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Usa - Cina c'è l'accordo: firmata la "fase uno"

Usa - Cina c'è l'accordo: firmata la "fase uno"

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

16 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Suddiviso in otto sezioni, l’accordo è in sostanza un “cessate il fuoco nella guerra commerciale tra i due paesi”

  • L’accordo lascia però in vigore i dazi Usa su circa 370 miliardi di dollari di beni cinesi, ossia circa tre quarti delle importazioni cinesi negli Stati Uniti

  • In due anni la Cina dovrà spendere 78 miliardi di dollari di merci, 32 miliardi nell’agricoltura, 52 miliardi nell’energia, 38 miliardi nei servizi

E’ fatta: dopo mesi di trattative e tentativi infruttuosi, è arrivato l’accordo fra Usa e Cina, che portano a termine la cosiddetta fase uno dei negoziati commerciali. Apparentemente, è la Cina a soccombere: è a lei che spettano tutti i compiti, mentre i vecchi dazi Usa restano in vigore

Se avessero la mano, Aquila e Dragone se la sarebbero stretta. Come preannunciato infatti, in data 16 gennaio 2019 Usa e Cina hanno finalmente firmato l’accordo commerciale che va sotto il nome di “fase uno”.

L’accordo commerciale fra Usa e Cina in sintesi

La Cina si impegna ad acquistare 200 miliardi di merci Usa e a fare maggiore “attenzione” alla questione della protezione della proprietà intellettuale. Secondo i funzionari, la firma porterà a un forte aumento delle vendite di beni e servizi statunitensi in Cina. Il mercato cinese si aprirà ulteriormente alle società estere, soprattutto in ambito finanziario.

I dettagli dell’accordo

Suddiviso in otto sezioni, l’accordo è in sostanza un “cessate il fuoco nella guerra commerciale tra i due paesi”. La diatriba va infatti ormai avanti da due anni, avendo avuto buona parte nel rallentamento della crescita globale. L’intesa lascia però in vigore i dazi Usa su circa 370 miliardi di dollari di beni cinesi, ossia circa tre quarti delle importazioni della Cina negli Stati Uniti.

La sezione più corposa dell’accordo riguarda gli acquisti cinesi. Pechino si è impegnata ad acquistare altri 200 miliardi di dollari di beni tra il 2020 e il 2021. L’accordo in particolare prevede 77 miliardi di dollari di commercio aggiuntivo nel primo anno e 123 miliardi nel secondo.

In due anni la Cina dovrà incrementare i suoi acquisti al di sopra dei livelli del 2017, di circa 78 miliardi di dollari per quel che riguarda la produzione, di 32 miliardi nell’agricoltura, di 52 miliardi nell’energia e di 38 miliardi nei servizi.

In mezzo, le elezioni presidenziali

Ulteriori riduzioni tariffarie sono allo studio per le trattative successive. Si parla in tal caso dei sussidi cinesi alle società nazionali. L’inizio per questa ulteriore fase è fissato “abbastanza presto”. Ma in mezzo ci sono le nuove presidenziali Usa: è quindi plausibile che la loro conclusione non arriverà prima dell’inizio del 2021.

Il presidente Usa Donald Trump ha affermato che le tariffe rimanenti “verranno meno” se i colloqui produrranno un secondo accordo. Ha inoltre definito l’intesa “un passo importante – che non è mai stato fatto prima con la Cina – verso un futuro caratterizzato da commercio equo e reciproco”.

Il vice premier cinese, Liu He, che ha firmato l’accordo in nome di Pechino, ha sottolineato la necessità per entrambi i paesi di agire insieme per affrontare sfide come il terrorismo, l’invecchiamento della popolazione e la protezione dell’ambiente.

Pechino “ha istituito un sistema politico e un modello di sviluppo economico che si adattano alle sue caratteristiche”, ha detto Liu. Spiegando che “ciò non significa che la Cina e gli Stati Uniti non possano lavorare insieme”.

L’accordo Cina – Usa, una vittoria per Trump

Trump vede l’accordo commerciale come una vittoria politica in vista delle elezioni di novembre, salutato dai suoi fedelissimi come “un’opportunità per far avanzare il posizionamento degli Stati Uniti in un momento in cui i cinesi stanno vivendo grandi turbolenze politiche ed economiche”.

L’accordo è apparentemente un’intesa tra parti uguali. Ma è a Pechino che spettano maggiori compiti. L’istanza Usa secondo cui il governo e le società cinesi costringono le aziende statunitensi a cedere la loro tecnologia a rivali ha di fatto (almeno sulla carta) avuto la meglio.

“Nessuna delle parti dovrà richiedere o esercitare pressione per trasferire tecnologia per fare affari o per ottenere approvazioni normative”.

Nella sezione relativa alla proprietà intellettuale la Cina ha accettato invece di inasprire la protezione dei segreti commerciali e di valutare le sanzioni penali per “appropriazione indebita di segreti commerciali”. Quest’ultimo punto era una priorità dell’amministrazione Trump.

L’accordo prevede, inoltre, che la Cina agisca rapidamente per accettare domande da carte di credito e sistemi di pagamento che cercano di accedere al mercato cinese. Il testo dell’accordo cita Mastercard, Visa e American Express.

Cosa occorrerà perché l’accordo Usa – Cina entri praticamente in vigore?

Le disposizioni dell’accordo entreranno in vigore con diverse tornate di consultazioni. Se le due parti non raggiungeranno un’intesa, la parte ricorrente potrebbe adottare “misure correttive in modo proporzionato”, ovvero reintroducendo dazi.

Nel 2017 gli Stati Uniti hanno esportato 186 miliardi di dollari di beni e servizi. Per raggiungere gli obiettivi dell’accordo le esportazioni statunitensi in Cina dovrebbero salire a 263 miliardi di dollari nel 2020 e a 309 miliardi nel 2021, un aumento senza precedenti nella storia del commercio statunitense.

Teresa Scarale
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