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L’uguaglianza di genere inciderà sul Pil mondiale

L’uguaglianza di genere inciderà sul Pil mondiale

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

06 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Sono necessari 257 anni, 55 in più rispetto al 2018, affinché si possa colmare il divario economico tra uomini e donne

  • Le donne attribuiscono una maggiore importanza ai fattori Esg rispetto agli uomini (il 64% rispetto al 46%)

  • La ricchezza gestita dalle donne negli Stati Uniti potrebbe raggiungere i 22 miliardi entro la fine del 2020

Una piena uguaglianza di genere potrebbe comportare una crescita del Pil mondiale del 31% entro il 2025. Oggi, infatti, le donne hanno una capacità di accumulo della ricchezza finanziaria superiore di 1,5 volte rispetto agli uomini. Lo rivelano le stime della Bank of America

La chiusura dello scorso anno è stata contrassegnata da eventi positivi per l’emancipazione femminile: il due luglio Christine Lagarde è stata designata dal Consiglio europeo come la prima presidente donna della Banca centrale europea, carica poi assunta a novembre, seguita da Ursula von der Leyen che il primo dicembre 2019 è stata eletta come prima presidente della Commissione europea.

Seppur il numero di anni necessari a colmare il divario economico tra uomini e donne continui incessantemente a salire – oggi sono 257, ben 55 in più rispetto al 2018 – il potenziale impatto dell’uguaglianza di genere sull’economia mondiale è infatti decisamente ottimistico. Secondo le stime della Bank of America, una piena uguaglianza di genere potrebbe comportare un aumento del Pil mondiale fino a 28 trilioni di dollari, con una crescita di 31 punti percentuali entro il 2025.

Oggi la componente femminile rappresenterebbe circa la metà della popolazione mondiale e le attività finanziarie gestite dalle donne potrebbero raggiungere i 110 trilioni entro il 2025, con una capacità di accumulo di 1,5 volte superiore rispetto agli uomini.

L’uguaglianza di genere inciderà sul Pil mondiale
Fonte: Bank of America

Secondo lo studio, inoltre, le donne attribuiscono una maggiore importanza ai fattori Esg nelle scelte d’investimento rispetto agli uomini (il 64% contro il 46%), motivo per cui la crescita della ricchezza gestita dalla componente femminile potrebbe “accelerare la tendenza agli investimenti Esg”, si legge nel report.

Le differenze tra Europa, Usa e Asia

Se in Europa molti paesi hanno stabilito delle quote percentuali obbligatorie di donne nei board, con la Francia in cima alla classifica, negli Stati Uniti solo il 5% delle aziende ha una donna al timone e la diversità di genere nei comitati esecutivi ha conosciuto un calo rispetto al 2018. Ciononostante, secondo i dati di Visual Capitalist riportati nello studio della Bank of America, la ricchezza gestita dalle donne negli Stati Uniti potrebbe raggiungere i 22 miliardi entro la fine del 2020.

Nelle regione dell’Asia Pacifico, infine, le donne rappresentano il 49% della popolazione e detengono il 20% delle posizioni dirigenziali senior, il 12% dei seggi dei Consigli di amministrazione e solo il 3% delle posizioni di ceo. Sebbene il 66% delle società asiatiche abbia meno di due donne nel Consiglio di amministrazione, la Bank of America ha registrato un aumento di tre punti percentuali anno su anno.

Rita Annunziata
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