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T. Rowe Price, i cinque passi per orientarsi nel 2020

T. Rowe Price, i cinque passi per orientarsi nel 2020

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

20 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il ciclo economico potrebbe continuare per altri 12 o 14 mesi

  • Le società che godono di tecnologie disruptive potrebbero creare opportunità in un contesto di bassa crescita

  • I mercati che hanno sofferto a causa delle questioni geopolitiche potrebbero tirare un sospiro di sollievo nel 2020, in vista di possibili risoluzioni

La fine del ciclo economico, l’ondata di innovazione e le tensioni geopolitiche: sono solo alcuni dei fattori sui quali gli investitori dovrebbero porre attenzione nel 2020. Secondo T. Rowe Price la chiave di volta è un approccio attivo. Ecco i cinque passi da compiere per orientarsi alla luce del nuovo anno

Dopo un 2019 positivo per i rendimenti, T. Rowe Price si prepara al nuovo anno assumendo un approccio positivo e fiducioso, ma soprattutto attivo. Alla luce del nuovo decennio, l’ondata di innovazione, le tecnologie disruptive, ma anche le tensioni geopolitiche sono solo alcune delle questioni che lasciano irrisolti dubbi e domande alle quali gli investitori desiderano dare risposta.

Partiamo dal principio. Secondo l’asset manager statunitense, l’attuale ciclo economico rappresenta il più lungo della storia ma non sarebbe ancora pronto a concludersi. “I cicli maturi non muoiono di vecchiaia – spiega Yoram Lustig, head of multi-asset solutions Emea della società – Siamo di fronte a un rallentamento economico, piuttosto che una crisi. Il ciclo potrebbe durare per altri 12 o 14 mesi, ma anche più a lungo”. Una recessione imminente non sembra preoccupare infatti il gestore ma, nonostante i dubbi, bisogna continuare a investire, mantenendo un approccio difensivo e privilegiando allo stesso tempo gli investimenti che garantiscano crescita e potenziale di investimento.

Non bisogna dimenticare che siamo agli albori di una vera e propria rivoluzione digitale, dove la bassa crescita si coniuga con una vera e propria ondata innovativa, che si prepara a trasformarsi nel principale driver di opportunità. “È cruciale focalizzarsi sulle storie di successo idiosincratiche, vale a dire individuare i vincitori di domani, destinati a cavalcare la disruption e a non soccombervi”, continua Lustig. Secondo il gestore, le società che godono di tecnologie disruptive sono anche quelle in grado di garantire le migliori opportunità. Un po’ come Netflix e Amazon che, tra il 2011 e il 2018, sono state caratterizzate da una crescita dei ricavi di quasi il 400%.

Le tensioni geopolitiche, intanto, sono destinate a diventare molto più che semplice “rumore”, come lo definisce Lustig, dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, alle tensioni politiche in Italia e Spagna, fino alla Brexit.  “Se alcune di queste minacce verranno risolte, i mercati che sono stati puniti per le questioni geopolitiche potrebbero essere premiati, andando a vantaggio soprattutto degli investitori attivi”, aggiunge Lustig. Tra questi, la società a stelle e strisce pone l’accento sull’azionario giapponese ed emergente, sull’azionario europeo (che potrebbe essere scosso da un’eventuale risoluzione del problema Brexit), ma anche i titoli azionari legati alle risorse naturali. Soffermandosi sulle tensioni tra Iran e Stati Uniti, l’adozione di sanzioni sembra rappresentare la chiave per evitare un’escalation che potrebbe comportare effetti ancora più gravi. “Gli Stati Uniti sono indipendenti dal punto di vista energetico – spiega Lustig – credo che per l’Europa potrebbero esserci più rischi, ma trovare una soluzione politica con l’Iran tramite le sanzioni potrebbe rappresentare una buona soluzione nel lungo termine per l’intero pianeta”.

Restano due ultimi punti da affrontare. Innanzitutto i mercati obbligazionari, segnati dalle politiche accomodanti delle banche centrali, dall’inflazione contenuta e dalla bassa crescita. “I rendimenti potrebbero scendere ulteriormente, ma non è detto che non tornino invece a salire di fronte al miglioramento delle tensioni geopolitiche – dichiara Lustig – A causa di questa incertezza, la funzione dei bond ad alta qualità in portafoglio resterà di cruciale importanza, anche se la sicurezza è diventata costosa”.

Il cerchio si chiude, ritornando alla necessità di un approccio attivo e tempestivo. “I cambiamenti secolari a cui stiamo assistendo creano una maggiore dispersione a livello di rendimenti, che necessita di decisioni attive nella selezione degli asset”, conclude Lustig.

Qual è dunque il futuro dell’industria del risparmio gestito? “In Italia ci sono ancora circa 1.400 miliardi di liquidità e vi è tantissimo spazio per convertire questa liquidità in asset management – commenta Donato Savatteri, head of Southern Europe di T. Rowe Price – Abbiamo visto una grande maturazione nel settore della consulenza finanziaria, figlia di Mifid2 e pre-Mifid2. È aumentata la professionalità dei consulenti. Il passaggio da promotori finanziari a consulenti non ha rappresentato solo una distinzione semantica ma ha avuto risvolti concreti. Grazie a questa professionalità, vediamo grandi prospettive per convertire la liquidità in risparmio gestito”.

Rita Annunziata
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