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Il volto del credito: over 40 a caccia di prestiti e mutui

Il volto del credito: over 40 a caccia di prestiti e mutui

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

19 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Rispetto ai mesi pre-pandemici i mutui hanno registrato un’impennata del +3,35%, i prestiti finalizzati del +6% e i prestiti personali del +9%

  • Anno su anno i prestiti personali risultano in calo del -31%

  • Secondo un’analisi de lavoce.info, il sistema bancario ha usato oltre tre quarti delle garanzie pubbliche per ridurre i propri rischi e solo un quarto per aumentare la liquidità delle imprese

L’ultimo report di Experian conferma il trend positivo dell’economia del credito: le richieste di mutui, prestiti finalizzati e prestiti personali chiudono il mese settembre con il +59%, +278% e +102%. Traina la generazione X. Intanto, le richieste al fondo di garanzia per le pmi sono sul punto di raggiungere i 100 miliardi di euro

I recenti segnali positivi relativi all’economia italiana si riflettono anche sul settore del credito. Secondo il nuovo Rapporto sul credito italiano – trends & insights di Experian, le richieste di mutui, prestiti finalizzati e prestiti personali hanno chiuso il mese di settembre con il segno più, in crescita rispettivamente del +59%, + 278% e + 102%. Un trend trainato in primis dagli individui della generazione X, nati tra il 1960 e il 1980, responsabili per il 49%, 51% e 48%.

“I dati che abbiamo registrato nel corso del mese di settembre confermano il trend che aveva già guidato gli ultimi mesi, quello di una lenta ma costante ripresa post-lockdown”, ha commentato Armando Capone, chief commercial officer di Experian. “È importante sottolineare come i dati siano positivi anche nei confronti del 2019”, aggiunge, a riprova del fatto che “i risultati di agosto non erano un exploit isolato”. Rispetto ai mesi pre-pandemici, infatti, i mutui hanno registrato un’impennata del +3,35%, i prestiti finalizzati del +6% e i prestiti personali del +9%. Non sorprende, invece, la crescita rispetto al mese di agosto (+21%, +42% e +58%), dato che tendenzialmente il mese di settembre viene “vissuto come un nuovo inizio d’anno”, si legge in una nota, e “dopo la pausa estiva si registrano molto spesso dati più positivi”.

Anno su anno, infine, mentre si continua a stimare positiva la crescita dei mutui e dei prestiti finalizzati (+29% e +6%), lo stesso non lo si può dire per i prestiti personali, che rispetto al mese di settembre del 2019 risultano in calo del -31%. Un dato che si trascina in rosso già dal mese di febbraio quando ancora prima del lockdown era stato registrato un crollo del -23%, poi lentamente ripresosi a luglio con il -52%, ad agosto (-39%) e a settembre (-31%). Anche se, conclude Capone, “le incognite legate all’evoluzione della pandemia potrebbero avere un impatto significativo”, considerata tra l’altro “la correlazione osservata durante il lockdown di tali indicatori con la chiusura anche parziale delle attività economiche”.

Pmi, decreto liquidità: vincitori e vinti

Ma cosa sta accadendo intanto sul fronte imprese? Mentre l’Associazione bancaria italiana rivela che le richieste inviate dagli istituti finanziari al fondo di garanzia per le piccole e medie imprese siano sul punto di raggiungere l’obiettivo dei 100 miliardi di euro indicato dal governo, resta da chiarire chi ha effettivamente beneficiato della misura, dopo i primi iniziali scetticismi legati alla burocraticità dell’iter autorizzativo. Stando a un’analisi diffusa su lavoce.info da Rony Hamaui, professore a contratto dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, tra aprile e agosto gli impieghi erogati dalle banche alle società non finanziarie sono cresciuti di circa 15,4 miliardi. Nello stesso periodo, spiega, “il credito erogato dalle banche con garanzie pubbliche concesse da Mediocredito centrale e Sace ammontano a oltre 63 miliardi”. Di conseguenza, una prima approssimazione rivelerebbe che il sistema bancario abbia usato oltre tre quarti delle garanzie pubbliche per ridurre i propri rischi e solo un quarto per aumentare la liquidità delle imprese. In altre parole, rispetto al sopracitato obiettivo di 100 miliardi, le pmi avrebbero “ottenuto nuova finanza per poco meno di 25 miliardi”, precisa Hamaui.

Certo è, spiega l’esperto, che questi dati non dimostrano che il decreto liquidità non abbia centrato il suo bersaglio. Al contrario, “è molto probabile che, se non fosse stato emanato, le banche avrebbero drasticamente ridotto il credito alle imprese, con ovvie conseguenze sull’apparato produttivo e sulla caduta del prodotto interno lordo”, scrive Hamaui. “Tuttavia – aggiunge – è evidente che le banche abbiano tratto grande vantaggio dal decreto liquidità e ciò forse spiega la solerzia con la quale si sono mosse”. Un sistema, quello creditizio, che “tuttavia si troverà ad affrontare la peggiore crisi del secolo – tassi estremamente ridotti e crediti in default destinati a crescere – quando, tra la fine di quest’anno e il prossimo gennaio, 300 miliardi di moratorie concesse verranno a scadere”.

Rita Annunziata
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