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Sos liquidità: la corsa degli italiani al credito su pegno

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

03 Luglio 2020
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  • Secondo una ricerca Affide – BVA Doxa, un italiano su quattro è “pronto a rivolgersi al credito su stima” per ovviare alla carenza di liquidità causata dalla pandemia

  • Il credito su stima permette di ricevere un finanziamento in tempi rapidi offrendo come unica garanzia un prezioso o un gioiello

  • In Italia, tra le 270.000 e le 300.000 persone ogni anno utilizzano questa formula di finanziamento

Un italiano su quattro è pronto a rivolgersi al credito su stima per avere liquidità immediata. È quanto emerge da un nuovo rapporto Affide sugli effetti della crisi scatenata dalla pandemia

Due italiani su tre hanno avuto impatti negativi sulla situazione finanziaria della propria famiglia a causa dell’emergenza Covid-19, di questi il 16% si è visto costretto a chiudere la propria attività o è rimasto senza lavoro. Lo rivela un recente studio BVA Doxa – Affide condotto su un campione di oltre mille italiani. Il rapporto fotografa una situazione tutt’altro che rosea. Da fine febbraio ad oggi, il 25% del campione totale ha perso una cifra inferiore ai mille euro, un altro 25% fra i mille e i 5mila euro, mentre per l’11% si parla di perdite superiori a 5mila euro. Ad essere più colpiti dalla crisi sono state le famiglie con figli (79%), gli autonomi (79%) e i disoccupati (75%), e i giovani nella fascia 18-24 (79%). L’esigenza di liquidità immediata ha spinto molti italiani a chiedere un prestito, facendo decollare le richieste del credito su stima (anche conosciuto come “credito su pegno”), come registrato da Affide, tra le aziende leader nel mercato europeo ed italiano ad offrire questa formula di finanziamento.

La corsa al credito su stima per avere liquidità immediata

Stando alla ricerca, il 15% del campione ha richiesto un prestito, e, in particolare, nonostante solo il 34% degli intervistati abbia dichiarato di conoscere questa modalità di finanziamento, ben un italiano su quattro si è detto “pronto a rivolgersi al credito su stima”. Un dato confermato dalla stessa Affide, che ha registrato un incremento del 18% delle operazioni, rispetto al periodo pre-lockdown. Ma quali sono le ragioni per cui i clienti hanno deciso di rivolgersi al credito su stima in questo periodo? Stando allo studio, il 15% lo fa per coprire spese inattese o impreviste, l’8% per far fronte alla perdita del lavoro o a una riduzione dello stipendio, il 5% per pagare l’affitto o il mutuo di casa  e un altro 5% per affrontare piccole spese fisse come il pagamento di bollette o la spesa. Infine il 4% utilizza il credito su stima per sostenere la propria attività commerciale (4%).

Come funziona il credito su stima

Il credito su stima, secondo quanto dichiatato da Affide, permette di ricevere un finanziamento offrendo come unica garanzia un prezioso o un gioiello, che resta di proprietà di chi lo impegna e viene custodito in sicurezza dalla società. Il meccanismo di funzionamento del credito su stima è semplice e immediato e presenta diverse peculiarità, spiega a We Wealth Rainer Steger, condirettore generale di Affide.

In primis, il credito viene erogato senza valutare il merito creditizio e quindi capacità reddituale e finanziaria del cliente, ma tenendo in considerazione solo l’oggetto che questo offre come garanzia, senza dover presentare ulteriori garanzie, come buste paga o dichiarazioni di reddito. Inoltre, il processo è rapido e richiede all’incirca 20 minuti. L’oggetto viene valutato e poi custodito dalla società (il cliente paga una commissione trimestrale di custodia dell’1%) per un periodo di tempo che va in media dai 3 ai 6 mesi (per un massimo di 12 mesi) ma “chi lo impegna ne resta proprietario”, sottolinea Steger passando in rassegna le tre diverse possibilità che il cliente ha di fronte al termine del periodo concordato.

Nel primo caso, alla scadenza, il cliente può decidere di riprendersi l’oggetto ripagando il capitale e gli interessi. “Attualmente gli interessi annualizzati sono del 10%, quindi 5% per un periodo di 6 mesi” precisa Steger. Nel secondo caso il cliente può decidere di rinnovare il suo contratto, prolungando il finanziamento e pagando solo gli interessi. Infine, qualora il cliente decidesse di non riscattare il suo bene, dopo qualche mese l’oggetto verrà venduto all’asta, sempre per conto del cliente. “Supponiamo che l’oggetto sia stato valutato 100 ma venga venduto a 200. Poiché il cliente ne è ancora il proprietario, il sopravanzo nel prezzo di vendita decurtato degli interessi gli verrà restituito. Ma nel caso contrario, non busseremo alla porta del cliente” conclude Steger, sottolineando che “il cliente non diventa debitore”.

Il mercato italiano

Guardando al mercato del credito su pegno, in Italia, tra le 270.000 e le 300.000 persone ogni anno si affidano questo servizio. Stando ai dati forniti da Assopegno, nel 2019 il giro d’affari complessivo è stato di circa 800 milioni di euro di affidamenti. I dati Affide registrano un taglio medio del prestito di circa 1.000 euro. Inoltre, stando a quanto riportato dalla società. nel 95% dei casi il proprietario del bene sceglie di riscattarlo o di prolungare il finanziamento al termine del periodo concordato. Solo nel 5% dei casi il bene non viene riscattato finisce all’asta.

Virginia Bizzarri
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