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Spread a -100 punti base da aprile, quali effetti per le imprese?

Spread a -100 punti base da aprile, quali effetti per le imprese?

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

23 Giugno 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Se si considera il Bloomberg Barclays euro aggregate bond index, lo spread sul mercato dei corporate bond si è contratto passando da circa 240 di marzo a 146 punti base

  • “Le aziende riescono a finanziarsi meglio, in modo particolare quelle che hanno accesso ai mercati”, spiega Cesarano

  • Attesa una riduzione dello spread nel mese di luglio verso i 130-150 punti base, una riapertura verso i 180-200 punti base ad agosto e una nuova marcata contrazione a fine anno

Negli ultimi due mesi lo spread btp/bund ha perso circa 100 punti base. Sulla stessa linea d’onda anche il differenziale tra emissioni corporate ed emissioni governative. Quali effetti per le imprese e cosa aspettarci dai prossimi mesi? Secondo Antonio Cesarano di Intermonte Sim, bisognerà attendere l’autunno per toccare i livelli pre-covid

Continua la discesa dello spread btp/bund che, negli ultimi due mesi, ha perso circa 100 punti base. Eppure, secondo i dati raccolti dal Centro studi Confindustria, l’andamento particolarmente volatile dell’ultimo periodo suggerirebbe che “il trend discendente potrebbe non essere considerato acquisito”. Intanto, se si analizza il Bloomberg Barclays euro aggregate bond index, anche il differenziale tra emissioni corporate ed emissioni governative si è contratto, passando da circa 240 a 146 punti base. Quali sono i fattori che hanno inciso sull’allentamento delle tensioni e cosa significa per le imprese italiane?

“Il Pandemic emergency purchase programme varato da Christine Lagarde lo scorso 18 marzo da 750 miliardi di euro e poi amplificato a 1.350 miliardi il quattro giugno, ha consentito una riduzione dello spread, non solo dei titoli di Stato ma anche dei titoli corporate”, spiega Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte Sim. “Questo significa che le aziende riescono a finanziarsi meglio, in particolare quelle che hanno accesso ai mercati – precisa – Quelle che restano fuori, devono ricorrere alle banche e al meccanismo di garanzie dispiegato sul campo, che però è un po’ più lento”.

Secondo un’analisi di Bloomberg, spiega Cesarano, in Italia su 500 miliardi di garanzie potenziali sono stati utilizzati infatti solo 37 miliardi di euro. Nel caso della Germania, invece, su 1.200 miliardi di euro si parla di 30 miliardi utilizzati. “Sono percentuali molto basse, mediamente inferiori al 15%, un po’ per la macchinosità dell’utilizzo delle garanzie un po’ perché è ancora in corso l’attuazione di questi piani”.

Cosa aspettarci dunque entro la fine dell’anno? “È verosimile che le banche utilizzeranno una parte dei Tltro (le operazioni di rifinanziamento a lungo termine, ndr) per acquistare titoli di Stato”, spiega Cesarano, portando lo spread verso i 150 punti base. “A luglio potrebbe esserci l’effetto onda lunga del restringimento e lo spread potrebbe arrivare fino ai 130 punti base, grazie anche agli acquisti Bce. Se poi venisse approvato il recovery plan in occasione del Consiglio europeo del 17 del mese, il mercato potrebbe collegarlo a più emissioni della Commissione europea e, quindi, a minor valore del bund come unico asset sicuro, che aiuterebbero la riduzione dello spread”, spiega lo strategist.

Considerando anche la stagionalità dello spread, che tenderebbe mediamente ad allargarsi a maggio, agosto e dicembre, nel mese di agosto potrebbe “tornare verso i 180-200 punti base”. Infine, se la Bce riuscirà ad amplificare il recovery plan e a estendere il novero degli acquistabili ai titoli “junk”, a settembre ci potrebbe essere un’altra ondata di riduzione dello spread, grazie anche ai fondi derivanti dalla prossima operazione di Tlrto di settembre. “In definitiva, credo che potremo tornare ai livelli pre-covid, intorno ai 130 punti base di febbraio, entro il prossimo autunno”, conclude Cesarano.

Rita Annunziata
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