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Trading algoritmico: il nemico/amico dei mercati

Trading algoritmico: il nemico/amico dei mercati

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

24 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il Nyse chiude  il floor per l’emergenza Coronavirus:dal 23 marzo solo scambi elettronici.

  • L’ algo trading rappresenta l’80% del volume nel mercato azionario statunitense

  • L’ intervista a Gian Marco Salcioli, strategist di Assiom Forex

Mentre il Nyse chiude il parterre, con scambi interamente per via elettronica, si riapre la polemica sul trading algoritmico, su cui alcuni operatori puntano il dito in periodi di volatilità

Lunedì la campanella di apertura a Wall Street è suonata in modo diverso. Per la prima volta in 228 anni di storia, la sala del New York Stock Exchange è rimasta vuota mentre i mercati erano aperti. Il trading floor più famoso al mondo ha temporaneamente chiuso le porte, lasciando a casa centinaia di broker e trader, con tutte le negoziazioni portate avanti in modalità interamente elettronica. La decisione è stata presa in misura precauzionale per tutelare la salute dei lavoratori in risposta all’emergenza Covid-19, dopo che due operatori del Nyse sono risultati positivi al Coronavirus.

“I nostri mercati sono pienamente in grado di operare in modo completamente elettronico per servire tutti i partecipanti e procederemo in questo modo fino a quando non potremo riaprire i nostri trading floors ai nostri membri ” ha dichiarato Stacey Cunningham, presidente del Nyse.

 

La chiusura del floor della Borsa di New York e il conseguente avvio delle contrattazioni solo in forma elettronica, hanno sollevato nuovamente il tema del cosiddetto ‘trading algoritmico’ e dei sistemi di negoziazione superveloci (high frequency trading – Hft), che permettono l’esecuzione e la gestione automatizzata ad altissima velocità degli ordini di compravendita.  Guardando ai numeri, se si parla di mercati azionari, il trend è chiaro: le macchine stanno progressivamente tagliando il fattore umano fuori dall’equazione. L’algo trading infatti, oggi rappresenta l’80% del volume nel mercato azionario statunitense, rispetto a circa il 15% nei primi anni 2000.

Ma perché puntare il dito contro gli algoritmi?

In periodi di alta volatilità sui mercati, i market watchers hanno spesso attribuito a questi sistemi la colpa di amplificare i sell-off, facendo crollare ulteriormente i mercati e alimentando la paura degli investitori, dando vita a quello che possiamo definire come ‘un circolo vizioso al ribasso’. Inoltre, come evidenziato da Guy De Blonay, fund manager di Jupiter Asset Management, in un’intervista rilasciata alla Cnbc nel 2018, il focus sul breve termine di questi sistemi porta a scostarsi dai fondamentali:

“L’ottanta percento del volume giornaliero negli Stati Uniti è realizzato da macchine, quindi ciò che si ottiene è una mancanza di attenzione agli utili, una mancanza di attenzione alle prospettive e si ottengono solo movimenti a breve termine basati su dati molto specifici che vengono rilasciati ogni giorno, e questo crea rumore ” ha dichiarato il gestore all’emittente americana.

Sempre alla Cnbc, settimana scorsa, la presidente del Nyse ha ribadito l’importanza del giudizio umano nel ridurre la volatilità: “Il nostro modello (ndr, del Nyse) porta alla negoziazione con minore volatilità” ha dichiarato la Cunningham.

Sistemi di algo trading: "né buoni né cattivi". Il parere dell'esperto

Gian Marco Salcioli, strategist di Assiom Forex, intervistato da We Wealth, sottolinea come, puntare il dito contro l’algo trading solo quando i mercati scendono, sia una “distorsione percettiva”. “ É ricorrente che se ne parli male solo quando il mercato scende e non se ne parli quando il mercato sale e registra nuovi massimi. Nessuno si chiede se siano gli stessi algoritmi a causare la salita del mercatoevidenzia l’esperto, spiegando come nei momenti di massima volatilità, questi sistemi automatici siano disinnescati e possano eccedere nell’amplificare un movimento. “Se poi guardiamo alla storia” continua Salcioli, citando anni di forti crolli come il 1929, 1987 e il 1992, in cui non c’era l’algo trading “bisogna evitare di attribuire eccessiva responsabilità a  un meccanismo che di per sé è come la speculazione: amplifica uno stimolo forte in un senso, ma anche nell’altro”.

Inoltre, aggiunge Salcioli  “gli algoritmi non sono buoni o cattivi, agiscono sulla base di regole preordinate che sono automatiche nella fase esecutiva, ma dietro c’è qualcuno che li ha costruiti”. Lo strategist sottolinea come questi sistemi vengano elaborati dagli stessi uomini e quindi non agiscono in modo completamente autonomo, anche se, una parte di algoritmi, come quelli legati al machine learning, sono in grado di auto-apprendere, ma sempre a fronte di un input iniziale.

L’esperto conclude poi lanciando un appello ai regolatori: “L’attenzione dei regulator deve sempre essere più dedicata a tutti quegli operatori, come gli hedge fund, che sono utilizzatori ad alta intensità di algoritmi high frequency (ndr, ad alta frequenza), in grado di compiere un enorme numero di operazioni in un ristrettissimo lasso temporale. Questo al fine di poter anche attivare dei meccanismi che possano rallentare l’eccesso di spostamento del valore degli indici o dei singoli titoli nelle condizioni di emergenza”.

 

Virginia Bizzarri
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