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Turismo, per la ripartenza delle imprese gli italiani non bastano

Turismo, per la ripartenza delle imprese gli italiani non bastano

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

08 Giugno 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nel 2020 l’Organizzazione mondiale del turismo stima una perdita degli arrivi internazionali tra il 58 e il 78%

  • Il bonus vacanze per 1,7 miliardi “non sembra determinante per i bilanci delle strutture ricettive e non ha effetti su tour operator e strutture complementari”, spiegano i ricercatori di Rur

  • La pandemia potrebbe causare un buco di circa otto miliardi di euro nei bilanci dei comuni italiani

Lo scorso anno gli italiani hanno speso all’estero 27 miliardi di euro. Recuperare queste risorse potrebbe essere sufficiente a garantire la tenuta delle imprese del settore? Secondo gli esperti non basterà

Riaprono le regioni, cominciano i primi spostamenti, ma per il settore del turismo le risorse degli italiani potrebbero non essere sufficienti alla ripartenza. Secondo un’analisi della Rete urbana delle rappresentanze, il centro di ricerca economica e territoriale nato su iniziativa del Censis, lo scorso anno gli italiani hanno speso in vacanze all’estero 27 miliardi di euro. E un eventuale recupero non basterebbe a sanare le perdite delle imprese del settore.

Negli ultimi vent’anni la filiera del turismo ha segnato una crescita costante, fino a sfiorare gli 1,5 miliardi di viaggiatori cross border nel 2019. Ma le stime dell’Organizzazione mondiale del turismo parlano di una perdita nel 2020 tra il 58 e il 78% degli arrivi internazionali, “riportandoci a un valore parecchio inferiore ai 640 milioni di turisti di vent’anni fa”, spiega l’analisi di Rur. Il mercato turistico nazionale, infatti, risulta essere dominato dagli stranieri, con 220 milioni di pernottamenti contro i 215 milioni degli italiani.

Se da un lato la spesa turistica dall’estero nello scorso anno ha sfiorato i 44 miliardi di euro, gli italiani hanno lasciato fuori dal Paese 27 miliardi, e “anche col recupero parziale di queste risorse promuovendo le destinazioni nazionali, il calo del fatturato resterebbe importante”, continuano i ricercatori. Di conseguenza, il settore potrebbe perdere fino al 60% del valore aggiunto, una parte rilevante, “se non prevalente” spiegano, della prevista contrazione del 9% del prodotto interno lordo nazionale nel 2020.

Tra l’altro, secondo un’analisi del Centro studi Unimpresa, la pandemia potrebbe causare un buco di circa otto miliardi di euro nei bilanci dei comuni italiani su un gettito di 40 miliardi, con un calo del 20% rispetto alle previsioni. In questo contesto, solo il settore del turismo potrebbe causare una contrazione del 90% del gettito della tassa di soggiorno, per una perdita delle entrate di 450 milioni di euro. “È l’inevitabile effetto dell’emergenza economica in cui siamo piombati, uno dei tanti aspetti sottovalutati dal governo di Giuseppe Conte – commenta Paolo Longobardi, presidente onorario di Unimpresa – Ora le imprese e i cittadini subiranno un ulteriore contraccolpo perché i comuni saranno costretti a ridurre i servizi, a tagliare spese importanti per la collettività, ma nessuno si preoccupa di questi problemi gravissimi a cui andremo incontro a stretto giro”.

Sulla sufficienza delle misure governative torna anche l’analisi di Rur, secondo la quale il tax credit vacanze per 1,7 miliardi sebbene possa rappresentare un incentivo per “un ceto popolare provato anche economicamente dal lockdown”, non sarebbe sufficiente a sanare i bilanci delle strutture ricettive e lascerebbe fuori anche tour operator e strutture complementari. Di conseguenza, concludono i ricercatori, il blocco delle attività dovrebbe rappresentare un punto di partenza per un incremento degli investimenti “nel segno della sostenibilità”, ma anche per “formare adeguate professionalità”, nell’ottica di un aumento delle risorse e di una visione strategica che ponga l’accento sulla qualità delle imprese del settore.

Rita Annunziata
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