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Il vincitore della crisi pandemica è l’azionario tech

Il vincitore della crisi pandemica è l’azionario tech

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

27 Agosto 2020
Tempo di lettura: 5 min
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Comunque le si guardino, le classifiche dell’azionario in questa fase di crisi incoronano un solo vincitore: il tech. Le attuali valutazioni sono corrette? Come estrarre ancora valore dal settore? Una risposta arriva dai mercati privati, fonte del successo di tutte le attuali Big Tech

Nel mare mosso della crisi covid le azioni tech nuotano benissimo. Le stime mostrano che il settore tecnologico (insieme a quello sanitario) dovrebbe realizzare la più rapida crescita degli utili perr azione (earning per share) dal 2019. Tech +2,5% nel 2020, rispetto all’EPS dell’indice Msci World pari al -20,4% per quest’anno (Datastream). Lo riporta l’ultima analisi di Stéphane Monier, chief investment officer di Lombard Odier Private Bank.

Al 14 agosto 2020, l’indice equiponderato S&P 500 (0,2% il peso di tutti i componenti) ha registrato un calo del 4,1% a fronte di un aumento del 4,4% dell’S&P500. Ciò rivela quanto dipenda dalla performance delle holding più grandi, da Apple Inc., a Microsoft, passando per Amazon Inc., Alphabet Inc. e Facebook. Queste ultime rappresentano il 23% dell’indice S&P500.

Le aziende del comparto It nel loro complesso, comprese quelle dei settori interactive media, internet e il marketing diretto, costituiscono il 38,5% dell’indice Msci Usa, l’8,9% dell’Msci Europe e il 48,2% del Msci China market, facendo sì che, ad esempio, gli investitori passivi siano grandi detentori di titoli tecnologici

I maggiori titoli tecnologici stillano di liquidità. I “Big five” (6.880 milioni di capitalizzazione) posseggono collettivamente più di 550 miliardi di dollari liquidi. Solo dieci anni fa, le imprese tech fra le dieci a maggiore capitalizzazione erano due. Oggi, sono sette. E due sono cinesi (Alibaba e Tencent).

Le valutazioni attuali sono sostenibili?
Le stime raccontano che nel 2021 il rapporto prezzo/utili (P/E) per l’azionario tech sarà pari a 26 volte l’utile. Sul versante Msci il rapporto P/E per l’indice sarà di 18,8 volte gli utili. Gli ultimi risultati sono stati rassicuranti sembrano confortare queste previsioni. La domanda per i prodotti e servizi delle Big Five è aumentata durante il lockdown. Immaginare un portafoglio senza tech è impensabile

Qualche ostacolo all’azionario tech potrebbe arrivare dalla politica e dalla regolamentazione.
Per esempio il 29 luglio 2020 c’è stata un’audizione molto pubblicizzata del comitato giudiziario antitrust per l’eventuale abuso di posizione dominante da parte dei colossi tecnologici. Erano presenti i ceo di Amazon, Apple, Google e Facebook. È tuttavia impensabile che i politici Usa ostacolino davvero le proprie star di Wall Street proprio nel mezzo della battaglia con la Cina per la supremazia digitale e geopolitica. Una diretta conseguenza di questo scontro per le azioni tecnologiche globali potrebbe essere lo sviluppo separato dei settori coinvolti: vendita al dettaglio online, intelligenza artificiale, infrastrutture/dorsali tech.

Imprese come Facebook, Dropbox e Pinterest, hanno iniziato a prosperare solo dopo un certo numero di anni durante i quali hanno calamitato gli investimenti di venture capital. La maggior parte della creazione di valore è dunque già stata colta dagli investitori privati, visto che queste (ex) startup hanno fatto parte del mercato privato per molto tempo.

Gli investimenti attraverso i mercati privati, compresi i fondi venture capital, possono consentire agli investitori di accedere alle imprese del settore tecnologico che scelgono di non quotarsi in borsa o preferiscono una prospettiva a più lungo termine ed evitare i vincoli imposti dal reporting trimestrale. Nel 2019 il mercato del venture capital è rimasto fortemente concentrato ancora negli Usa. Qui sono stati investiti 116,7 miliardi di dollari. In Asia, 62,5; in Europa, 34,3. Tre dei più preziosi “unicorni” del mondo (aziende non quotate valutate oltre 1 miliardo di dollari) sono però cinesi. Sono ancora i mercati privati la fonte del valore. Dall’Internet of things ai veicoli autonomi, passando per il cloud computing, è nell’universo delle non quotate che si nascondono le big del prossimo futuro.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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