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Tassi Fed: Powell fa la "colomba" ma non troppo

19 Giugno 2019 · Teresa Scarale · 3 min

  • Jerome Powell si conferma colomba d’acciaio e non cede alle pressioni di “svalutazione” del presidente Trump. I tassi restano invariati fra il 2,25% e il 2,50%

  • Si prepara tuttavia per i tassi il terreno per un taglio che a luglio pare inevitabile

Alla fine della consueta tre giorni periodica di riunioni del Fomc, la Fed lascia invariati i tassi, preparando il terreno per un taglio il prossimo luglio. Powell dà prova così di non arrendersi alle pressioni trumpiane e di tenere ampiamente in considerazione il fatto che l’inflazione sia ancora troppo lontana dal suo livello target

Alla fine la Fed ha tenuto fede alle sue intenzioni di pace e si è confermata “colomba”, ma non troppo. L’incertezza elevata della vigilia si è dissolta in un nulla di fatto. La guida forte di Jerome Powell, stretta fra la guerra dei dazi e l’inflazione che resta lontana dal suo livello target, ha tenuto fermi i tassi di interesse di riferimento fra il 2,25% e il 2,50%.

Dalla nota ufficiale della Federal Reserve sparisce la parola “paziente” riferita al ritmo dell’aumento dei tassi. Il che, insieme alle intenzioni di “sostegno” all’economia, apre ad un taglio di un quarto di punto nella prossima riunione di luglio.

A sostenere l’ipotesi di un taglio dei tassi sono anche le nuove previsioni economiche. La Fed si attende ora che la crescita dell’inflazione si fermi quest’anno all’1,5% contro l’1,8% inizialmente previsto. Mentre l’incremento dei prezzi al consumo si fermerà all’1,8%. Al di sotto quindi dell’obiettivo del 2%, anche l’anno prossimo. Confermata al 2,1% invece la crescita del Pil quest’anno, mente sale dall’1,9% al 2% la stima per il prossimo.

I commenti degli asset manager alla vigilia della riunione Fed sui tassi

Già François Rimeu, head of multi asset e senior strategist di La Française Asset Management preannunciava “delicata” la riunione del 19 giugno. I mercati del resto stavano già prezzando la linea dovish. Per questo la Fed doveva fare attenzione a non deludere le aspettative, lasciando allo stesso tempo una sufficiente libertà in caso di notizie positive sulla guerra commerciale in corso.

Anche Stefan Kreuzkamp, cio di Dws, propendeva per l’immobilità della Fed in vista di un’azione futura. “Il risultato è che stiamo assistendo alla trasformazione della Fed da “motore per il mercato” a “motore del mercato”. Ciò è esacerbato dalle critiche che il Presidente degli Stati Uniti muove nei confronti della Fed. Che i depositari monetari soccombano o meno all’insistenza di Trump su tassi d’interesse più bassi, ci sarà il sospetto che le loro azioni siano state dettate da ragioni politiche“.

L’outlook resta molto prudente

Si prende atto del rallentamento della crescita e dell’inflazione che rimane al di sotto dell’obiettivo. Le tensioni commerciali, molto vivaci, potrebbero attenuarsi durante il G20 del Giappone. “Il mercato sta già prezzando un taglio dei tassi a luglio e quasi tre altri tagli entro la fine dell’anno. Con un’economia che cresce di circa il 2,5% quest’anno e condizioni finanziarie che non sembrano sotto stress, per Powell potrebbe essere difficile sostenere una posizione così tanto da colomba”. E’ la conclusione di Kreuzkamp.

Così le votazioni. A favore della risoluzione del 19 giugno 2019 si sono espressi il presidente Jerome H. Powell e il vice John C. Williams. Poi anche Michelle W. Bowman, Lael Brainard, Richard H. Clarida, Charles L. Evans, Esther L. George, Randal K. Quarles e Eric S. Rosengren. L’unico voto contrario è arrivato da James Bullard, che avrebbe preferito un taglio di 25 punti base già da questo meeting.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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