PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Ue e coronabond, Conte punta i piedi: o tutto o niente

Ue e coronabond, Conte punta i piedi: o tutto o niente

Salva
Salva
Condividi
Teresa Scarale
Teresa Scarale

26 Marzo 2020
Tempo di lettura: 5 min
Tempo di lettura: 5 min
Salva
  • Il nostro capo del governo ha “ringraziato” il Consiglio Ue del 26/03/2020 “per il lavoro fatto”, ma ha respinto la bozza di accordo emersa dal vertice, nonostante i funzionari italiani avessero ottenuto quasi tutto, compresa l’eliminazione di qualsiasi riferimento al Mes

  • Il Presidente del Consiglio ha ribadito che l’Italia ha i conti pubblici in ordine, avendo chiuso il 2019 con un rapporto deficit/Pil dell’1,6% anziché del 2,2%, come previsto. Conte avrebbe dato 10 giorni all’Europa per trovare una soluzione concreta all’emergenza

  • Alla fine, i Ventisette hanno approvato un documento in base al quale la presidente della Commissione e il presidente del Consiglio europeo presenteranno entro due settimane proposte concordate e coordinate per il lungo periodo

Il Consiglio Ue sull’emergenza coronavirus non ha ancora deciso in merito ai coronabond, e Giuseppe Conte dà all’Europa “dieci giorni” dopo aver “ringraziato per il lavoro fatto”. Dopo sei ore di acceso dibattito, l’appuntamento è fra due settimane. Prima di allora, i ministri europei delle Finanze dovranno mettersi d’accordo sullo strumento da usare nel post emergenza

Coronabond, niente ancora sul fronte Ue. E il premier italiano Giuseppe Conte sembra perdere la pazienza. Il nostro capo del governo ha “ringraziato” il Consiglio Ue del 26/03/2020 “per il lavoro fatto”, ma ha respinto la bozza di accordo emersa dal vertice (in conference call). Questo, nonostante i funzionari italiani avessero ottenuto quasi tutto, compresa l’eliminazione di qualsiasi riferimento al Mes dalla prima bozza di accordo. E’ quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi. In particolare, il premier non penserebbe a nessuna forma di mutualizzazione del debito pubblico: ciascun Paese risponde per il proprio debito pubblico.

Il risultato del vertice Ue sui coronabond

Alla fine, dopo sei ore di vertice, i Ventisette hanno approvato un documento in base al quale la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, presenteranno entro due settimane proposte concordate, coordinate e di lungo periodo. La palla passa ora ai ministri delle Finanze della zona euro. Spetterà a loro presentare le proposte operative.

La bozza finale dell’intesa a collaborare specifica che “queste proposte dovrebbero tener conto della natura senza precedenti dello shock CoViD19, che colpisce tutti i nostri paesi”. La risposta Ue dovrà essere “intensificata, se necessario, con ulteriori azioni in modo inclusivo, alla luce degli sviluppi, al fine di fornire una risposta globale”.

La posizione dell’Italia

Il Presidente del Consiglio ha ribadito che l’Italia ha i conti pubblici in ordine, avendo chiuso il 2019 con un rapporto deficit/Pil dell’1,6% anziché del 2,2%, come previsto. Conte avrebbe dato 10 giorni all’Europa per trovare una soluzione concreta all’emergenza che tutti i paesi Ue stanno vivendo. Soluzione che per Conte risponde al nome di coronabond a livello Ue, ossia obbligazioni emesse da un ente sovranazionale europeo, come la Bei (Banca europea per gli investimenti), e garantiti da tutti gli stati appartenenti all’Ue.

La partita dei coronabond Ue

È l’ora della verità per l’Europa. O forma e protocolli, o la sostanza di una solidarietà tanto decantata quanto mai attuata. Da una parte Italia, Spagna, Francia, Portogallo, Slovenia, Grecia, Irlanda, Belgio e Lussemburgo che chiedono la creazione di uno strumento comune di finanziamento del debito, il coronabond (o eurobond per il coronavirus). Dall’altra, l’arcigno drappello guidato da Germania e Olanda, custodi ligie dei parametri di bilancio a ogni costo. Di quest’ultimo gruppo fanno parte anche Austria e Finlandia.

Gli aiuti che gli Stati hanno già stanziato

Ad oggi, l’unica risposta europea concreta è stata la sospensione del Patto di stabilità, con l’allentamento delle regole degli aiuti di Stato. Grazie a questo, i governi Ue hanno potuto varare piani di supporto alle loro economie falcidiate. L’ultimo in ordine di tempo (26/2/2020), quello tedesco, che prevede un indebitamento di 156 miliardi di euro. La Francia ne ha stanziati oltre 200, l’Italia per ora 25. Ma la cifra del Belpaese è destinata ad aumentare vertiginosamente con il nuovo dl di aprile.

La “solitudine” degli interventi primi

Si tratta di misure nazionali per cui non esiste una rete di salvataggio europea. Anche se non peseranno sul deficit grazie alla sospensione del Patto di stabilità, queste cifre faranno esplodere il debito pubblico. Paesi come la Germania (debito al 60% del Pil) potranno permettersi di spendere di più, ma per gli altri membri dell’eurozona la spesa comporterà un’esplosione del rapporto debito/Pil. Per dire, il debito italiano per esempio si attesta intorno al 140% del Pil, quello portoghese intorno al 120% e quello di Francia e Belgio ha superato il 100%.

Secondo i nove paesi firmatari della relativa richiesta di attivazione, l’unico strumento utile per uscire tutti dalla crisi e uscirne bene è il coronabond.

Le dichiarazioni della vigilia

Nella mattinata del 26 marzo, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen aveva dichiarato che “nessuno può gestire questa crisi da solo ed in questa crisi è solo aiutandoci gli uni con gli altri che possiamo aiutare noi stessi. Dobbiamo mettere in campo tutte le risorse necessarie, a partire dagli European recovery bond, per proteggere i cittadini e la comunità, ma soprattutto per consentire al Paese e all’Europa di ripartire velocemente quando tutto questo sarà terminato. Se non cambiamo insieme le regole, i Paesi europei che oggi sono maggiormente colpiti dal coronavirus rischiano di restare in crisi anche fra qualche anno”.

Per questo motivo “non si può pensare che in pochi mesi si torni ai vincoli severi o al Patto di stabilità. La ricostruzione sarà lunga ed onerosa. Dobbiamo decidere tutti assieme anche i tempi di queste sospensioni, nell’attesa di riscrivere proprio le regole economiche dell’Europa”.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
Condividi l'articolo
Se non vuoi mancare aggiornamenti importanti per te, registrati e segui gli argomenti che ti interessano.
ALTRI ARTICOLI SU "Outlook e Previsioni"
ALTRI ARTICOLI SU "Europa"
ALTRI ARTICOLI SU "Euro"