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Spread oggi oltre 200 bp. Per Goldman possibili rischi sistemici

Spread oggi oltre 200 bp. Per Goldman possibili rischi sistemici

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

25 Maggio 2018
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  • Il rendimento del Btp decennale italiano ha toccato i massimi da ottobre 2014, oltre il 2,45%

  • Se il rischio italiano dovesse diventare un evento sistemico, avrebbe effetti sul cambio euro/franco svizzero e, in secondo luogo, sull’euro/dollaro

Secondo la banca Usa, “se mantenuti nel tempo, spread superiori a 200 punti base segnano una nuova fase di tumulto”. Il Paese più vulnerabile in questo scenario, in base ai modelli storici, sarebbe il Portogallo

“Lo spread sovrano italiano rimarrà sopra i livelli che sarebbero ottimali al momento (120-140 punti base), ma non raggiungerà livelli tali da creare problemi sistemici per l’intera eurozona”. Questo quello che aveva appena scritto Goldman Sachs all’interno del “Global markets daily“, in cui affrontava anche il tema della questione italiana, visto che i mercati finanziari si stanno dimostrando molto sensibili a quanto sta avvenendo nella politica del nostro Paese.

Oggi, però, le incertezze sulla situazione politica hanno spinto lo spread oltre quota 200 bp, con un rendimento del Btp decennale italiano che ha toccato i massimi da ottobre 2014, oltre il 2,45%.

Cresce quindi la pressione e l’attenzione degli analisti e degli investitori che sono in attesa della lista dei ministri del presidente del Consiglio incaricato, Giuseppe Conte, con particolare attenzione al Ministero dell’Economia.

“Se mantenuti nel tempo, spread superiori a 200 punti base segnano una nuova fase di tumulto”, ha dichiarato Goldman Sachs nel suo report. Con un differenziale oltre i 200 punti base aumenterebbero poi anche i rischi sistemici. “Se i Btp a 10 anni si spingessero oltre i 200 punti base, gli effetti di ricaduta su altri titoli sovrani dell’Eurozona sarebbero molto più intensi”, hanno puntualizzato, aggiungendo che “il Paese più vulnerabile in questo scenario, in base ai modelli storici, sarebbe il Portogallo”. In termini valutari poi, se il rischio italiano rimanesse confinato al Paese, l’impatto sui cambi sarebbe limitato. Se però dovesse diventare un evento sistemico, avrebbe effetti sul cambio euro/franco svizzero e, in secondo luogo, sull’euro/dollaro.

In ogni caso, secondo Goldman Sachs, gli investitori non sembrano eccessivamente preoccupati dalla prospettiva di un allentamento del rigore fiscale, mentre sembrano essere invece più sensibili alle notizie sulla partecipazione dell’Italia all’area dell’euro. “A nostro parere – spiegano gli esperti – i piani fiscali contenuti nel “contratto” non sono finanziabili e quindi dovranno essere alleggeriti e messi in debita sequenza. Inoltre, se perseguiti in modo unilaterale, porterebbero a uno scontro fra il nuovo governo e i partner europei dell’Italia, dato l’attuale impegno a seguire le regole europee e a ridurre progressivamente il debito pubblico”. Detto questo, secondo Goldman Sachs, sembra esserci una disponibilità da parte delle forze del mercato a concedere, allo stato attuale, il beneficio del dubbio alle nuove autorità.

Per ora comunque, l’Italia sembra avere ancora ‘spazio fiscale’ disponibile. “Il Paese – si legge nel report – genera da tempo un surplus primario stabile, l’inflazione e i tassi reali sono bassi e la Banca centrale continuerà a comprare i bond governativi attraverso il reinvestimento del portafoglio costituito con il quantitative easing (Qe) nel corso dei prossimi anni”. Infine, c’è un altro aspetto su cui Goldman Sachs invita a soffermarsi. “Il metro di paragone con cui giudicare l’espansione fiscale italiana sarà la misura in cui il Paese riuscirà a rianimare la crescita strutturale e ad alzare gli standard di vita”, concludono gli esperti della banca americana.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor
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