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Tensioni geopolitiche, Brexit, elezioni Usa sono le incognite del 2020

Tensioni geopolitiche, Brexit, elezioni Usa sono le incognite del 2020

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Redazione We Wealth
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13 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Il driver numero uno rimane ancora il delicato equilibrio commerciale tra Stati Uniti e Cina. A gennaio i due paesi dovrebbero firmare l’accordo

  • In Siria Putin ha appoggiato il Governo di Bashar al Assad, in Libia ha favorito l’avanzata del Generale Haftar, e sul mercato del petrolio ha intrecciato relazioni politico-economiche con l’Arabia Saudita e l’Opec

Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia spiega quali sono gli aspetti a cui fare più attenzione nel 2020. Da sottolineare come il 2020 sarà uno degli anni più importanti per il 21esimo secolo

Il 2020 è appena iniziato e si appresta ad essere uno degli anni più importanti del 21esimo secolo sia a livello economico che geopolitico. “Nel 2019 abbiamo discusso tanto in merito ai rapporti di forza economici e politici tra una grande superpotenza come gli Stati Uniti e due superpotenze potenziali come Cina e Russia” dichiara Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia.

La Cina mette in dubbio l’egemonia economica degli Stati Uniti, costretti a trattare con Pechino per obbligarla a seguire delle regole ben definite e strutturate nei rapporti commerciali. E la Russia ha aumentato la propria sfera d’influenza politica sotto la guida del dispotico Vladimir Putin, seguendo i dogmi della dottrina Primakov per raggiungere un modello multipolare: dall’espansione della propria influenza in Medio Oriente all’intromissione nelle elezioni politiche di alcuni paesi occidentali.

Le tensioni geopolitiche, Iran, Libia, Turchia e Russia

“Altro fattore destabilizzante per i mercati saranno le tensioni geopolitiche. Nelle ultime ore abbiamo assistito a una rottura delle relazioni tra Stati Uniti e Iran dopo l’uccisione da parte di Washington del Generale iraniano Qasem Soleimani da parte degli Stati Uniti” spiega Diodovich. Soleimani era una delle figure più importanti di Teheran, capo della Brigata Santa (soldati scelti delle Guardie Rivoluzionarie che operano al di fuori dell’Iran) e figura religiosa per il suo obiettivo di diffondere l’ideologia khomeinista. Per molti l’importanza del comandante ombra era pari a quella del presidente Hassan Rouhani e al capo supremo dei guardiani della rivoluzione islamica Mohammad Ali Jafari.

La guerra commerciale

Il driver numero uno rimane ancora il delicato equilibrio commerciale tra Stati Uniti e Cina. “A gennaio i due paesi dovrebbero firmare l’accordo di fase uno che prevede il temporaneo smantellamento del sistema dei dazi imposto dalle due potenze economiche. Il vice premier Liu He sarà a Washington a metà gennaio per firmare ufficialmente l’accordo.” Sottolinea Diodovich.

Nonostante la firma dell’accordo di fase 1 difficilmente le tensioni commerciali si allenteranno nel 2020. L’amministrazione Trump sarà molto attenta a valutare l’effettiva adempienza dei cinesi alle regole del contratto soprattutto al rispetto dell’acquisto di 40 miliardi di dollari in beni agricoli. Questa ultima condizione sarà fondamentale per promuovere la campagna elettorale delle presidenziali del presidente in carica che corre per un secondo mandato. “Riteniamo, quindi, che le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina rimarranno ancora tali da impedire la firma di un contratto definitivo tra le parti”.

Tra le questioni calde sono da annoverare anche le mire espansionistiche di Turchia e Russia. Il Governo di Erdogan ha infatti votato in favore dell’invio di truppe in Libia in difesa di Al-Sarraj sotto assedio delle forze guidate dal Generale Haftar. La situazione nel paese nordafricano si fa ancora più complessa: da una parte Al-Sarraj sostenuto ora militarmente dalla Turchia e appoggiato politicamente da Onu, Ue e Italia e dall’altra Haftar favorito da Egitto, Francia e Russia.  Proprio la Russia di Putin, dopo una lunga fase di isolamento resa necessaria per ricostruire l’economia, ha più dossier aperti in campo internazionale: in primis la questione Ucraina non ancora risolta e poi le mire su

Medio Oriente

In Siria Putin ha appoggiato il Governo di Bashar al Assad, in Libia ha favorito l’avanzata del Generale Haftar, e sul mercato del petrolio ha intrecciato relazioni politico-economiche con l’Arabia Saudita e l’Opec.  Nonostante le tensioni geopolitiche saranno elevate per tutto l’anno, crediamo che non si arriverà a una escalation che possa portare all’intervento di una grande potenza. Riteniamo, tuttavia, che le politiche adottate dai Governi di Mosca e Ankara permetteranno a questi paesi di aumentare la propria area di influenza sul Medio Oriente e sul Nord Africa sostituendosi a Francia, Stati Uniti ed Europa.

“Nonostante le forti tensioni geopolitiche in Medio Oriente e in Nord Africa riteniamo che l’appuntamento delle elezioni presidenziali statunitensi avrà un maggiore impatto sui mercati finanziari. Ci aspettiamo mercati azionari ancora in crescita nel 2020 con la spinta dell’amministrazione Trump e con le principali banche centrali che manterranno per tutto l’anno una “stance” ultra-accomodante” conclude Diodovich.

Redazione We Wealth
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