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Wall Street: S&P 500 in rosso senza le big tech

Wall Street: S&P 500 in rosso senza le big tech

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

18 Agosto 2020
Tempo di lettura: 7 min
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  • La pandemia rafforza l’egemonia delle big tech, con un peso sempre più dominante all’interno dell’S&P 500

  • A sostenere il rally del principale indice azionario americano sono state le performance di Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet e Facebook, che insieme rappresentano il 25% del paniere

  • Grazie alle 5 mega-cap,  l’indice ponderato per la capitalizzazione ha segnato un +4,5% da inizio anno, 8 punti percentuali in più rispetto all’andamento della sua versione equipesata

Il rally dell’S&P 500 è dovuto principalmente al peso schiacciante delle 5 big tech, che continuano a correre nonostante la pandemia. L’analisi di Visual Capitalist

Nell’era della pandemia, all’S&P500 si potrebbero togliere due zeri. A dettare la performance del principale indice Usa nell’ultimo periodo sono stati infatti 5 giganti tecnologici: Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet e Facebook. Grazie a modelli di business che si sono dimostrati resilienti al covid, le cosiddette mega-cap del tech hanno influito in modo determinate sull’andamento del listino, con ricavi nel primo semestre in costante crescita rispetto allo stesso periodo del 2019 e i prezzi dei rispettivi titoli che si sono comportati di  conseguenza (Tabella 1), come riporta una recente analisi condotta da Visual Capitalist,

Performance e ricavi delle 5 Big Tech
Performance e ricavi delle 5 big tech. Fonte: Visual Capitalist

Nonostante due terzi dei 505 titoli che compongono l’S&P 500 siano in rosso da inizio anno, la performance year-to-date dell’indice è stata positiva e si è attestata a +4.5%, ben 8 punti percentuali in più rispetto all’andamento della versione equally-weighted del paniere – nella quale tutte le società hanno lo stesso peso all’interno dell’indice, a prescindere dalla capitalizzazione – che segna un -3,5% da inizio anno (Figura 1).

La sottoperformance dell'indice equipesato
Figura 1: La sottoperformance dell'indice equipesato. Fonte: Slickcharts / Agosto 2020 (da: Visual Capitalist)

A sostenere l’indice, è stata dunque la sovra-performance delle big del tech combinata al peso dominante di queste aziende all’interno del paniere (nel quale le società sono ponderate in base alla loro capitalizzazione, data dal numero di azioni per il prezzo di mercato). Le 5 mega-cap in questo momento rappresentano il 25% dell’indice (Tabella 2).

Tabella 1. Big tech: market cap e peso nell'indice S&P 500
Tabella 2. Market cap e peso all'interno dell'indice Fonte: Visual Capitalist

Un ruolo, quello della tecnologia, che si appresta a diventare sempre più dominante alla luce della maxi-crescita delle valutazioni di queste aziende. Basti pensare che Apple, valutata mille miliardi di dollari ad agosto 2018, ad oggi ha quasi raddoppiato la sua valutazione. 

Nel bel mezzo della crisi, l’S&P 500 viaggia attualmente a 3.381,99 punti, sempre più vicino ai massimi storici toccati a febbraio (3.393,53 punti). Secondo  l’analisi di Visual Capitalist, a contribuire allo scollamento tra l’andamento dei mercati e l’economia reale americana, che si sta confrontando con livelli record di disoccupazione e una lunga serie di fallimenti, non è solo lo sbilanciamento di Wall Street a favore della tecnologia ma anche il fatto che le aziende americane sono caratterizzate da una sempre maggiore presenza globale. Ad esempio, circa il 42,9% dei ricavi delle società dell’S&P 500 viene realizzato all’estero (dato 2018), una percentuale che è ancora più elevata per le big tech.

Virginia Bizzarri
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