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Yuan sempre più verso l’internazionalizzazione con Swift

Yuan sempre più verso l’internazionalizzazione con Swift

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

07 Febbraio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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  • La società si chiama Finance Gateway Information Service e ha un capitale sociale di 10 milioni di euro. Swift è il maggiore azionista con il 55%. Segue con il 34% China National Clearing Centre

  • «La joint venture potrebbe rappresentare un segnale di distensione nei confronti dell’amministrazione Biden». Ma è anche vero che la Cina da sola non era ancora in grado di creare da sé un sistema alternativo

  • Nel frangente attuale la moneta cinese è sicuramente in posizione di svantaggio rispetto al peso commerciale e politico del Paese di Mezzo. E Pechino vuole colmare questo divario

  • Internazionalizzazione dello yuan vuol dire incremento del suo utilizzo come strumento di pagamento negli scambi commerciali internazionali e come riserva valutaria

Cosa succede quando la società che definisce lo standard mondiale dei bonifici e la Banca popolare cinese creano una joint venture per i pagamenti internazionali? E l’euro? Ne abbiamo parlato con il professor Luca Fantacci dell’Università Bocconi

«Un accordo di cooperazione globale neutrale» lo definisce la Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication (Swift) in una nota ufficiale affidata al South China Morning Post.

Il riferimento è alla joint venture che la Banca popolare cinese e la società belga hanno creato il 16 gennaio 2021. La società si chiama Finance Gateway Information Service e ha un capitale sociale di 10 milioni di euro. Swift è il maggiore azionista con il 55%. Segue con il 34% China National Clearing Centre, sussidiaria controllata da People’s Bank of China (Pboc), la Banca centrale cinese. Se agli occhi di molti osservatori fino a un mese fa l’ex Celeste Impero aveva intenzione di far da sé per rendere la sua valuta appetibile sulla scena internazionale, oggi le cose stanno diversamente.

«La joint venture potrebbe rappresentare un segnale di distensione nei confronti dell’amministrazione Biden», osserva il professor Luca Fantacci (storico dei sistemi monetari e finanziari presso l’Università Bocconi). Non è difficile crederlo, se da sempre l’amministrazione Usa si è avvalsa dello standard Swift per rendere operative le sue sanzioni nei confronti dei paesi nemici, impedendo per esempio la ricezione di bonifici per l’esportazione di beni denominati in dollari. Ma è anche vero che la Cina da sola non era ancora in grado di creare da sé un sistema alternativo a Swift. Il comunicato della società pone l’accordo come il riconoscimento di uno stato di fatto. Sottolinea che l’azienda è «parte del sistema finanziario cinese da più di trent’anni» e che come fa «ovunque» aderirà ai «requisiti regolamentari» del paese.

Nel frangente attuale la moneta cinese è sicuramente in posizione di svantaggio rispetto al peso commerciale e politico del Paese di Mezzo. E Pechino vuole colmare questo divario facendo del reminbi una delle valute di riferimento internazionali. «Internazionalizzazione dello yuan vuol dire due cose» evidenzia il professor Fantacci. «Uno, incremento del suo utilizzo come strumento di pagamento negli scambi commerciali internazionali; due, suo utilizzo come riserva valutaria».

Il dollaro se ne deve preoccupare? «Incrementare l’utilizzo dello yuan significa sostituirlo al dollaro, in parte. Ma bisogna andar cauti. Quando si parla di ‘sostituzione del dollaro con lo yuan’ non vuol dire rimpiazzare integralmente la divisa statunitense come mezzo di pagamento internazionale. La Cina non ha mai espresso volontà in tal senso né sarebbe verosimile». La sua intenzione è piuttosto quella di «riequilibrare una posizione di estrema sotto rappresentazione (2-3% delle transazioni) della propria valuta nel sistema internazionale. Una posizione che non riflette il peso commerciale sempre maggiore del paese». L’ex Celeste Impero vuole in sostanza portare l’utilizzo dello yuan a una proporzione più prossima al suo crescente peso internazionale. E l’intenzione è quella di creare un complemento, non un’alternativa al dollaro. L’avvento del renminbi digitale (arrivato a uno «stadio maturo» secondo alcuni analisti) aiuterà la sua diffusione internazionale.

Come si colloca l’euro nello scacchiere valutario mondiale attuale? Rischia di rimanere schiacciato. Il rischio di una sua diminuzione nelle riserve potrebbe schiacciare la valuta europea, a volte definita «una moneta a metà», ricorda il docente. I motivi sono sempre gli stessi. L’euro non ha dietro di sé uno Stato federale compiuto. La nostra moneta ha ancora delle potenzialità inespresse come valuta di riserva, le quali rischiano di restare tali. Fino ad oggi, la debolezza intrinseca dell’euro si è dovuta alla «mancanza di una compiuta unione bancaria e di una solidarietà fiscale. Una delle funzioni dell’euro digitale sarà proprio quello di proteggere il suo ruolo come valuta di riserva».

Bisogna però aggiungere che con l’avvento della pandemia l’assetto unitario della nostra Unione sta cambiando. Esperienze concettuali e finanziarie come quelle del fondo Sure, del Next Generation Eu stanno portando per la prima volta alla mutualizzazione del debito pubblico europeo. E si stanno facendo passi decisi verso l’unione bancaria e del mercato dei capitali. Il motivo è quello concreto e pericoloso dell’ondata di crediti deteriorati in arrivo sul sistema delle banche europee, ma questa è un’altra storia.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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