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Strategie di portafoglio, dai ciclici si passa ai difensivi

Strategie di portafoglio, dai ciclici si passa ai difensivi

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

24 Aprile 2018
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  • Nell’attuale scenario di mercato, investire sui titoli a bassa volatilità o con un comportamento simile a quello delle obbligazioni è diventato rischioso.

  • È necessario ora più che mai analizzare i bilanci e puntare su aziende redditizie e prudenti nella gestione della liquidità.

Pictet Asset Management nel suo ultimo studio – relativo all’andamento dei mercati primo trimestre dell’anno – rileva come una giusta strategia difensiva nel contesto di mercato attuale non passi solo dalla volatilità.

Nel contesto attuale solo una strategia in grado di considerare non solo la volatilità, ma anche i bilanci aziendali, la redditività, la prudenza e le valutazioni d’azienda sia in grado di offrire agli investitori istituzionali il giusto mix tra protezione, controllo dei rischi e rendimenti attesi. Questo il suggerimento di Marco Ghilotti, senior business development manager per i clienti istituzionali di Pictet Asset Management e Gabriele Susinno, senior client porfolio manager di Pictet Asset Management, i quali hanno elaborato uno studio sui titoli “difensivi”. Titoli definiti come difensivi e non semplicemente poco volatili. Utili per preservare il capitale nell’attuale fase di mercato e garantire il giusto equilibrio tra controllo del rischio e rendimento atteso. Questa in sintesi è la strategia che Pictet Asset Management suggerisce agli investitori istituzionali. L’analisi condotta da Ghilotti e Susinno si innesta nelle condizioni macroeconomiche attuali. Dopo un lungo periodo di inflazione assente e tassi zero, nel primo trimestre del 2018 si è osservato il ritorno dell’inflazione e l’accelerazione dei tassi di interesse. Il tutto in un contesto di maggiore sensibilità alle notizie economico – politiche. Il ritorno della volatilità è prova del maggiore nervosismo che pervade gli operatori di mercato nell’ultimo periodo. Infatti, anche se le prospettive di crescita che hanno caratterizzato gli ultimi anni sono ancora sostenute da solidi fondamentali, le attuali incertezze provocano un rapido avvicendamento di fasi “risk-on/risk-off”. Inoltre, per la prima volta dal settembre 2015 l’indice MSCI World (metro di misura per i titoli azionari mondiali) ha chiuso il primo trimestre con una performance del -1,3%. Solo due settori sono rimasti sulla difensiva. L’Information Technology, cresciuto, e quello delle utilities, le quali hanno sperimentato un andamento di tipo bond proxy, ossia simile a quello del comparto obbligazionario. Sempre nello stesso periodo invece, l’indice MSCI World Quality è rimasto in linea con il mercato, grazie proprio ai tecnologici. Il nervosismo del mercato continua ancora in questi giorni, e la minaccia di una guerra commerciale si aggiunge alle preoccupazioni degli operatori. A marzo, i titoli ciclici hanno sofferto, mentre il settore delle utilities è stato un buon rifugio. Negli ultimi anni del resto gli investitori si sono riversati sui titoli di tipo bond proxy, alla ricerca di rendimento da dividendi. Pictet Asset Management ritiene che un buon approccio difensivo sia caratterizzato dal prendere in esame più dimensioni complementari. “La nostra esperienza e l’analisi ci hanno condotto a considerare non solo il profilo di volatilità, ma anche la redditività, la prudenza e le valutazioni delle aziende nella identificazione delle idee di investimento realmente difensive. Ad esempio, il miglior 25% delle aziende analizzate secondo il nostro modello multidimensionale mostra una solida politica di gestione delle liquidità e un debito ridotto. Una virtù sicuramente destinata ad essere ricompensata nelle prossime fasi di mercato”. Invece, le aziende selezionate unicamente a partire dal proprio profilo di bassa volatilità sembrano aver recentemente accelerato il loro ritmo di indebitamento. Il paradosso per gli investitori avversi al rischio in questo momento sarebbe dunque quello di focalizzarsi solo sulla volatilità, ritrovandosi ironicamente ancora più esposti al rischio.

Teresa Scarale
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