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Treasury Usa: le ragioni contro l'esposizione

18 Maggio 2018 · Teresa Scarale

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  • Il trucco vecchio e sempre valido del breakeven

Nonostante gli attuali rendimenti dei treasury Usa, per alcuni ora è preferibile evitarne l’esposizione per varie ragioni, in primo luogo l’appiattimento della curva che influisce sui profili di rischio/rendimento per chi investe in titoli del Tesoro statunitense

Uno degli argomenti attualmente più dibattuti è sicuramente quello dei treasury Usa. Ciò cui però non si presta sufficiente attenzione è l’appiattimento della curva rischio rendimento di questi titoli. Questa almeno è l’opinione di alcuni analisti, che non si aggiungono al coro degli entusiasti.

 

Il rischio sui tassi statunitensi resta elevato. E’ quanto affermano gli esperti di M&G Investments. E’ possibile infatti che la Fed decida di alzare i tassi in maniera più forzosa di quanto anticipato. I motivi per cui ciò potrebbe accadere sono diversi. Le cause principali sono però sue. Primo, la riduzione della disoccupazione americana. Secondo, l’aumento dei consumi dovuto alla riforma fiscale di Trump. A ciò si aggiungono il peggioramento dei conti del governo americano e della Fed stessa. Si tratta quindi di un quadro un po’ diverso da quello comunemente dipinto come “virtualmente privo di rischi e altamente liquido”.

L’approccio da seguire per valutare la convenienza di un investimento in treasury è quello del punto di pareggio. Cioè, calcolare di quanti punti base dovrebbero aumentare i rendimenti in un anno, prima che il calo del prezzo delle obbligazioni ne compensi esattamente il rendimento annuale. Arrivando quindi a un rendimento complessivo pari a zero. In sostanza, il breakeven misura quindi la capacità del bond di attutire il rischio derivante dall’aumento dei tassi. Esso dipende dal rendimento del bond alla maturità. Ma anche dalla duration dei tassi di interesse. Rendimenti più elevati e duration più bassa portano a punti di pareggio più alti, e viceversa.

Il breakeven naturalmente non rappresenta un valore statico. Ciò ha profonde implicazioni per gli investitori.  Oggi, con un breakeven di soli 16 punti base, i treasury a 30 anni non offrono remunerazioni al rischio appetibili. Scontano inoltre la vulnerabilità dei rendimenti crescenti. Senza considerare il potenziale impatto del rally petrolifero e del mercato del lavoro sull’inflazione Usa.

Vi sono altri elementi cui prestare attenzione. Il rischio di favorire il front-end piuttosto che il long-end è che la curva dei treasury continui ad appiattirsi. O addirittura che si inverta.

La storia ci racconta che questo scenario sarebbe plausibile se l’economia americana fosse prossima alla recessione. Cosa che non è. Inoltre, l’analisi del breakeven non tiene conto dei costi opportunità. L’elevato breakeven dei treasury a due anni potrebbe ben aiutare gli investitori a evitare rendimenti complessivi negativi, anche in caso di crescita prolungata dei rendimenti. Tuttavia, è anche possibile che altre classi di asset offrano opportunità di rendimento superiori.

Infine, l’analisi della remunerazione del rischio diventa più complicata per coloro che non investono in dollari. Il costo concreto di coprire il rischio valutario può infatti azzerare l’appetibilità dei treasury, soprattutto per gli operatori dell’area euro.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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