PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

Transizione energetica: Pil G20 -2% se rimandata

26 Novembre 2018 · Teresa Scarale · 3 min

  • La transizione energetica deve iniziare entro il 2025

  • Chi resta in sella e chi scende

  • La situazione italiana in prospettiva: vecchi e ignoranti

La classifica semestrale sulla sostenibilità dei Paesi Ocse di Degroof Petercam deve fare sempre più i conti con il passo della transizione energetica: le stime sulla perdita di valore e sui costi del suo ritardo sono elevate

Ignorare le tematiche sostenibili porterà a costi crescenti e a scelte di investimento con un profilo rischio/rendimento non ottimale. Ad esempio, l’Ocse stima che i membri del G20 hanno una reale possibilità di dover affrontare un calo del 2% del Pil nei prossimi 10 anni. Questo, qualora la transizione energetica venisse rinviata a dopo il 2025. E saranno i Paesi esportatori di combustibili fossili a subire i cali più significativi. Avere una bussola che permetta di individuare i Paesi in grado di affrontare al meglio le sfide della sostenibilità è quindi indispensabile. Per avere a cuore non solo le necessità della generazione attuale ma, anche e soprattutto, il benessere di quelle future
BY Ophélie Mortier, responsabile degli investimenti responsabili di Degroof Petercam Am
La classifica semestrale sulla sostenibilità dei 35 Paesi Ocse presentata da Degroof Petercam Am. L'analisi viene effettuata con lo scopo di definire l’universo di investimento del fondo obbligazionario governativo Sri Dpam L Bonds Government Sustainable. Da questo infatti vengono esclusi quei Paesi che occupano la metà inferiore della classifica

La società belga di gestione del risparmio Degroof Petercam è leader negli investimenti responsabili in Europa. Per il secondo anno consecutivo ha infatti ottenuto il più alto punteggio (A+) per i Principi di Investimento Responsabile delle Nazioni Unite. E ora pubblica la sua consueta classifica semestrale relativa al livell di sostenibilità dei 35 Paesi Ocse. Quelli che, se nella metà inferiore della lista, vengono escludi dal fondo obbligazionario governativo Sri Dpam L Bonds Government Sustainable.

2025, ultima frontiera

Al di là della classifica, che vede Norvegia, Danimarca, Svizzera, Islanda e Svezia occupare il quintetto di testa (con un’inversione fra quarto e quinto posto rispetto all’anno scorso in realtà), quelle che colpiscono sono le parole della responsabile del fondo, Ophélie Mortier. “L’Ocse stima che i membri del G20 hanno una reale possibilità di dover affrontare un calo del 2% del Pil nei prossimi 10 anni, se la transizione energetica venisse rinviata a dopo il 2025″. È infatti nel cambiamento climatico che la transizione energetica vede la sua ancora di salvezza o forse solo un elemento calmierante.

L’Italia

Il nostro Paese stagna purtroppo nelle acque basse della classifica. Si tratta di una costante dall’inizio delle rilevazioni di Degroof Petercam Am. Negli ultimi cinque anni il punteggio totale registrato dall’Italia si è aggirato tra 50 e 55. Le cause sarebbero:

  • la debolezza delle istituzioni in termini di trasparenza e rispetto dei valori democratici,
  • la distribuzione della ricchezza e
  • l’accesso a cure sanitarie di qualità.

Istruzione e innovazione

La dimensione dell’istruzione e dell’innovazione è particolarmente deficitaria. Il Belpaese langue in termini di

  • investimenti in ricerca e sviluppo,
  • accesso a internet;
  • numero di laureati.

La percentuale di cittadini fra i 25 e i 34 anni i quali hanno raggiunto il livello più alto di istruzione è sensibilmente al di sotto della media Ocse.

La piaga dei Neet

In Italia è in aumento il numero di Neet, ossia di giovani che non hanno un impiego, non studiano e non sono impegnati in percorsi formativi professionali. Guardando all’evoluzione della disoccupazione di lungo periodo, oltre che dei giovani, la situazione è drammatica.

L’emergenza demografica

Il tasso di fertilità in Italia è molto scarso, con conseguente sbilanciamento del peso degli anziani sul welfare state. Una situazione che purtroppo, stando ai dati Ocse, non verrà sanata nemmeno dall’immigrazione, visto che l’Italia conta uno dei tassi più alti di adulti nati all’estero senza istruzione superiore.

Gli altri Paesi

L’Austria rientra tra i primi dieci, scalzando la Nuova Zelanda. Pesa molto lo “scivolino” della Francia: pur scendendo di un solo posto, finisce nella metà peggiore della classifica, uscendo dal cosiddetto “universo investibile”, insieme ad Italia, Stati Uniti, Giappone, Spagna.

 

 

 

Teresa Scarale
Teresa Scarale
VUOI LEGGERE ALTRI ARTICOLI SU: