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Stagflazione, il ritorno: il 2019 secondo Schroders

10 Dicembre 2018 · Teresa Scarale · 3 min

  • Secondo Schroders, la crescita del Pil mondiale passerà dal 3,3% previsto per il 2018 l 2,9%. Il ruolo chiave sarà quello dell’economia americana

  • Petrolio e dazi influiranno sui prezzi, ma gli effetti non saranno gli stessi ovunque

  • La debolezza del dollaro e la forza dell’euro: gli effetti

Crescita globale in frenata e prezzi in aumento: questo il 2019 nelle previsioni del colosso britannico dell’asset management, con varie sfumature di colore a seconda della latitudine

Keith Wad, Chief Economist & Strategist, Schroders
Keith Wade, chief economist & strategist, Schroders

La stagflazione secondo Schroders

L’altopiano prima della valle?

Nel 2019 la frenata congiunta delle economie di Usa, Asia ed Europa sarà accompagnata da un aumento del livello generale dei prezzi. E gli attori chiave dello scenario saranno dollaro ed emergenti. A dirlo è l’economista capo dell’asset manager Schroders, Keith Wade, come rilevato anche da Christine Lagarde del Fmi.

Rallentamento della crescita

Il consensus economico dà per il 2019 una crescita al 3,1%. Schroders invece nel suo outlook prevede un ritmo di espanione dell’attività economica al 2,9%, dato inferiore al 3,3% previsto per il 2018. Per il 2020 poi, l’economista si aspetta un ulteriore rallentamento del Pil globale al 2,5%. Principali responsabili del pessimismo dello strategist di Schroders sono gli Usa. Ma nemmeno Europa e Giappone si daranno da fare per invertire la tendenza, almento nelle previsioni.

Gli Usa

La spinta dei tagli fiscali esaurirà il suo effetto, mentre i tassi di interesse continueranno a salire. Si inizieranno così a percepire gli effetti della prolungata diatriba tariffaria con il Dragone.

L’Eurozona

Qui, la crescita dovrebbe diminuire ancora nel primo semestre 2019. Il motivo risiede negli effetti della guerra dei dazi fra Usa e Cina. I numeri? 1,6%, contro l’1,9% del 2018. In caso di Brexit “liscia”, la Gran Bretagna dovrebbe crescere al 1,4% (dato in miglioramento).

Il Giappone

Il Sol Levante crescerà all’1% nel 2019, situazione “poco mossa rispetto al 2018”. Ad inizio anno i dati dovrebbero essere robusti, grazie alla spesa per la ricostruzione dopo i danni di terremoti, inondazioni e tifoni del 2018. L’Iva però dovrebbe salire al 10% dall’8%, con un effetto negativo sull’attività economica.

Emergenti: luci e ombre

Alla categoria appartiene anche l’altra grande contendente della battaglia in corso nell’economia mondiale: la Cina. Le maggiori economie asiatiche dal canto loro sono sotto stress per la guerra tariffaria e la contrazione della domanda nel settore tech. Il Pil cinese rallenterà al 6,2% nel 2019, dal 6,6% del 2018. L’America Latina invece potrebbe giovarsi delle tensioni in corso, in quanto l’economia del Brasile dovrebbe rafforzarsi ora che le elezioni sono passate.

Prezzi in salita dappertutto?

Per il 2019 si preved un’inflazione al 2,9% a causa dell’indebolimento delle valute locali, che faranno lievitare i prezzi delle importazioni in quei Paesi.

Nelle economie avanzate invece, le previsioni sono più caute, da questo punto di vista. In Giappone, vi sarà il taglio del 20% delle tariffe per i cellulari. In Gran Bretagna poi, l’inflazione attesa rallenterà all’1,8% per i prezzi più bassi del petrolio, così come per le attese che la sterlina si rafforzi contro la maggior parte delle valute in caso di Brexit ben scandita e organizzata. Fanno eccezione gli Usa. Qui, Schroders ritiene che l’inflazione resterà al 2,7%. Le ragioni sono: dazi e fase avanzata del ciclo.

Tassi e dollaro

Schroders prevede che la Federal Reserve alzerà i tassi altre tre volte. In tal modo, i Fed Fund toccheranno il picco al 3% a giugno. Ma a quel punto la Fed la smetterà, a causa del rallentamento della crescita. Wade prevede quindi un taglio dei tassi nel 2020, con l’economia che rallenterà ancora. La conseguenza principale di questo scenario sarà l’indebolimento del dollaro, il quale potrebbe dar così sollievo alle economie emergenti, scosse quest’anno dalla robustezza della divisa statunitense (per es., indebolimento dei prezzi delle commodity).

Per quanto riguarda l’Europa invece, lo scenario è meno favorevole. L’euro più forte inasprirà le condizioni finanziarie, in un contesto di crescita globale più debole. Con questo orizzonte, sarà davvero difficile che la Bce inizi ad aumentare i tassi. “La regione potrebbe rimanere bloccata in un contesto di tassi bassi, con poche munizioni in termini di politica monetaria per combattere la prossima correzione”, è la conclusione di Keith Wade.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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