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Usciremo dalla crisi pandemica nel 2022, dice Lagarde

Usciremo dalla crisi pandemica nel 2022, dice Lagarde

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

13 Settembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • L’Eurogruppo di Berlino di venerdì 11/9/2020 ha regalato ottimi spunti agli osservatori. E se Christine Lagarde risponde piccata ai rilievi del collega di board (e capoeconomista Bce) Philip Lane, i ministri europei pensano all’unione bancaria e del mercato dei capitali (Olaf Scholz), passando dalla digital tax

  • La ripresa, seppur in atto, è “circondata da molta incertezza, sugli sviluppi del mercato del lavoro, sui problemi di liquidità delle aziende e dalla seconda ondata di covid-19”. E le misure di sostegno all’economia prese dagli Stati membri “devono restare finché la crisi è finita”

  • La numero uno dell’Eurotower si dice inoltre d’accordo con chi sostiene che il Patto di stabilità attuale sia pro-ciclico e che le regole di bilancio devono essere “meno oscure, più comprensibili dalla gente”

All’indomani della riunione Bce, all’Eurogruppo di Berlino il membro del consiglio direttivo dell’Eurotower Philip Lane ammonisce dai rischi di “autocompiacimento”, e la presidente Lagarde puntualizza sull’uscita dalla crisi. Sul tavolo, anche la tassa digitale europea per i colossi del web e l’unione del mercato dei capitali

Informale, ma non troppo. L’Eurogruppo di Berlino di venerdì 11/9/2020 ha regalato ottimi spunti agli osservatori. E se Christine Lagarde risponde piccata ai rilievi del collega di board (e capoeconomista Bce) Philip Lane, i ministri europei pensano all’unione bancaria e del mercato dei capitali (Olaf Scholz), passando dalla digital tax (Bruno Le Maire e il commissario Paolo Gentiloni).

La Bce “farà un passo indietro”. Non ora però: di ripresa se ne parlerà nel 2022

Forse per rispondere alle affermazioni del suo collega del consiglio direttivo Philip Lane, che aveva ammonito sul blog della Bce per i rischi “dell’autocompiacimento sulla crescita”, Christine Lagarde sottolinea qualche ora dopo che la ripresa osservata nel terzo trimestre è “irregolare, incompleta e asimmetrica”. Ribadendo che il secondo trimestre è stato “catastrofico”. La ripresa, seppur in atto, è “circondata da molta incertezza, sugli sviluppi del mercato del lavoro, sui problemi di liquidità delle aziende e dalla seconda ondata di covid-19”. E le misure di sostegno all’economia prese dagli Stati membri “devono restare finché la crisi è finita”.

Le previsioni parlano di un ritorno alla situazione pre-Covid “non prima della fine del 2022″. La numero uno dell’Eurotower si dice inoltre d’accordo con chi sostiene che il Patto di stabilità attuale sia pro-ciclico e che le regole di bilancio devono essere “meno oscure, più comprensibili dalla gente”. Gentiloni a più riprese ha esternato che è più rischioso eliminare lo stimolo troppo presto che troppo tardi.

Ma cos’aveva scritto nello specifico il banchiere centrale irlandese? “Dovrebbe essere assolutamente chiaro che non c’è spazio per l’autocompiacimento”, ha scritto Lane, puntualizzando che “le pressioni sui prezzi sottostanti si sono indebolite per la domanda debole e la notevole capacità inutilizzata nel mercato del lavoro”. Poi, un’opinione chiara sull’apprezzamento dell’euro: “La revisione al rialzo dell’inflazione core è stata significativamente indebolita dall’apprezzamento dell’euro sui mercati valutari. Nei prossimi mesi sarà disponibile una serie di informazioni più ricche che aiuteranno a dare forma alla calibrazione della politica monetaria”.

Nella stessa giornata, l’economista Bce Isabel Schnabel, dichiara che Francoforte farà attenzione a non soffocare la ripresa incipiente con un riavvio troppo rapido di una politica monetaria più restrittiva. Tuttavia, quando la crisi “verrà superata e l’inflazione tornerà su un percorso sostenuto verso il nostro obiettivo, la Bce dovrà fare un passo indietro, in linea con il suo mandato e in linea con il suo obiettivo simmetrico, come ha fatto verso la fine del 2018 quando il Consiglio direttivo ha deciso di porre fine agli acquisti di asset”.

Le big tech, uniche vincitrici

Correzioni settembrine a parte, “gli unici vincitori sono stati i giganti del digitale”, constata il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire. “Una ragione in più per accelerare il lavoro che stiamo facendo in sede Ocse per avere una tassa giusta e per implementare una imposta minima sulle società”. E non sarà certo un mancato accordo a livello globale a frenare l’Ue. “Se non sarà possibile raggiungere un accordo entro la fine del 2020 a livello Ocse, dovremo avere dall’inizio del prossimo anno una soluzione europea sulla tassazione digitale”. Una posizione ferma, che trova riscontro in tutti i colleghi europei. “Ho discusso di questo con molti, tra cui Gentiloni, e sta all’Eurogruppo e ai Paesi europei assumere una posizione su questo argomento e adottare nel primo semestre 2021 una tassa sul digitale giusta ed efficiente”, ha aggiunto.

Il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz Scholz auspica inoltre un’accelerazione nella creazione dell’unione bancaria europea, dell’unione dei mercati dei capitali” salutando “la possibilità di avere un bilancio comune dell’Eurozona, che per noi resta una necessità”. Tutti progetti per cui si “aspettato e discusso troppo a lungo. Ora è tempo di decidere”.

Fisco osservato speciale

La priorità del vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, oltre all’unione bancaria e dei capitali, è quella delle “riforme strutturali e sulle future regole fiscali dell’Ue”. Dombrovskis punta anche a riformare il trattato del Mes, con la possibilità di introdurre anticipatamente il backstop. “Come Commissione europea sosteniamo questa intenzione e stiamo lavorando sui passi ulteriori circa il quadro di gestione delle crisi e sul modo in cui possiamo rafforzare il sistema europeo di assicurazione dei depositi”.

Echi della Brexit

Il presidente dell’Eurogruppo, l’irlandese Paschal Donohoe: “Sono qua oggi come cittadino irlandese ed europeo a presiedere l’Eurogruppo. Le nostre prospettive si fondano sull’Ue, le nostre libertà politiche ed economiche sono profondamente aumentate e sono state trasformate dalla nostra partecipazione al progetto europeo”.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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