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Ue, regole in caso di recessione per epidemia e catastrofe

Ue, regole in caso di recessione per epidemia e catastrofe

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

09 Marzo 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Nella sua conferenza stampa serale del 9 marzo 2020, il premier Giuseppe Conte ha però anticipato che la richiesta di sforamento sarà “superiore ai 7 miliardi”

  • Se il deficit è inferiore al 3%, le regole Ue permettono un aumento della spesa corrente

  • Sforamenti sono previsti in caso di riforme strutturali, investimenti pubblici, eventi economici avversi

Come funzionano le regole Ue in caso di epidemia e catastrofi?Di bese, impongono che il deficit dei paesi appartenenti all’eurozona non possa superare il 3% del Pil. Esistono però dei margini di flessibilità in caso di eventi gravi e comuni ai paesi membri

Che i paletti contabili dell’Ue siano rigidi, anche in caso di recessione, è fatto risaputo e mal vissuto dall’opinione pubblica italiana.

Epidemia e regole Ue

Esistono però “cause di forza maggiore” le quali possono ammorbidire anche gli inflessibili parametri europei. L’epidemia globale da coronavirus che stiamo vivendo, è una di queste. La parola chiave è “globale”. In caso di recessione di una sola economia infatti le regole Ue non permettono misure espansive discrezionali.

Tuttavia, in data 9 marzo 2020, la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen ha fatto sapere che garantirà per affrontare il momento “tutta la flessibilità possibile”. Dello stesso avviso il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis: “Siamo pronti a usare diversi strumenti di policy per sostenere la nostra economia europea in questa complicata situazione. Quindi lavoreremo con gli Stati membri per coordinare le necessarie misure economiche. Le soluzioni ovviamente dipendono da come l’epidemia evolve”.

Dal canto suo in data 5 marzo 2020, il governo italiano ha scritto una lettera chiedendo misure espansive per 6,35 miliardi, pari allo 0,35 per cento di Pil. Nella sua conferenza stampa serale del 9 marzo 2020, il premier Giuseppe Conte ha però anticipato che la richiesta di sforamento sarà “superiore ai 7 miliardi”. Trattandosi di misure straordinarie, non dovrebbero impattare il deficit strutturale dello Stato. L’Osservatorio sui conti pubblici italiani (Cpi), di cui Carlo Cottarelli è direttore, ha analizzato gli scenari in un contributo di Stefano Olivari.

Se il deficit è inferiore al 3 per cento

In questo caso, le regole Ue permettono un aumento del deficit. Attenzione però: non deve trattarsi di misure discrezionali volte all’aumento della spesa pubblica. È il Pil che deve rivelarsi inferiore alle aspettative e determinare un aumento del deficit a causa di un calo delle entrate e di un aumento di spesa pubblica (sussidi di disoccupazione, cassa integrazione, reddito di cittadinanza…).

Il deficit strutturale per definizione non considera le misure straordinarie, quelle cui fa riferimento la lettera del governo italiano. Le regole Ue però, secondo quanto scrive l’Osservatorio, sono da intendersi in senso piuttosto restrittivo. Esse includono per esempio solo i costi medici relativi a un disastro naturale, dovendo essere limitate a un singolo anno. In che misura allora un paese può prendere misure “discrezionali” di espansione del deficit?

Catastrofe naturale o epidemia e riduzione del deficit strutturale

Questa regola consente misure espansive discrezionali in tre casi.

  • Riforme strutturali.
  • Investimenti pubblici.
  • Eventi economici avversi.

L’Italia ha già attivato le prime due clausole nel 2016. Per le riforme strutturali il governo ha ottenuto una quota di deficit pari allo 0,5% del Pil (8,4 miliardi) mentre per gli investimenti pubblici lo sforamento concesso è dello 0,21% (3,5 miliardi). Resta dunque solo la clausola numero tre, la più flessibile di tutte in quanto le misure che essa prevede sono straordinarie.

“Oltre ad includere maggiori spese mediche collegate all’emergenza, possono includere per esempio sussidi alle aree più direttamente colpite”, scrive Olivari. Possono estendersi per più di un anno (l’esempio è quello delle spese per i migranti). Secondo l’interpretazione corrente, tali misure sono consentite solo in caso di grave crisi economica in tutta l’Unione (come quella del 2008-09). La crisi non deve essere necessariamente già conclamata, ma anche solo prevista.

Lo sforamento della soglia del 3%

Nel caso il deficit ecceda il 3 per cento, le regole Ue sono più severe, anche in caso di epidemie e catastrofe. Il tetto massimo è nominale, non corretto per il ciclo economico e per i fattori ad hoc. Non sono rilevanti neppure le altre clausole di flessibilità. Deviazioni temporanee oltre la soglia del 3% sono però previste in caso di “periodi di grave crisi economica per l’area euro o per l’intera Unione a condizione che non comprometta la sostenibilità fiscale nel medio termine”. Anche in questo caso, la recessione non deve essere necessariamente in atto, bastando solo la sua previsione. In caso di inizio di una procedura di infrazione, la Commissione può comunque consentire un rientro graduale. Fu così in occasione della crisi del 2008-09 quando quasi tutti i paesi vennero messi in procedura di deficit eccessivo.

Cosa succede nel caso in cui la recessione colpisca solo un paese e non gli altri?

Non c’è una clausola specifica che fornisca l’interpretazione di questo caso. Secondo l’Osservatorio sui conti pubblici, “a questo punto ci sono due possibilità per consentire misure espansive”. Prima: interpretare in modo più ampio possibile le misure di sostegno legate all’evento avverso. Seconda: un’eventuale procedura di infrazione dovrebbe essere intesa in maniera graduale.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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