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Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

18 Febbraio 2021
Tempo di lettura: 5 min
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  • Il tasso del decennale del Treasury statunitense è salito dallo 0,9% di inizio anno al 1,3% attuale. Wall Street non da segnali di ribassi significativi

  • “Ci si aspetta che il Treasury possa arrivare fino al 1,5% nei prossimi dodici mesi. Se questo livello dovesse essere superato allora ci sarebbe un riposizionamento degli investitori sull’obbligazionario” spiega Giorgio Bensa

  • “Negli Stati Uniti si sta verificando la concomitanza di gelate più fredde del solito che hanno mandato in sofferenza l’agricoltura e una fase di mercato in cui la Cina compra tutte le derrate possibili” afferma Nicolò Nunziata

I treasury bond sono ai minimi storici e le aspettative di inflazione ai massimi. Wall Street non se ne cura: il pericolo è il virus; l’inflazione e i tassi più alti, se sono forieri di crescita, sono bene accetti

Il rendimento del decennale del Tesoro americano è arrivato a toccare l’1,3% dallo 0,9% di inizio anno. Il più di questo movimento si è verificato nelle ultime settimane e febbraio sembra essere destinato a diventare il mese dal rialzo più sostenuto dal 2018. Come si spiega nell’era dei tassi a zero una tale dinamica? Quali sarebbero le implicazioni per i mercati di ulteriori aumenti?

L’inflazione con crescita sostiene i mercati

Per Giorgio Bensa, del team gestioni patrimoniali di Ersel, il timore di forti ribassi sui mercati azionari è prematuro. “Mercoledì sono usciti dati molto sostenuti sulle vendite al dettaglio negli Usa. La ripresa economica è forte e florida più di quanto ci si potesse aspettare e gli investitori hanno venduto treasury con il timore che la Fed debba riconsiderare la propria politica monetaria. Tuttavia, da parte della Fed c’è l’impegno a non aumentare i tassi fino al 2023 e l’obiettivo di inflazione è stato rivisto l’anno scorso: si accetterà un’inflazione anche sopra il 2%” afferma Bensa che è dunque è dell’avviso che il timore di ribassi è prematuro. Inoltre anche se ciò avvenisse non necessariamente si verificherebbero tonfi a Wall Street: è importante capire perché i tassi salgono. “Se i tassi aumentano perché l’economia è in salute ciò è benefico per i mercati azionari: le aziende avranno ricavi e profitti più elevati. Se invece l’aumento è in considerazione di una politica della Fed volta a restringere le condizioni finanziarie l’impatto mercati è puramente negativo” spiega Bensa che sottolinea che quest’ultima casistica si è verificata non più tardi di tre anni fa. “A novembre 2018 il tasso sul decennale Usa era al 3,22% e nel frattempo la guerra commerciale tra Cina e Usa era nella sua fase più acuta. A fronte di un aumento dei tassi, già alti, e un’economia in difficolta i mercati sono crollati”.

L’inflazione da “gelata invernale”

Per Bensa il movimento degli ultimi quattro giorni è dunque “da leggersi come una presa di profitto e un parcheggio di liquidità momentaneo: gli investitori si aspettano che sui mercati di domani sia obbligazionari che azionari ci saranno prezzi più interessanti”. Se tuttavia l’aspettativa di inflazione e dunque il sell-off sui titoli del tesoro dovesse continuare e i rendimenti salire troppo allora i ribassi diverrebbero ipotesi concreta. “Ci si aspetta che il Treasury possa arrivare fino al 1,5% nei prossimi dodici mesi. Se questo livello dovesse essere superato allora ci sarebbe un riposizionamento degli investitori sull’obbligazionario” continua Bensa. Secondo Nicolò Nunziata di Marzotto Investment House tuttavia le aspettative di inflazione ai massimi sono un problema temporaneo, come ha sottolineato più volte la Fed. “Negli Stati Uniti si sta verificando la concomitanza di gelate a causa di temperature più fredde rispetto alla media stagionale che hanno mandato in sofferenza l’agricoltura, in una fase di mercato in cui la Cina compra tutte le derrate possibili. Il risultato è un’inflazione alimentare: i noli del secco sono saliti molto a differenza dei tankers, i noli sui raffinati del petrolio che soffrono ancora i voli aerei ridotti. Le autorità monetaria sono consapevoli che il rialzo dell’inflazione non viene da eccessi della domanda o carenze sul lato dell’offerta”afferma Nunziata che spiega che al netto dell’aumento dell’inflazione, le valutazioni dell’azionario non sono allarmanti. “Il mercato è attualmente è ipercomprato e adesso deve solamente scaricare. Le valutazioni del S&P500 sono tuttavia giustificate alla luce dei tassi prossimi allo zero, ma se prima era caro solo il tech, ora cominciano ad essere correttamente prezzati  un po’ tutti i comparti. Diventa dunque fondamentale che l’economia riparta: se così dovesse essere ci sono ancora ampi margini al rialzo” spiega Nunziata che sottolinea che il vero rischio per i mercati  rimane il coronavirus.

I mercati temono covid e lockdown

Dello stesso avviso è Filippo Diodovich, senior strategist di Ig Italia “Nel 2021 ci aspettiamo correzioni e ribassi legati soprattutto a possibili problemi legati all’andamento della distribuzione vaccinale. La comparsa di nuove varianti del coronavirus (inglese, sudafricana e brasiliana) ha infatti provocato qualche timore tra gli investitori che la ripresa economica possa essere posticipata. Una distribuzione non efficiente del vaccino potrebbe portare a una forte correzione dei mercati nel 2022, quando finiranno i programmi di acquisto di titoli da parte delle banche centrali (il piano PEPP della BCE ad esempio) e i governi non potranno continuare con politiche fiscali espansive. Potremmo quindi assistere a una ripresa dell’economia reale ai livelli pre-pandemici, ma a mercati azionari che perderanno terreno”.

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