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Ubs: Medio Oriente, implicazioni per il wealth management

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

08 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Le valute rifugio, ovvero lo yen giapponese (Jpy) e il franco svizzero (Chf), hanno registrato un rialzo

  • A meno di fatti gravi, appare improbabile agli analisti che le quotazioni del greggio possano mantenersi elevate

  • L’oro continuerà il suo rialzo nel 2020

Quali gli effetti sul wealth management delle attuali tensioni in Medio Oriente? Lo scenario potrebbe non essere fosco come sembra

La risposta iraniana all’uccisione Usa del generale Quasim Soleimani non si è fatta attendere. Nella giornata dell’8 gennaio 2019 i missili della Persia hanno colpito una base irachena a gestione congiunta Usa – Iraq. I mercati però già si aspettavano questo attacco, avendo l’Iran prontamente annunciato rappresaglie in seguito all’assassinio del suo generale.

Mark Haefele, global chief investment officer wealth management di Ubs, espone immediatamente la sua analisi in seguito all’attacco.

Le valute rifugio, ovvero lo yen giapponese (Jpy) e il franco svizzero (Chf), hanno registrato un rialzo. Si è trattato però di un movimento di modesta entità. Entrambe le valute infatti sono salite di non più di 50 punti base (pb), mentre il rendimento dei Treasury statunitensi a 10 anni è sceso a quasi l’1,70%, per poi riprendersi. Il greggio Wti e l’oro sono saliti rispettivamente del 5% e del 2,3%, prima di stabilizzarsi su livelli più bassi. I mercati azionari asiatici infine hanno aperto in lieve calo.

Medio Oriente, i prossimi sviluppi

Non essendo state segnalate vittime, gli analisti ritengono che le eventuali reazioni statunitensi potrebbero non essere violente. Resta comunque probabile un qualche tipo di risposta da parte degli Usa. Il presidente Usa Donald Trump aveva del resto già minacciato di colpire 52 bersagli in Iran in caso di ritorsioni di Teheran per l’uccisione di Soleimani. E’ in base all’atteggiamento della Casa Bianca che proseguiranno o meno le violenze.

Secondo Ubs però, i due paesi non hanno interesse a perseguire un’ulteriore escalation. Lo scenario di riferimento del wealth manager continua a escludere un conflitto militare di più ampia portata. Ci sembra significativo che l’Iran abbia reagito attaccando una base militare statunitense, anziché colpire siti che avrebbero avuto un impatto diretto sull’offerta di petrolio.

Wealth management e Medio Oriente: le conseguenze per gli investitori

Lo scenario di riferimento Ubs non contempla dunque un’escalation militare di rilievo, prevedendo piuttosto un impatto limitato sull’economia e sugli utili globali. I wealth manager della banca globale mantengono il loro sovrappeso sulle azioni globali e statunitensi.

A meno di fatti gravi, appare improbabile agli analisti che le quotazioni del greggio possano mantenersi elevate. La capacità disponibile nel settore petrolifero rimane adeguata, dato che quella dell’Opec e della Russia è di circa 3,3 mbg. Per quest’anno si prevede inoltre ancora un eccesso di offerta di greggio. In particolare, la crescita della produzione non Opec (da parte di Stati Uniti e Norvegia) dovrebbe superare il leggero aumento della domanda.

Pur prevedendo che i prezzi del petrolio scontino un premio al rischio più alto, a fronte della riacutizzazione delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e delle potenziali misure ritorsive da parte di Teheran, sembra improbabile che le quotazioni del Brent possano mantenersi sopra 70 dollari il barile, come è successo a settembre dopo l’attacco a una raffineria saudita.

I suggerimenti del wealth management di Ubs

Rimane essenziale diversificare i portafogli su scala globale. Gli investitori più restii a investire il capitale possono sfruttare l’attuale fase di volatilità relativamente bassa sui mercati delle opzioni attuando strategie mirate ad abbassare la volatilità dei portafogli o ad apportare protezione esplicita. Inoltre, è possibile assumere un’esposizione ai beni rifugio che vantano fondamentali robusti, come il Jpy e l’oro.

Per quanto riguarda il metallo giallo, la modesta crescita economica e il calo dei tassi d’interesse reali negli Stati Uniti riducono il costo opportunità legato a una posizione sull’oro. Dato che le quotazioni aurifere sono espresse in Usd, l’indebolimento atteso del dollaro per il 2020 dovrebbe favorire un rialzo dell’oro.

Teresa Scarale
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