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I sopravvissuti dell’S&P 500

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Redazione We Wealth
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19 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • “E’ vero che il comparto dei consumi personali è estremamente penalizzato in questo contesto, ma d’altra parte sono aumentate le vendite online dei generi alimentari. Inoltre, i suoi servizi web sono in costante ascesa, tanto che le revenue di questo comparto hanno superato quelle delle vendite online”

  • “I mercati al momento aspettano solo buone notizie per poter ripartire”

Secondo un report Goldman Sachs relativo all’andamento dell’indice S&P 500 dal picco della crisi coronavirus ad oggi, diversi titoli hanno resistito al massiccio sell off delle ultime settimane. L’analisi di Stefano Gianti, analista Swissquote

Energia e consumi, consumi ed energia. Tra i titoli peggiori dell’S&P 500 nell’ultimo mese non c’è molta scelta: soprattutto viaggi e petrolio. Una varietà maggiore la offre l’elenco dei titoli che hanno invece registrato le migliori performance. I fortunati 10, secondo una ricerca Goldman Sachs, sono Regeneron Pharmaceuticals (health care), Cabot Oil& Gas (energia), Clorox Co. e Kroger Co. (consumi), Gilead Sciences (health care), Campbell Soup e General Mills Inc. (ancora consumi), Digital Realty Trust (real estate), J.M. Smucker e Kellogg Co (ancora consumi).

In alcuni casi è facile capire cosa succede, in altri meno. We Wealth ha chiesto a Stefano Gianti, analista Swissquote, di provare a fare chiarezza.

 

Health care, real estate, beni di consumo: sono questi i settori su cui puntare finché dura l’emergenza?

“Sì, aggiungerei anche il settore dell’Information Technology, che in questa fase sono da sovrappesare nel proprio portafoglio. In particolare, titoli come Facebook e Alphabet che dopo questo crollo delle quotazioni superiore al 30% sono tornati ai livelli di minimo del 2019, presentano ora un rapporto P/E molto più attraente rispetto a quello di un mese fa (rispettivamente 18 e 23). In questo periodo di alta volatilità non sono mancati movimenti eclatanti, come quello visto su Zoom Technologies (sistema di comunicazione simile a Skype), salita con punte fino al  +1.400% da inizio anno, vista la maggiore diffusione dei servizi che permettono di condividere il proprio monitor ed organizzare videoconferenze.  L’estrema volatilità del titolo in portafoglio non permette ai risparmiatori più difensivi di tenerlo in portafoglio, ma soltanto per chi è incline al rischio. Anche Amazon risulta essere estremamente attraente dopo un calo del 25%: da una parte è vero che il comparto dei consumi personali è estremamente penalizzato in questo contesto, ma d’altra parte sono aumentate le vendite online dei generi alimentari. Inoltre, i suoi servizi web sono in costante ascesa, tanto che le revenue di questo comparto hanno superato quelle delle vendite online”.

L’energia invece appare tra le azioni che hanno performato meglio ma anche peggio: qual è la sua lettura?

“La guerra di prezzo in atto tra Arabia Saudita e Russia, il suo aumento di produzione che creerà un eccesso di scorte, il crollo della produzione industriale in Cina e il futuro crollo della produzione industriale in Europa non creano le condizioni per investire nel settore energetico nel breve periodo. Si dovrà attendere a quando avremo notizie più certe sulla durata della diffusione del virus e le attività imprenditoriali ripartiranno. Per ora le troppe incertezze portano ad un rischio eccessivo in questo settore”.

Stefano Gianti - analista Swissquote

Si aspetta che questo trend perduri o è solo una reazione temporanea all’epidemia Covid 19?

“I mercati al momento aspettano solo buone notizie per poter ripartire. Non dimentichiamoci che da quando iniziarono le politiche espansive della Federal Reserve nel marzo del 2009, gli indici iniziarono a salire con una velocità mai vista. Ora attenzione però che la situazione è completamente diversa: all’epoca le politiche accomodanti delle banche centrali erano una novità, ora sono la normalità e abbiamo visto come hanno agito con prontezza e quasi in maniera coordinata. Il grande dubbio rimane che le politiche fiscali, soprattutto quelle negli Usa, potrebbero fare decollare ulteriormente il debito pubblico, provocando un forte rialzo dei rendimenti dell’obbligazionario e di conseguenza minori incentivi per gli investitori di correre all’investimento azionario”.

 

Redazione We Wealth
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