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Tregua lunga Usa-Cina: cosa nascondono i negoziati

26 Febbraio 2019 · Teresa Scarale · 3 min

  • Entrambe le parti stanno lavorando ad un accordo temporaneo sotto forma di vari memorandum d’intesa su sei questioni principali

  • La Cina pare essere disponibile ad aumentare gli acquisti di beni e servizi dagli Stati Uniti. Si dice aperta anche all’apertura al mercato e all’adeguamento dei propri standard di sulla proprietà intellettuale a quelli internazionali

  • “Un accordo commerciale bilaterale forzato è un cattivo sostituto della globalizzazione”

L’allungamento della tregua fra Cina e Usa tranquillizza i mercati. La momentanea pausa nel diverbio nasconde però molte ragioni, Ubp rivela quali e dà il suo giudizio su un’eventuale conclusione “forzata” dei negoziati

Secondo lo specialista Anthony Chan, chief Asia investment strategist di Union Bancaire Privée (Ubp), tutti i segnali nell’attuale ciclo di negoziati in corso fra Cina e Usa hanno rafforzato le aspettative ottimistiche del mercato. Vale a dire, quelle secondo cui entrambi i governi stanno lavorando per un’estensione dei negoziati a questioni di più vasta portata.

La tregua possibile fra Cina e Usa

Entrambe le parti stanno lavorando ad un accordo temporaneo sotto forma di vari memorandum d’intesa su sei questioni principali. Si tratta di:

  • agricoltura,
  • servizi,
  • barriere non tariffarie,
  • trasferimenti di tecnologia,
  • protezione della proprietà intellettuale e
  • stabilità della valuta cinese.

La proposta cinese

La Cina propone di acquistare ulteriori 10 milioni di tonnellate di soia americana. E, a lungo termine, importerà anche mille e duecento miliardi di dollari di merci americane, al fine di correggere lo squilibrio commerciale. Secondo alcuni, la Cina propone di aumentare le importazioni di semiconduttori, prodotti energetici e automobili statunitensi. Il Dragone potrebbe anche accettare di aprire il proprio mercato dei pagamenti elettronici a Visa e MasterCard. Consentendo così alle società di servizi finanziari statunitensi di accedere in anticipo all’enorme mercato nazionale cinese.

L’opinione di Ubp

Un accordo solido, secondo l’esperto, dovrà essere vincolante e applicabile ai sei settori chiave in discussione. Una parziale eliminazione di alcune delle tariffe esistenti da entrambe le parti darà fiducia agli investitori e avrà un impatto positivo sugli utili in questi settori.

La Cina pare essere disponibile ad aumentare gli acquisti di beni e servizi dagli Stati Uniti. Si dice aperta anche all’apertura al mercato e all’adeguamento dei propri standard di sulla proprietà intellettuale a quelli internazionali. Punto chiave questo: il Paese di Mezzo non fa mistero di aspirare ad essere un leader mondiale nella tecnologia.

I contro del “piegare” il Dragone

Costringere la Cina ad “abolire il sistema di sovvenzioni statali per le imprese di proprietà pubblica, in particolare a livello di politica industriale, rimarrà una questione spinosa”. A quanto è dato sapere, i funzionari cinesi hanno spiegato ai negoziatori statunitensi che qualsiasi accordo per aumentare le importazioni cinesi negli Usa richiederà un ordine di acquisto (da Pechino) di questi beni da parte delle imprese di Stato. Una revisione immediata delle sovvenzioni statali a queste imprese, quindi, non farebbe altro che ritorcersi contro questa politica.

L’effetto domino

“Un accordo commerciale bilaterale forzato è un cattivo sostituto della globalizzazione, e non farà che diluire l’efficienza della catena di approvvigionamento globale costruita efficacemente negli ultimi decenni. Oltre all’impatto potenziale sull’efficienza e sulla redditività, l’aumento delle importazioni cinesi dagli Stati Uniti avrà un effetto di sostituzione sulle importazioni cinesi da altri paesi, il che potrebbe avere implicazioni a più lungo termine per le esportazioni e gli utili societari”. E’ l’ammonimento finale di Anthony Chan.

Ai Weiwei, With Wind, 2014, installazione, veduta. New Industries Building, Alcatraz
Teresa Scarale
Teresa Scarale
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