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Visco: “L’Italia può farcela ma deve trovare la forza”

Visco: “L’Italia può farcela ma deve trovare la forza”

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

29 Maggio 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Il sistema paese non è messo così male. Le condizioni finanziarie delle banche e delle imprese sono migliori oggi rispetto che nel 2007. La ricchezza netta, reale e finanziaria delle famiglie italiane è elevata (8,1 volte il reddito disponibile contro 7,3 della media dell’area euro)

  • Dati che mostrano come ci sia un vuoto tra le risorse presenti nel Paese e la capacità di usarle per ritornare a una crescita sostenuta ed equilibrata

Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, nella sua conferenza annuale mette nero su bianco come la pandemia che ha portato a una crisi economia abbia messo in seria difficoltà l’Italia. Il Paese può risollevarsi solo se è capace di crescere e rompere le inerzie con il passato

“Nonostante le profonde ferite della crisi e le scorie non ancora assorbite di quelle precedenti, le opportunità in prospettiva non mancano; il Paese ha i mezzi per coglierle”. Queste le parole di Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia durante il suo discorso annuale. E infatti l’impatto della recessione le misure messe in campo cercare di contenerne ha forti conseguenze sulle finanze pubbliche.

Il Governo prevede per il 2020 un disavanzo pari al 10,4% del Pil e un aumento del peso del debito pubblico sul prodotto di 21 punti percentuali, al 156%. Un lascito così pesante impone una presa di coscienza della dimensione delle sfide di fronte a noi. E dunque “l’economia italiana deve trovare la forza di rompere le inerzie del passato e recuperare una capacità di crescere che si è da troppo tempo appannata”, spiega il governatore.

Navigando a vista

La pandemia e la recessione hanno aperto scenari di estrema incertezza che rendono difficile tratteggiare i contorni dei nuovi equilibri che si andranno a delineare in futuro. L’incertezza, sottolinea Visco, è però una ragione in più per rafforzare fin da subito la nostra economia. Il sistema Italia non è però messo così male. Grazie al recupero di competitività delle esportazioni e ai forti avanzi commerciali registrati dal 2012 la posizione netta sull’estero dell’Italia ha raggiunto un sostanziale equilibrio. Le condizioni finanziarie delle banche e delle imprese sono migliori oggi rispetto che nel 2007. La ricchezza netta, reale e finanziaria, delle famiglie italiane è elevata (8,1 volte il reddito disponibile contro 7,3 nella media dell’area dell’euro). Il debito delle famiglie è basso nel confronto internazionale ed è concentrato presso i nuclei con una maggiore capacità di sopportarne gli oneri. A fine 2019 ammontava a poco meno del 62% del loro reddito disponibile, contro il 95 nella media dell’area dell’euro, il 96 negli Stati Uniti e il 124 nel Regno Unito. Alla fine del 2019 il debito delle imprese era pari al 68% del Pil, contro il 108 dell’area dell’euro e valori superiori al 150% in Francia e nei Paesi Bassi. Nel complesso del settore privato, il debito era pari al 110% del Pil, oltre 50 punti in meno del valore medio dell’area dell’euro. Dati che mostrano come ci sia un vuoto tra le risorse presenti nel Paese e la capacità di usarle per ritornare ad una crescita sostenuta ed equilibrata, “tale da riportare l’Italia il più rapidamente possibile ai livelli di benessere dei quali si è allontanata da oltre dieci anni”, dichiara Visco. E dunque cosa fare? Le tendenze demografiche di certo non sono favorevoli. Secondo l’Eurostat, tenendo conto dell’immigrazione, la popolazione di età compresa tra i 15 e i 64 anni si ridurrà di oltre 3 milioni nei prossimi 15 anni. La partecipazione femminile al mercato del lavoro e l’allungamento della vita lavorativa potranno permettere all’occupazione di contribuire positivamente alla crescita, per oltre mezzo punto l’anno. “Per riportare la dinamica del prodotto intorno all’1,5% servirà un incremento medio della produttività del lavoro di poco meno di un punto percentuale l’anno”, dichiara Visco.

Ma come poter fare per ottenere questo risultato?

