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Wef: investire nelle competenze? Vale 6,5 trilioni di pil

Wef: investire nelle competenze? Vale 6,5 trilioni di pil

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

25 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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  • Un migliore abbinamento delle competenze dei cittadini ai posti di lavoro creati dalla Quarta rivoluzione industriale, darebbe impulso alla produttività globale del 3% in media entro il 2030

  • Wef: “Anche prima del covid-19, l’ascesa dell’automazione e delle nuove tecnologie stava trasformando il mondo del lavoro, rendendo urgente una riqualificazione su larga scala. Ora, questa esigenza è diventata ancora più importante”

  • Le economie meno sviluppate, così come i paesi con maggiori carenze in termini di competenze, potrebbero registrare i maggiori guadagni in termini di pil: tra questi, Cina, Stati Uniti, India, Spagna e Sud Africa

Secondo l’ultima analisi del Wef realizzata in collaborazione con PwC e diffusa all’avvio della Davos Agenda, investire sul miglioramento delle competenze consentirebbe di aggiungere 6.500 miliardi di dollari al pil globale entro il 2030. Ma anche di creare 5,3 milioni di posti di lavoro

Le instabili condizioni del mercato del lavoro e gli effetti della crisi pandemica sull’economia globale hanno finito per lasciare indietro milioni di cittadini in tutto il mondo. Una situazione che, secondo l’ultima analisi del World economic forum (Wef) realizzata in collaborazione con PwC e pubblicata all’avvio della Davos Agenda, evidenzia una necessaria riqualificazione delle competenze. Per gli esperti, infatti, adeguati investimenti su questo fronte consentirebbero di aggiungere 6.500 miliardi di dollari al prodotto interno lordo globale entro il 2030 e di creare 5,4 milioni di posti di lavoro, contribuendo tra l’altro alla realizzazione di economie più inclusive e sostenibili.

“La pandemia ha messo in luce debolezze strutturali delle istituzioni e delle economie, ampliando le disuguaglianze – spiegano Robert E. Moritz, global chairman di PwC, e Saadia Zahidi, managing director del Wef – Anche prima del covid-19, l’ascesa dell’automazione e delle nuove tecnologie stava trasformando il mondo del lavoro, rendendo urgente una riqualificazione su larga scala. Ora, questa esigenza è diventata ancora più importante: la metà di tutti i lavoratori dipendenti nel mondo avrà bisogno di accrescere le proprie competenze entro il 2025”.

I ricercatori hanno definito in particolare due possibili scenari, tenendo conto dei paesi che intraprenderanno misure per ridurre il divario di competenze in linea con le migliori pratiche definite dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. In uno scenario “accelerato”, che prevede che tali gap vengano colmati entro il 2028, il pil globale conoscerebbe un boost di 6.500 miliardi di dollari entro il 2030. Nello scenario più cauto, invece, che stima una contrazione dei gap entro il 2030, si parlerebbe di 5mila miliardi di dollari.

Con un migliore abbinamento delle competenze dei cittadini ai posti di lavoro creati dalla Quarta rivoluzione industriale, spiegano infatti i ricercatori, la produttività globale crescerebbe in media del 3% entro il 2030. E le economie meno sviluppate, così come i paesi con maggiori carenze in termini di competenze, potrebbero registrare i maggiori guadagni in termini di pil: tra questi, Cina, Stati Uniti, India, Spagna e Sud Africa. “È probabile che in Cina possa realizzarsi lo scenario più accelerato”, si legge nello studio, considerando per esempio che “nel 2019 si è impegnata a spendere 14,8 miliardi di dollari per formare 50 milioni di lavoratori entro il 2022”. Ma anche le regioni dell’Africa subsahariana e dell’America Latina, dal canto loro, “potrebbero registrare oltre il 7% di pil in più entro il 2030, se iniziassero a investire ora nell’aggiornamento delle competenze”.

Inoltre, come anticipato, quello che viene definito “upskilling” (miglioramento delle competenze o delle abilità, ndr), potrebbe portare alla creazione di 5,3 milioni di nuovi posti di lavoro entro la fine del decennio. “Le nostre economie non forniscono più ciò di cui le persone hanno bisogno e richiedono una riforma sistemica”, aggiungono Moritz e Zahidi. Poi concludono: “Dando a tutte le persone l’opportunità di sviluppare le competenze di cui avranno bisogno per partecipare pienamente al mondo del lavoro in futuro, potremo creare economie e società più inclusive e sostenibili, in cui nessuno sarà più lasciato indietro”.

Rita Annunziata
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