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S&P, hard Brexit: un pericolo per Irlanda, Olanda e Belgio

31 Ottobre 2018 · Giorgia Pacione Di Bello · 2 min

  • Istituti finanziari, contrazione del Pil, maggiore disoccupazione e minori entrate fiscali sono solo alcune delle conseguenze legate a una hard Brexit

  • S&P sottolinea però come molti soggetti finanziari si sono preparati già da tempo alla revoca del passaporto Ue. Hanno dunque pronto il piano B

La società di rating S&P ha pubblicato il report: “Countdown to Brexit: no deal moving into sight” dove analizza lo scenario economico in caso di hard Brexit

Banche inglesi più vulnerabili, contrazione del Pil dell’1,2% nel 2019 e dell’1,5% nel 2020, livelli di disoccupazione in aumento, prezzi delle case in discesa del 10% in due anni e redditi delle famiglie in calo. Questo il quadro dipinto dal report: “Countdown to Brexit: no deal moving into sight” pubblicato da S&P Global Rating. Lo studio analizza lo scenario economico che potrebbe svilupparsi nel caso in cui il Regno Unito e l’Unione Europea non riescano a raggiungere un accordo.

La società di rating ci tiene però a precisare che nel loro “scenario ideale” il Regno Unito e l’Unione europea raggiungono un accordo sulla Brexit. In questo modo sarà possibile dar vita al periodo di transazione, che durerà fino al 2020, e porterà all’accordo sul libero scambio tra le due parti. Paul Watters, analista di S&P Global Rating, sottolinea però come il rischio di hard Brexit stia diventando un’opzione da prendere, sempre più seriamente, in considerazione. Ed è per questo che S&P ha analizzato il possibile scenario futuro.

Stando ai calcoli fatti dalla società emerge dunque come nello scenario hard Brexit il Pil subirà un calo che durerà circa cinque trimestri. Si passerà da una contrazione dell’1,2% nel 2019 all’1,5% nel 2020. Successivamente S&P prevede una lenta ripresa economica. Questo porta con sé una riduzione nella produzione economica. Nel 2021 questa sarà inferiore del 5,5%, rispetto allo scenario positivo dove il Regno Unito e l’Ue raggiungono un accordo. Ma le criticità non finiscono qua. Anche l’amministrazione pubblica avrà dei problemi. Se infatti non ci dovesse essere un accordo tra Uk e Ue i costi doganali e gli altri controlli, legate alle merci, aumenteranno. E questo porterebbe dunque a maggiori costi da sostenere da parte del Regno Unito. Crescerà anche la disoccupazione che passerà dal 4 al 7%. Inoltre, le entrate fiscali diminuiranno a causa della congiuntura economica negativa. Più disoccupazione, minor redditività delle imprese, contrazione dei consumi e crisi del comparto finanziario porteranno l’economia inglese ad avere minori entrate. Basti, infatti pensare che il solo settore finanziario contribuisce a circa il 10% delle entrate. Questa fa dunque capire la portata del problema fiscale che il Regno Unito potrà avere.

Infine, ma non di minor importanza: le banche. S&P sottolinea infatti come gli istituti di credito inglesi saranno sicuramente i più deboli in caso di hard Brexit. Ma anche altre economie come quella irlandese, olandese e belga subiranno ripercussioni da un non accordo. Questo perché i tre Paesi in questione hanno sviluppato da sempre legami economici forte con il Regno Unito. E dunque una crisi dell’economia inglese avrà sicuramente ripercussioni anche su di loro. L’agenzia di rating sottolinea però anche come i principali attori del sistema finanziario inglese si sono preparati già da tempo alla revoca del passaporto Ue. Hanno dunque iniziato a sviluppare già di diverso tempo diversi piani B per sopravvivere all’hard Brexit. La maggior parte degli intermediari finanziari sta infatti cercando di stabilirsi in Ue con nuove sedi o fusioni estere.

Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello
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