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Testa o croce: negli investimenti la fortuna esiste?

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Giovanni Sebastiano Cozza
Giovanni Sebastiano Cozza

08 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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Fortuna e finanza: due parole che spesso sentiamo pronunciare insieme. Ma se si investe in Borsa, affidarsi al caso non è la strategia migliore. Ecco perché

– L’anno scorso ho investito in quei titoli del settore energetico che sarebbero dovuti andare alla grande, e invece… sono scesi.

– Eh, ci vuole fortuna in Borsa!

Fortuna e finanza sono due parole che spesso sentiamo pronunciare insieme. Ma cosa significa avere fortuna? Vuol dire che il fato ci ha riservato una buona sorte. E questo accade nel 50% delle occasioni; è la casualità che ci riserva la buona o la cattiva fortuna.

Ma se si investe in Borsa, affidarsi al caso non è di certo la strategia migliore. Se il titolo del settore energetico in questione è andato male, può essere per diversi motivi, alcuni prevedibili, altri meno. Siamo tutti d’accordo che non possiamo prevedere una pandemia o qualche imprevisto fuori dalla nostra capacità di calcolo. Perciò sugli eventi imprevedibili che hanno ripercussione sui mercati mondiali, non possiamo fare nulla.

Ma al di là delle eccezionalità accidentali, c’è tutta una serie di altri fattori che sono prevedibili, a patto di conoscerli. Ed è su questi che possiamo giocare la nostra partita per fare un buon investimento.

Investire su un titolo del settore energetico che sta andando bene senza capire come evolverà il mercato, significa fare affidamento al caso. Investire invece su un titolo del settore energetico dopo aver compreso le dinamiche evolutive del mercato è una scelta più consapevole che può mettere al riparo un investitore dall’affidarsi solo ed esclusivamente alla buona o cattiva sorte: bianco o nero, testa o croce, segno più o segno meno.

Ecco quindi tre semplici domande, la cui risposta può servire per mettere in atto una strategia che non si affidi solo al caso.

1) Devo gestire i miei investimenti da solo o con l’aiuto di un consulente finanziario?

Se si sceglie di gestire i propri investimenti in modo autonomo, si elimina il costo intrinseco del consulente, al quale spetta sempre una percentuale sul capitale investito. Pertanto, fare da soli elimina una spesa fissa, ma bisogna avere le capacità di gestirsi in autonomia. In un mercato che è in continua evoluzione e cambiamento, occorre studiare, e anche parecchio. È facile sbagliare e sbagliarsi. Siamo bombardati da pubblicità che promuovono guadagni facili in Borsa, ma i guadagni facili non esistono. Al di là dello studio preliminare, poi, una volta che l’investimento è stato fatto occorre monitorarlo costantemente. Serve dedicare quotidianamente del tempo per verificare i flussi del mercato e l’andamento del nostro portafoglio, per poi operare di conseguenza.

Se invece ci affidiamo a un consulente finanziario, tutta l’attività di investimento verrà svolta da lui e dalla sua casa mandante. Il consulente ci aiuterà a delineare il nostro profilo di investitori, ascolterà le nostre esigenze e i nostri obiettivi e sceglierà di conseguenza i prodotti più adatti a noi. A quel punto, gli investimenti non saranno gestiti in maniera automatica: ci sarà sempre un gestore fisico che ogni giorno monitorerà il nostro portafoglio e interverrà vendendo o comprando gli strumenti finanziari, al fine di garantire un rendimento in linea con le aspettative del cliente.

2) Sono consapevole del significato emotivo di perdere o guadagnare negli investimenti finanziari?

Sia che si faccia da soli, sia che ci si faccia aiutare, occorre essere consapevoli che ci troveremo di fronte a momenti di guadagno e di perdita. Se è facile gioire per un titolo che sale, non è altrettanto naturale riuscire a mantenere la calma alla vista di un segno negativo.

I nostri bias cognitivi giocano un ruolo importante. In base al “filtro” con cui valutiamo l’esterno, possiamo propendere per la scelta di una tipologia di investimento piuttosto che un’altra.

Facciamo un esempio. Ognuno si può trovare a leggere questa frase: “Comprando quest’azione, la possibilità di guadagnare è pari al 50%”. Ma anche: “Comprando quest’azione, c’è una possibilità di perdere il 50%”.

Personalmente, il mio bias cognitivo mi porterà a preferire la prima azione invece della seconda, eppure il significato delle due frasi è identico, così come il rischio di investimento. Questo accade perché tendenzialmente tutti noi abbiamo un’avversione alla perdita. Non amiamo i rischi e solo una minima parte degli investitori sa dargli il giusto significato.

Se ascoltassimo solo i nostri bias cognitivi, sceglieremmo solo titoli prudenti. I quali hanno sì una minore volatilità, ma – per questo – ci precludono anche a priori la possibilità di guadagni con percentuali più alte.

È evidente quindi che è importante scegliere o di dedicare la nostra giornata allo studio e all’applicazione degli strumenti finanziari che vogliamo, oppure di affidarci a qualcuno che ha studiato negli anni, con benchmark che noi non abbiamo, con accesso a database che noi non possiamo consultare, e che per questo è capace di muoversi con cognizione di causa nel mercato, operando con alte o basse volatilità, mantenendo sempre il sangue freddo.

3) Come scelgo un consulente se decido di affidarmi a lui?

Esistono due categorie di consulenti: il consulente bancario e il consulente di una rete di consulenti finanziari, detto anche consulente indipendente.

Il consulente bancario ci può dare un senso di affidabilità e familiarità, perché opera per la stessa banca della quale siamo clienti da anni. Tuttavia, il consulente bancario promuoverà i titoli che la banca in quel momento vuole spingere, limitando le possibilità di investimento.

Al contrario, il consulente indipendente offre una consulenza vera e propria, svincolata dalla banca, e sceglie i prodotti migliori per il nostro profilo vagliando l’intero mercato; inoltre, spesso l’indipendente ha costi di gestione minori.

Per quanto potrebbe ispirarci poca familiarità in un primo momento, il consulente indipendente può essere contattato sul suo cellulare diretto, cosa che non sempre è possibile fare con un consulente bancario.

In conclusione: la fortuna negli investimenti non esiste. Le scelte vanno fatte in base al profilo emotivo di ciascun investitore e alla propria propensione al rischio.

Si può decidere di fare da soli, spendendo di meno e rischiando di più, oppure di farsi aiutare. Nel secondo caso, si spende di più, ma si può anche guadagnare più tranquillamente (e sicuramente risparmiare tempo). In più, se non si sa come orientarsi ci si può fare aiutare interpellando tre consulenti finanziari diversi. La loro opinione aiuterà ognuno a operare una scelta più consapevole.

Giovanni Sebastiano Cozza
Giovanni Sebastiano Cozza
Ha costituito 15 anni fa una boutique specializzata in formazione e coaching per manager e sportivi. Ha ideato una metodologia che vince le naturali resistenze all’apprendimento di nuovi comportamenti. È anche conosciuto come il fondatore della Domandologia ®. Insegna queste materie, oltre che nelle aziende private, anche presso l’Aeronautica militare italiana.
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