir sottoscritti dal 1° gennaio del 2019 di investire almeno il 3,5% del patrimonio in fondi italiani di venture capital (con determinate caratteristiche) e un altro 3,5% in azioni di pmi (quotate Aim) con meno di 250 dipendenti e 50 milioni di ricavi. Le intenzioni sono quelle di favorire la crescita del segmento delle startup innovative, ma tali vincoli sono assai difficili da rispettare perché non esistono sul mercato quantitativi sufficienti di questi tipi di titoli (specie venture capital).

Raccolta

Nel corso del convegno “Mifid 2, educazione finanziaria e comportamenti degli investitori” dell’Università Bocconi di Milano, Tommaso Corcos, presidente di Assogestioni e ad di Eurizon Capital, ha detto che la raccolta dei Pir è rallentata in via del tutto naturale, ma ha ancora spazio per crescere. “Nel 2017 su 100 miliardi raccolti dal sistema il 10-11% venivano dai Pir”. Nel 2018, considerando che manca ancora il dato a dicembre, la raccolta è intorno agli 8 miliardi e mezzo e arriverà presumibilmente intorno ai 10 miliardi. “Quest’ultima ha registrato quindi una brusca decelerazione ma è rimasta positiva e i Pir contribuiranno per circa 3,5-4 miliardi, una percentuale significativa”, ha concluso.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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