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Scontro commerciale Cina e Usa: quali i punti caldi

Scontro commerciale Cina e Usa: quali i punti caldi

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

05 Maggio 2018
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  • Secondo Nomura, le probabilità di una escalation sono le stesse di un allentamento della tensione.

  • Le cause concrete che porterebbero a un inasprimento dello scontro sono diverse.

  • Lo studio simula anche quali comportamenti la singola potenza adotterebbe in caso di scontro.

Nell’attuale scontro commerciale fra le due potenze, il terreno comune per un accordo “win-win” esiste. Ma sarebbe ingenuo tralasciare i – molti – focolai del conflitto.

Nell’attuale scontro commerciale fra le due potenze, il terreno comune per un
accordo “win-win” esiste. Ma sarebbe ingenuo tralasciare i – molti – focolai degli interessi contrastanti.

Il punto più scottante è sicuramente quello delle barriere non tariffarie, ovvero del furto della proprietà intellettuale. La Cina ha annunciato quest’anno di volerne riordinare la legislazione. Sono poi state promesse sanzioni severe nei confronti di chi viola la legge. E’ una questione che si trascina da molti anni, e per gli esperti Usa non c’è nulla di concreto nelle parole cinesi. Anzi, il furto stimato dei diritti di proprietà intellettuale si aggira fra i 225 e i 600 miliardi di dollari all’anno. Dal canto loro i cinesi affermano di aver iniziato a  pagare.

Dalla questione delle barriere non tariffarie discende direttamente quella della tecnologia e della bilancia commerciale. I dazi cinesi alle importazioni Usa sono elevati, almeno per i beni a scarso valore aggiunto. Per i beni ad elevato contenuto tecnologico invece, la questione è all’opposto. In questo caso sono gli Usa ad imporre quote alle loro stesse esportazioni, in virtù del superiore interesse della sicurezza nazionale. Consentire al commercio di beni ad alto valore aggiunto tecnologico di fluire liberamente verso l’esterno ridurrebbe il deficit commerciale americano nei confronti della Cina, ma a scapito della sicurezza nazionale.

Del resto il Dragone, in virtù del progetto Made in China 2025 ha intenzione di posizionarsi entro quella data in cima alle eccellenze mondiali della tecnologia. Pare chiaro allora che la sua nuova politica di sviluppo impedirà uleriormente l’accesso al capitale straniero nei settori chiave della robotica e delle auto elettriche.

Infine, i sussidi alle imprese di Stato (Soe, State owned enterprise). Anche questo, è un problema che si trascina da anni. A dispetto delle regole del Wto, le imprese dell’export cinese sono ancora abbondantemente foraggiate dai contributi statali. Secondo l’Ocse in particolare, la quota di Soe nel mondo è pari al 6% del Pil, mentre in Cina si attesta intorno al 30 – 40%.

In caso di inasprimento dello scontro, la Cina potrà adottare varie strategie. in primis, l’inoltro di una formale protesta al Wto e il trascinamento a oltranza delle negoziazioni. In seconda battuta, potrebbero essere imposte limitazioni severe alle imprese americane in Cina. Senza dimenticare che potrebbero anche imporsi restrizioni al turismo cinese negli Usa. Si arriverebbe poi a imporre pesanti tariffe sul petrolio Usa e sugli elementi rari.

Le opzioni Usa sarebbero innanzitutto quelle di inasprire ulteriormente i dazi. Poi, cercherebbero allenaze contro la Cina con l’Europa e altri paesi dell’Asia. Controbatterebbero con analoghe limitazioni all’ingresso del capitale cinese in settori strategici dell’economia. Fino ad arrivare ad imporre limiti alla presenza di studenti cinesi nelle università americane.

 

 

 

 

Teresa Scarale
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