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Tecnologia, investimenti record in Italia

Tecnologia, investimenti record in Italia

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

21 Novembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Finanziamenti record per le aziende tecnologiche europee, per un totale di oltre 27 miliardi di euro

  • Il 92% dei finanziamenti ha raggiunto team composti prevalentemente da uomini

  • Un fondatore europeo su cinque ritiene che la propria azienda misuri il suo impatto sociale o ambientale

Nel 2019 l’Italia ha registrato investimenti record nel settore della tecnologia per oltre 450 milioni di euro, in crescita del 23% rispetto allo scorso anno. Milano si posiziona tra i primi 20 hub europei per finanziamenti ricevuti

Lo stato della tecnologia europea è florido, ancor più se si parla dell’Italia. Nel 2019 il Belpaese ha registrato investimenti record per oltre 450 milioni di euro, una cifra superiore del 23% rispetto allo scorso anno. Nonostante una certa sofferenza dei mercati globali, guidata tra le altre cose dagli scontri commerciali tra Stati Uniti e Cina, il settore della tecnologia ha rappresentato uno dei punti più brillanti dell’economia europea che, a sua volta, ha accumulato un totale di 27 miliardi di euro di finanziamenti e oltre 90 milioni di euro di investimenti.

A fare un punto sulla salute del settore è un rapporto pubblicato da Atomico in collaborazione con Slush e Orrick, che hanno intervistato 5.000 individui (di cui 1.000 fondatori) che operano nell’universo dell’innovazione. C’è da dire, però, che l’Italia si posiziona comunque nelle retrovie della classifica europea rispetto agli altri paesi limitrofi: la Germania, la Francia e La Svizzera hanno infatti registrato investimenti superiori rispettivamente di 11, 9 e 3 volte. Ma c’è uno spiraglio: Milano si posiziona tra i primi 20 hub del continente per finanziamenti ricevuti, con un totale di 270 milioni di euro.

“Tutti i segnali indicano chiaramente che l’ecosistema tecnologico è il miglior motore di crescita per l’Europa, con le aziende tecnologiche più di successo e ben finanziate di sempre e sempre più prossime allo status di unicorno – commenta Chris Grew, partner londinese di Orrick – Allo stesso tempo, il progresso tecnologico continua a superare la regolamentazione e dobbiamo collaborare per affrontare la sfida, sia da un punto di vista aziendale che sociale”.

Europa indietro in termini di gender diversity

Sono oltre 150 le aziende tecnologiche europee che valgono miliardi, ma resta forte il deficit in termini di diversità di genere. Secondo i dati di Dealroom, nel 2019 il 92% dei finanziamenti ha raggiunto team composti prevalentemente da uomini (un dato che non si allontana molto da quelli del 2018). Le donne, in particolare, rappresentano unicamente il 7,5% degli ingegneri informatici. Inoltre, il 63% di queste ultime che operano in fondi di venture capital preferirebbero prendere parte a eventi con una maggiore presenza di fondatori di etnie diverse. Di contro, solo il 33% degli uomini ha un’opinione eguale. Questo dimostra, tra le altre cose, che le minoranze etniche nel settore tecnologico continuano a subire elevati tassi di discriminazione: l’80% degli intervistati di colore dichiara infatti di aver subito forme di discriminazione legate alla loro origine etnica.

“L’Europa sta iniziando a rendersi conto dei problemi di diversità nel suo complesso e del fatto che l’imprenditorialità non è ugualmente accessibile a tutti – aggiunge Andreas Saari, ceo di Slush – Siamo tutti più inclini a risolvere problemi che possiamo toccare con mano, e ci vogliono persone diverse per cogliere problemi diversi e considerarli come possibilità. Slush continua a essere impegnata a mettere in evidenza una più ampia varietà di role models per la prossima generazione di fondatori attraverso i nostri eventi e i nuovi canali di comunicazione”.

Anche il settore tecnologico pro sostenibilità

Un fondatore di aziende tecnologiche su cinque in Europa dichiara che la sua azienda sia attenta alle tematiche ambientali e sociali, mentre unicamente il 14% le ritiene una problematica non rilevante. Sulla stessa linea d’onda anche i dipendenti: il 57% sostiene che la responsabilità sociale delle imprese presso cui lavorano sia fondamentale. “L’Europa ha una finestra di opportunità e i politici hanno un grande ruolo da svolgere – spiega Tom Wehmeier, partner e head of Insights di Atomico – Troppi sono i fondatori all’oscuro della visione politica europea per la tecnologia. L’Europa deve tracciare un percorso che crei le condizioni ottimali per un’innovazione continua e assicurarsi che i fondatori ne siano al corrente”.

Rita Annunziata
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