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Ue, coronabond: si avvicina l’ora della verità

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

06 Aprile 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Il premier Giuseppe Conte, non retrocede. “Mes no, eurobond sicuramente sì. Il Mes è assolutamente inadeguato, gli eurobond invece sono la soluzione. Una risposta seria, efficace, adeguata all’emergenza

  • In un recente sondaggio di Tecnè, la quota di euroscettici si è attestata al 67% (nel 2018 era del 48%). Donald Tusk, ex presidente del Consiglio europeo, ammonisce: “Spero che tutto si aggiusti, ma la perdita di reputazione per l’Europa è enorme

  • Ursula von der Leyen sostiene che il miglior modo per supportare i membri Ue è sviluppare un quadro finanziario pluriennnale (Qfp), una sorta di “Piano Marshall” europeo

  • La proposta più dettagliata è quella francese: un fondo temporaneo (5-10 anni) alimentato da garanzie comuni e gestito dalla Commissione Ue, che emetterebbe direttamente i coronabond, così come farà per Sure, il fondo disoccupazione

È iniziato il conto alla rovescia per l’approvazione o il rigetto dei coronabond da parte dell’Ue con l’Eurogruppo. Per molti, è la partita che segnerà il destino dell’Unione europea

Ue e coronabond, i malumori della vigilia

Mancano poche ore all’Eurogruppo del 7 aprile 2020, ma è ancora scontro sulle obbligazioni comuni europee: eurobond, coronabond o recovery bond. Cambia il nome, ma si tratta dello stesso strumento: emissioni di debito dell’Unione europea, non dei singoli Stati. Per l’Europa, è il banco di prova della sua tenuta. Basti ricordare le parole di Sergio Mattarella all’indomani del vertice fallito, il 27 marzo scorso: “Mi auguro che tutti comprendano appieno, prima che sia troppo tardi, la gravità della minaccia per l’Europa”.

Il premier Giuseppe Conte, non retrocede. “Mes no, eurobond sicuramente sì. Il Mes è assolutamente inadeguato, gli eurobond invece sono la soluzione. Una risposta seria, efficace, adeguata all’emergenza. Su questo io e Gualtieri siamo pienamente d’accordo”, ha dichiarato nella conferenza stampa del 6 aprile.

L’Italia si prepara ad affrontare la più dura recessione della sua storia moderna, e non è (più) disposta ad accettare un atteggiamento “ragionieristico” da parte dell’Europa. Lo scrive anche il Financial Times, in un articolo che parla del sentimento di “tradimento” (betrayal) che sta pervadendo il sentire degli italiani, anche i più europeisti. In un recente sondaggio di Tecnè, la quota di euroscettici si è attestata al 67% (nel 2018 era del 48%). Donald Tusk, ex presidente del Consiglio europeo, ammonisce: “Spero che tutto si aggiusti, ma la perdita di reputazione [per l’Europa] è enorme. […] Non dobbiamo avere timore delle misure straordinarie, questo è uno stato di emergenza”.

Coronabond, la posizione Ue

Intanto però il collegio dei commissari europei non ha ancora preso una posizione sulla emissione di coronabond. Per il momento la Commissione ha pubblicato la proposta Sure (il fondo disoccupazione: Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency). La presidente della Commissione Ursula von der Leyen sostiene che il miglior modo per supportare i membri Ue è sviluppare un quadro finanziario pluriennnale (Qfp), una sorta di “Piano Marshall” europeo, riferisce nella giornata del 6 aprile il portavoce della Commissione. Lo stesso ha poi aggiunto che “Von der Leyen ha chiarito che il Qfp è il miglior strumento per mobilizzare il tipo e il volume di investimenti necessari per il piano di ripresa, perché è uno strumento consolidato e collaudato, che permetterà una distribuzione omogenea agli Stati sulla base dei loro bisogni e non sulle loro capacità individuali”.

Sul tavolo dell’Eurogruppo arriveranno diverse proposte sul tema coronabond. Il fronte del Nord è contrario a tutte. Sul fronte dei “sì”, la proposta più dettagliata è quella francese: un fondo temporaneo (5-10 anni) alimentato da garanzie comuni e gestito dalla Commissione Ue, la quale emetterebbe direttamente i coronabond, così come farà per Sure. Una proposta simile arriva dai commissari Gentiloni e Breton, che propongono un “fondo per la rinascita” con una capacità di bilancio propria. Ossia, un’entità che emetta obbligazioni a lungo termine fino a raggiungere i 1.500 miliardi di euro necessari alla ripresa, anticipando così il prossimo bilancio Ue 2021-2027.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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