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Dieci anni dopo la crisi, gli stress test sono ancora necessari?

04 Settembre 2018 · Livia Caivano · 3 min

  • 37 istituti europei al vaglio del controllo della Bce

  • Nel 2016 solo due banche non avevano passato il test

Entro il 5 settembre le banche europee sono tenute a consegnare la documentazione relativa alla solidità dei propri conti alla Bce. Qual è lo stato di salute del sistema bancario e quali ripercussioni ci saranno sul risparmio gestito?

Stress test in arrivo per i conti di 37 banche europee. Stando a quanto pubblicato da Il Sole 24 Ore, scadrebbero domani i termini per la consegna alla Banca Centrale Europea della documentazione relativa alla tenuta dei bilanci relativi al triennio 2018-2020. Tra le italiane al vaglio del controllo della Bce, ci sono Intesa Sanpaolo, UniCredit, BancoBpm e Ubi, riporta il Sole. I dialoghi tra istituti e Vigilanza sono in corso da maggio e per alcune banche sono già sfociati nella richiesta preventiva di adeguamento al generale livello europeo. L’ultima parola sta a Mario Draghi, il cui verdetto è atteso per la prima settimana di novembre.

Il clima non è certo quello del 2016. L’economia è tornata in crescita, i conti delle banche sono solidi, i crediti deteriorati smaltiti. Pare.

Stress test 2017

Le contestazioni degli ispettori questa volta avrebbero riguardato nel caso italiano, riporta il Sole 24Ore, le risultanze dei test sui rischi di credito, sulle quali Bce e Eba sono particolarmente severe specie in Italia. Altro punto spinoso, le simulazioni degli scenari di crisi con riferimento al margine di interesse. Eba dubita della capacità di reagire degli istituti italiani di fronte a un rialzo dei costi di raccolta che andrebbero quindi a pesare sugli impieghi.

Le 37 banche sotto esame rappresentano solo il 70% del totale degli istituti dell’area euro: per le altre, tra cui Bper, Mediobanca, Carige e Iccrea, i test verranno ugualmente condotti ma non ne verranno poi pubblicati i risultati.

La crisi del 2008

Il sistema di Vigilanza Unico Europeo entra in azione in Europa nel 2014 in risposta ai ben più celebri stress test americani. Dopo lo scoppio della crisi finanziaria del 2008 infatti, un sistema di sorveglianza si rende necessario per controllare il livello di stabilità delle banche e preservare i mercati finanziari da un nuovo crollo. Oltre che per garantire la trasparenza dell’intero sistema e infondere nuova fiducia in investitori e correntisti.

sede centrale della federal riserve in usa
La Fed per prima intervenne nel 2009 per sondare la solidità del sistema economico americano

Risale al 2009 il primo stress test americano: la Fed prese allora in esame 19 tra le maggiori istituzioni bancarie (con oltre 100 miliardi di dollari in gestione) e ne sondò la reazione di fronte a due diversi scenari economici. Un primo in linea con le previsioni di analisti ed economisti; un secondo, totalmente avverso. I risultati spaccarono in due il sistema: promossero solo nove banche e bocciarono le altre dieci.

Nel giro di un decennio la situazione americana si è di gran lunga ripresa e nel giugno 2016 quasi tutte le banche made in Usa hanno superato con successo gli stress test. Nello stesso anno, in Europa, due soli istituti su 51 (tra cui Monte Paschi di Siena) non hanno superato il livello di Tier1 ratio richiesto. Solo due anni prima erano state quasi la metà delle banche prese in esame, 24 su 130, quelle bocciate.

Rimane quindi da vedere quale sarà lo stato di salute del sistema bancario quest’anno e se davvero si può dire con certezza che siamo fuori dalla crisi.

Livia Caivano
Livia Caivano
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