Secondo il governatore: “questo obiettivo richiede un forte aumento dell’accumulazione di capitale, fisico e immateriale, e una crescita dell’efficienza produttiva non dissimile da quella osservata negli altri principali paesi europei. Conseguirlo presuppone comunque una rottura rispetto all’esperienza storica più recente, richiede che vengano sciolti quei nodi strutturali che per troppo tempo non siamo stati capaci di allentare e che hanno assunto un peso crescente nel nuovo contesto tecnologico e di integrazione internazionale”. E dunque i ritardi rispetto alle economie più avanzate non possono essere colmati con un aumento della spesa pubblica se non ne accresce l’efficacia e non si interviene sulla struttura dell’economia. L’azione della politica monetaria, sottolinea Bankitalia, anche se resterà accomodante a lungo non potrà sostituirsi agli interventi necessari per innalzare la crescita.

Le banche italiane

Le banche italiane si trovano ad affrontare la crisi in una posizione di maggiore forza rispetto a quella in cui si trovavano prima della doppia recessione del 2008-2013. Il rapporto tra il capitale di qualità primaria e l’attivo ponderato per i rischi è aumentato dal 7,1% del 2007 al 13,9 dello scorso dicembre, si legge nel report di Bankitalia. I bilanci sono stati liberati di gran parte dei crediti deteriorati, diminuiti di due terzi negli ultimi quattro anni. Nel primo trimestre di quest’anno la condizione patrimoniale del settore bancario è ulteriormente migliorata, grazie anche alla scelta di non distribuire dividendi, seguendo le raccomandazioni delle autorità di vigilanza. Non si sono registrate tensioni sul fronte della liquidità e i depositi al dettaglio hanno continuato a crescere. “Gli effetti della recessione sono finora visibili nella difficoltà di accesso al mercato obbligazionario, diffusa a livello europeo, e in un moderato aumento delle rettifiche su crediti riconducibile a quelle banche che hanno incorporato le prospettive economiche avverse nei metodi di calcolo degli accantonamenti”, dichiara Visco. Le conseguenze della crisi sono state modeste anche per gli investitori istituzionali. Le rilevanti richieste di rimborso nel comparto dei fondi comuni sono state soddisfatte in modo ordinato, anche grazie ai limiti agli investimenti in attività illiquide previsti dalla normativa nazionale.

Pil: due scenari

I tempi e l’intensità della ripresa che seguirà la fase di emergenza dipendono da fattori difficili da prevedere. “Alla metà di questo mese abbiamo presentato un’analisi di scenario per l’economia italiana basata su ipotesi alternative in merito alla durata e all’estensione dell’epidemia, alle ricadute sull’economia globale e alle sue ripercussioni finanziarie”, si legge nel documento di Bankitalia.

Nello scenario di base la flessione dell’attività produttiva nel 2020 sarebbe pari al 9%, superiore a quella sofferta in due riprese tra il 2008 e il 2013. Il calo si concentrerebbe nei primi due trimestri dell’anno, con un parziale recupero a partire dall’estate.

Senza il sostegno alla domanda fornito dalle politiche di bilancio finora definite la contrazione dell’attività economica supererebbe l’11%. Le moratorie sul credito e le garanzie sui nuovi prestiti alle imprese riducono drasticamente il rischio di effetti di amplificazione ulteriori, associati a una diffusa crisi di liquidità. Nel 2021 il prodotto recupererebbe circa metà della caduta. Queste stime presuppongono che prosegua il contenimento dei contagi a livello nazionale e globale.

In un secondo scenario basato su ipotesi più negative, anche se non estreme, in merito all’evoluzione dell’epidemia, all’entità del calo del commercio mondiale e all’intensità del deterioramento delle condizioni finanziarie, il prodotto si ridurrebbe del 13% nel 2020 e la ripresa nel 2021 sarebbe molto più lenta. In entrambi gli scenari la caduta del prodotto nell’anno in corso sarebbe dovuta per metà alle limitazioni connesse con i provvedimenti di sospensione dell’attività e la conseguente contrazione del reddito disponibile. E per l’altra metà rifletterebbe il rallentamento del commercio internazionale e il sostanziale arresto dei flussi turistici internazionali.

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