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Un incentivo fiscale per portare il risparmio sull'Aim  

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Laura Magna
Laura Magna

03 Marzo 2021
Tempo di lettura: 5 min
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  • La liquidità detenuta dalle famiglie italiane ha toccato a gennaio quota 1744 miliardi, a fronte di un Pil 2019 di 1.787 miliardi. Cresce la domanda di economia reale che può spingere parte di questa cifra monstre verso le pmi quotate italiane

  • Sono 2250 le pmi industriali immediatamente quotabili sul listino alternativo di Borsa Italiano. La raccolta complessiva di capitale exIpo potrebbe aggirarsi in un intorno di 31 miliardi ovvero da impiegare in una profonda review del business model dei settori manifatturiero e dei beni di consumo

Le imprese colpite dal calo dei consumi hanno bisogno di intervenire sulla propria struttura di capitale e debito e di cambiare pelle, modernizzandosi e digitalizzandosi. Raccogliere capitale sull’Aim può essere la via maestra. Ma ci vogliono nuovi incentivi per attrarre il risparmio delle famiglie verso il listino alternativo. La ricetta di Ey per creare fino a 900mila euro di Pil aggiuntivo e 9mila posti di lavoro

Da un lato il risparmio dei privati, che cresce a ritmi inusitati. Dall’altro imprese in forte crisi che hanno bisogno di liquidità per ripartire. In mezzo un listino creato per agevolare le pmi a fare il loro ingresso in Borsa (parliamo di Aim). In questi ingredienti sta la ricetta della ripresa, secondo il White Book di EY dal titolo “Aim come leva di trasformazione delle aziende”. Che propone di introdurre nuovi meccanismi di incentivazione per agevolare il processo di trasferimento della liquidità dalle famiglie alle imprese – in particolare una detrazione del 20% dell’ammontare investito in nuove Ipo dalle persone fisiche.

Il contesto

Tra le molte conseguenze che Covid-19 è destinato a lasciare nella società e nell’economia, Ey ne sottolinea due: da un lato, un impatto pesante su molti settori economici dove, a fronte dello stop imposto ai consumi dalle misure di contenimento, si registrano, non solo, perdite di fatturato, ma anche riduzione di patrimonio e liquidità delle imprese. Dall’altro, un generale aumento della propensione al risparmio, legato anche all’incertezza e alla volatilità dei possibili scenari di ripresa economica.

Convogliare in maniera efficiente una quota di tale risparmio potrebbe contribuire alle misure di rilancio del sistema Paese, sia attraverso il sostegno dei consumi sia attraverso l’impiego di strumenti di investimento che sostengano lo sviluppo dell’economia reale nazionale. In un contesto di generale criticità dovuto al perdurare della pandemia, così, la quotazione sul segmento Aim Italia di Borsa Italiana può rappresentare una valida e concreta possibilità di risposta a sostegno della ripatrimonializzazione delle aziende e delle necessità da parte di queste di investire sulla trasformazione dei modelli di business e operativi necessari a cogliere le nuove opportunità che il mercato presenta.

 

Convogliare il risparmio verso Aim

Il risparmio degli italiani nel 2020 ha raggiunto livelli record, passando dai 1.563,2 miliardi a fine gennaio 2020, ai 1.714,9 miliardi di novembre. EY scrive che “tra il quarto trimestre del 2020 e il primo del 2021, si attende che la liquidità sui depositi bancari eguagli l’ammontare del Pil 2019, pari ad 1.787 miliardi”. A guardare i dati di Abi, il sorpasso è in effetti vicino, con i depositi sopra i 1.744 miliardi, a fronte di un Pil 2020 che si attende il calo del il 9,2% secondo le stime di Fmi. D’altronde questo accade nei periodi di forte incertezza: si smette di spendere. E una reazione analoga la hanno avuta le imprese: nel corso dei primi 9 mesi del 2020, i depositi bancari delle imprese sono cresciuti del 21%, arrivando a sfiorare 365 miliardi, poiché gran parte di esse hanno posticipato gli investimenti in attesa di un contesto economico più favorevole.

