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Spinte di inflazione sulla scalpitante economia degli Stati Uniti

Spinte di inflazione sulla scalpitante economia degli Stati Uniti

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

30 Aprile 2018
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  • Il “finale di partita” dello scorso anno, caratterizzato da un certo fermento per un’espansione economica globale solida e sincrona, si è tramutato in un “post inizio” 2018 più riflessivo e meditabondo.

  • Bisogna ammettere che le prospettive macroeconomiche generali sono ora meno rosee rispetto a qualche mese fa, essendovi annidati i germogli di nuova volatilità.

  • L’economista Joachim Fels ne indaga le cause.

L’economista di PIMCO Joachim Fels redige una panoramica macroeconomica sul probabile futuro prossimo della scalpitante economia Usa. Fra spinte inflazionistiche e politiche nazionalistiche.

Il “finale di partita” dello scorso anno, caratterizzato da un certo fermento per un’espansione economica globale solida e sincrona, si è tramutato in un “post inizio” 2018 più riflessivo e meditabondo. Il raffreddamento degli entusiasmi, almeno in certi comparti, è dovuto al calo degli indicatori globali delle attività durante i primi mesi di quest’anno e alla conseguente revisione delle aspettative di crescita ad opera degli esperti. Secondo Joachim Fels, consulente economico globale di PIMCO, così come è stato sbagliato trarre conclusioni entusiastiche su una crescita in acceleramento alla fine dello scorso anno, non sarebbe giusto interpretare la recente fragilità come prodromo di un sostanzioso rallentamento nella crescita o addirittura di una netta recessione. Sicuramente, le reazioni di aziende e consumatori agli shock di inizio febbraio hanno contribuito a calmierare un po’ domanda e produzione.

Nonostante le esagerazioni di alcuni osservatori, bisogna ammettere che le prospettive macroeconomiche generali sono ora meno rosee rispetto a qualche mese fa, essendovi annidati i germogli di nuova volatilità. Uno di questi germogli di volatilità è dato senza dubbio dai rischi di inflazione negli Usa. Essi sono aumentati per diverse ragioni:

  • Innanzitutto, secondo l’esperto di PIMCO, per il dollaro debole. Non bisogna poi trascurare il fatto che i prezzi dell’energia siano aumentati a livello mondiale e che questo aumento sia ora più accelerato. Il combinato di queste cause sta iniziando a produrre i suoi effetti al rialzo sui prezzi dei beni di consumo Usa.
  • In seconda battuta, non bisogna dimenticare il rischio di escalation commerciale fra l’Aquila e il Dragone. L’aumento dei prezzi al consumo dei beni di base potrebbe com’è naturale subire un’impennata nel caso in cui il conflitto tariffario fra Usa e Cina dovesse concretizzarsi in dazi più elevati alle importazioni e alle esportazioni. Anche per Fels come per altri, questa resta una possibilità remota, ma bisogna comunque includerla nel quadro di previsione macroeconomica.
  • Infine, sempre secondo Fels, un’ulteriore pressione al rialzo dei prezzi e dei salari è dovuta allo stimolo fiscale della politica economica di Donald Trump. Esso verrà probabilmente percepito appieno dall’economia reale statunitense nel secondo trimestre 2018. Il tutto in un contesto di crescita economica la quale, essendo al di sopra del suo potenziale, è già inflazionistica di per sé. Inoltre, le aspettative della Fed sul tasso di disoccupazione interno si attestano al di sotto del 4% per il 2018. Per ritrovare livelli simili, bisogna tornare addirittura alla metà degli anni ’60. E sappiamo che quelli che all’epoca seguirono furono anni di accelerazione dell’inflazione…

La questione è sapere come la Fed reagirà a questo aumento del livello generale dei prezzi al consumo. E’ probabile che la banca centrale americana non reagirà aggressivamente a questo scenario. Ad ogni modo, la Fed si aspetta di alzare i tassi un po’ sopra il loro livello “neutrale” nei prossimi due anni. La sensazione però è che gli investitori non credano a questi rialzi prospettati. Lo si vedrà nei prossimi mesi. Joachim Fels conclude la sua view osservando che stiamo attualmente assistendo “all’inizio della fine” di un’insolitamente lunga fase espansiva del ciclo economico. Anche questo, saranno i prossimi mesi a dircelo.

Teresa Scarale
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