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Ubs, gli effetti del populismo sull'economia mondiale

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

06 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • E’ un fatto che il crescente rischio di protezionismo e l’incertezza politica abbiano provocato una decelerazione nell’andamento dell’economia globale

  • Se i dazi annunciati dovessero avere effetti limitati alla Cina, potrebbero essere gestibili. Ma una loro escalation estesa a tutto il mondo potrebbe invece metter fine all’attuale ciclo economico

Il Cio di Ubs Wealth Management, Matteo Ramenghi, riflette sugli effetti e le incongruenze del populismo contemporaneo, mettendone in luce incongruenze e rischi globali

Le ondate di populismo stanno iniziando a mostrare i propri effetti concreti sull’andamento dell’economia mondiale. Lo ribadisce Matteo Ramenghi, Cio di Ubs Wealth Management. E’ un fatto che il crescente rischio di protezionismo e l’incertezza politica abbiano provocato una decelerazione nell’andamento dell’economia globale. A soffrirne, soprattutto gli scambi commerciali internazionali.

A causa delle crescenti incertezze, molte imprese stanno rimandando i loro nuovi progetti di sviluppo (basti pensare al caso Brexit). Ad oggi, si tratta di un rallentamento in un contesto di crescita ancora solida nella gran parte del globo e in particolare, negli Usa. La decelerazione più segnata è in Europa, ma nemmeno qui si intuiscono elementi che facciano pensare a una prolungata battuta d’arresto.

Le declinazioni nazionali del populismo

Secondo il Cio di Ubs WM, Le elezioni europee degli ultimi anni esprimono la stessa insoddisfazione, acuita anche dalle tensioni dovute ai flussi migratori. Negli Usa il populismo ha il volto del protezionismo trumpiano, il fattore più rischioso da un punto di vista economico. Se i dazi annunciati dovessero avere effetti limitati alla Cina, potrebbero essere gestibili. Ma una loro escalation estesa a tutto il mondo potrebbe invece metter fine all’attuale ciclo economico.

Il nemico facile: l’immigrazione

“L’immigrazione viene presa di mira da queste forze su entrambi i lati dell’Atlantico. Trump minaccia di costruire un muro sul confine con il Messico, l’Italia chiude i porti e molti Paesi nel Nord Europa rifiutano la quota loro assegnata di migranti”. La realtà è che difficilmente le economie sviluppate potranno chiudersi a riccio, dal momento che l’invecchiamento della popolazione sta riducendo la loro forza lavoro. Il punto dolente è quello dell’accoglienza, che senza una “rapida ed effettiva integrazione” non è bastevole a dare un contributo positivo all’economia.

La questione italiana

Per quanto riguarda il populismo, l’Italia non è immune alle spinte populiste. Anzi, si potrebbe dire che è un laboratorio politico per il resto d’Europa. Nel nostro Paese, “la dimensione del debito fa sì che le politiche fiscali siano al centro delle discussioni”. La peculiarità italiana è questa:

  • un importante debito pubblico e
  • risparmi privati sono quattro volte tanto.

Ciò fa sì che creare tensioni sullo spread comporti non solo un contraccolpo per l’economia, ma anche il rischio di maggiori imposte sui risparmi e sugli immobili. Ottenendo quindi il risultato opposto rispetto alle istanze iniziali.

Gli effetti del populismo

Questi fenomeni sono il frutto dell’insoddisfazione sempre maggiore della classe media nelle economie occidentali. La quale, a fronte della crescente polarizzazione della società fra ricchissimi e poveri, sente di aver pagato abbondantemente il conto della globalizzazione. E indirizza perciò le preferenze di voto verso forze politiche che propongono modelli alternativi, che in luogo di essere “nuovi”, spesso sono anacronistici. Si parla infatti di misure a tratti medioevali come muri, dazi, spesa pubblica incontrollata, autarchia finanziaria.

Il wealth management guarda però al mondo intero

Confermando la sua vocazione multinazionale, Ubs sovrappesa l’azionario globale. Mantiene diverse posizioni anticicliche, per contenere eventuali fasi di volatilità come ad esempio yen giapponese (considerato un bene rifugio) e put spread sull’S&P 500.

Ogni correzione dei mercati, come quella 2018, è vista come foriera di opportunità. In particolare, Ramenghi ritene che “oggi vi sia la possibilità di posizionarsi sui megatrend, vale a dire sui cambiamenti di carattere ambientale, demografico e tecnologico di lungo periodo. La crescita della popolazione mondiale con il conseguente stress per le risorse naturali, il crescente invecchiamento che metterà alla prova sanità e sistemi pensionistici, la centralità delle metropoli e la rivoluzione tecnologica in corso rappresentano sfide temibili, ma anche grandi opportunità per gli investitori”. Chi vuole chiudersi a riccio è fuori tempo massimo.

 

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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