Aim, la destinazione ideale della liquidità accumulata in pandemia

La domanda di economia reale, come asset class capace di fornire un rendimento interessante, è nel contempo cresciuta. In questo periodo gli investitori ricercano e prediligono i settori best-in-classin termini di resilienza, quali il settore farmaceutico (Pharma & Healthcare) e il comparto tecnologico, digitale e legato all’automazione (Technology). Dal confronto tra questi settori che sono stati capaci di non perdere quote in termini di fatturato e i settori maggiormente rappresentativi dell’economia italiana, rispecchiati anche nella composizione dell’Aim Italia, tra cui manifatturiero (Industrial Products) e beni di consumo (Consumer Goods), emerge un gapstrutturale.

All’interno dell’ambito dei beni di consumo, il comparto che presenta i maggiori connotati di resilienza nel periodo di lockdown è quello del food e dei prodotti di consumo di base, con una variazione positiva del 37% anno su anno. All’interno del settore Industrial Products invece tutti i sotto-settori hanno subito uno scostamento negativo importante e a doppia cifra per automotive e trasporti; solo il comparto dei materiali ha retto mostra una variazione inferiore al 3%. Tuttavia, sono 2250 le pmi di questi settori che hanno i numeri, in termini di fatturato, marginalità, tipologia di azionariato e struttura finanziaria – per quotarsi su Aim. Ipotizzando un flottante medio teorico del 34% circa, la raccolta complessiva di capitale dalle Ipo dei potenziali emittenti  potrebbe aggirarsi in un intorno di 31 miliardi ovvero cinque volte la capitalizzazione attuale.

Le risorse finanziarie addizionali a vantaggio delle imprese potrebbero trovare un efficiente impiego in una profonda review del business model dei settori manifatturiero e dei beni di consumo, che preveda stimoli a fenomeni quali digitalizzazione, automazione dei processi industriali, internazionalizzazione, ma anche managerializzazione, per contribuire a chiudere il gapstrutturale e investire su un rinnovo ed una maggiore produttività del nostro sistema industriale, trasformando così la pandemia in una nuova opportunità di sviluppo e ammodernamento.

Aim nell’anno pandemico: bilancio positivo

Cosa è successo nel frattempo su Aim nel corso dell’anno pandemico? Dopo una fase di stallo nel corso del primo semestre (sono state solo tre le nuove Ipo tra gennaio e giugno), a partire dal mese di agosto le quotazioni hanno ripreso slancio e l’anno si è chiuso con 17 nuove matricole, a fronte di 15 uscite. Su un orizzonte temporale decennale, il numero di Ipo sul mercato Aim Italia è cresciuto a un ritmo piuttosto costante, pari al 35,1% medio annuo;

Oggi la composizione del listino alternativo è, rispetto a Mta, più rappresentativa del tessuto produttivo italiano. Su un totale di 137 società quotate infatti, il 90% circa dei soggetti emittenti (123 società) appartiene al comparto industriale-manifatturiero, mentre il restante 10% (14 società) è riconducibile al settore dei servizi finanziari/assicurativi e al settore real estate.

I meccanismi di incentivazione proposti da Ey

L’introduzione di alcuni meccanismi di incentivazione potrebbe permettere di agevolare tutto il processo fin qui descritto. “Per questo proponiamo, tra l’altro, per le persone fisiche che investano in nuove Ipo sul mercato Aim Italia, l’introduzione di una detrazione dall’imposta Irpef pari al 20% dell’ammontare investito, fino a un massimo di un milione di euro, con previsione di un limite massimo agli investimenti agevolabili per singola società (15 milioni di euro). La misura sarebbe inizialmente limitata nel tempo, con la possibilità di diventare poi strutturale in caso di successo”, scrive Ey. I benefici sarebbero diversi: da un effetto positivo sulla governance delle imprese post quotazione, ai già descritti benefici di natura industriale in termini di modernizzazione e digitalizzazione del sistema. Fino al beneficio economico per il publico: “abbiamo stimato – scrivono ancora gli analisti – che un incentivo di 300 milioni di euro produrrebbe un aumento del pil nel primo anno pari a 450 milioni, e a medio termine di 900 milioni. Ciò comporterebbe la riduzione dell’effettivo costo della misura, con un rientro di risorse attraverso imposte dirette e indirette”.

Senza considerare che, “utilizzando le regolarità storiche sulla elasticità dell’occupazione rispetto al prodotto interno lordo, abbiamo stimato che l’incentivo potrebbe produrre circa 4.500 nuovi posti di lavoro in un anno e circa 9.000 a medio termine”.

 

Laura Magna
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